08.31.06

Segnalazioni di fine estate

Posted in Taccuino at by spiritofamerica

Questo blog è rimasto un po’ in ozio nelle ultime settimane, complici le vacanze estive. Ma dietro le quinte del mio sito web c’è stata attività frenetica. Qualche segnalazione:

1 - E’ nato Scopriamerica, una porta d’ingresso agli USA che consiglio a tutti di visitare (e annotare tra i ‘Preferiti’…)

2 - E’ uscita l’edizione in spagnolo della mia biografia del Papa. Si intitola De Joseph Ratzinger a Benedicto XVI (Ediciones Encuentro) e, rispetto alle edizioni italiana e inglese, ha anche un’ampia panoramica sul primo anno di papato, scritta da Josè Luis Restàn.

3 - L’America che non ti hanno mai detto ha avuto due presentazioni di alto profilo nel corso di agosto, al Caffé della Versiliana di Romano Battaglia (vedi foto qui sotto) e al Meeting di Rimini.

 

 

08.08.06

Rudy, l’evangelese e la corsa alla Casa Bianca 2008

Posted in Taccuino at by spiritofamerica

Rudy Giuliani alza le braccia al cielo e racconta con toni profetici come l’11 settembre 2001, in mezzo al caos, trovo’ la forza di reagire e riscopri’ se stesso. La platea di un’arena sportiva dell’Iowa, stipata fino all’ultimo posto, esplode in un applauso commosso. La corsa alla Casa Bianca nel 2008 e’ gia’ cominciata, in modo insolito: con un gruppo di possibili protagonisti impegnati a parlare una nuova lingua, l’evangelese.

La scena si ripete nel Midwest degli Usa, nel cuore degli stati-roccaforte del voto repubblicano. Giuliani alla ricerca di una trasformazione - da ruvido ex sindaco newyorchese a predicatore capace di catturare i cristiani ‘rinati’ d’America - e’ il segnale di un cammino intrapreso da molti candidati presidente ancora in pectore. Dal ’sindaco d’America’ alla senatrice Hillary Clinton, i possibili protagonisti della corsa alla successione di George W.Bush sono impegnati a riposizionarsi, per intercettare la massa di elettori che decidono sulla base di ‘valori e carattere’. Il segreto, secondo gli esperti, e’ riuscire a imparare a dialogare con le folle usando una terminologia che attinge al lessico evangelico ed e’ ricca di toni ispirati, ribattezzata evangelese.

Il 2008 e’ lontano, gli Stati Uniti sono ancora impegnati nel cammino d’avvicinamento alle elezioni di Midterm del prossimo novembre, quando verranno rinnovati la Camera e un terzo del Senato. Quello odierno, per esempio, e’ stato un martedi’ di primarie in cinque stati, con l’attenzione concentrata sul Connecticut per la lotta per la sopravvivenza (politica) dell’ex candidato presidenziale democratico Joe Lieberman. Ma la campagna per la presidenza in realta’ e’ gia’ in pieno movimento e dopo il voto di novembre arriveranno le prime candidature ufficiali.

Uno dei percorsi piu’ insoliti, nella marcia d’avvicinamento al voto del 2008, e’ quello seguito da Giuliani. L’ex sindaco repubblicano e’ un italoamericano cattolico con due divorzi alle spalle e posizioni su una serie di temi piu’ vicine a un collega di partito anomalo come Arnold Schwarzenegger, che non a Bush. Il suo essere a favore dell’aborto o dei matrimoni gay, per esempio, viene ritenuto un ostacolo insormontabile per una campagna nazionale. Il suo carattere brusco, forgiato nelle strade di New York, e’ considerato non in sintonia con le abitudini e i ritmi del Midwest.

Eppure Giuliani, per lo stupore di molti osservatori, si sta ridisegnando. Lo strumento che ha scelto sono una serie di seminari ‘motivazionali’ che lo stanno portando in molteplici localita’ dell’America profonda. Una recente tappa in Iowa, analizzata nei dettagli dalla rivista The Atlantic Monthly, e’ un esempio significativo.

A Des Moines, la capitale dello stato dove nel 2008 avverra’ il primo voto del 2008 - come vuole la tradizione delle primarie -, Giuliani e’ riuscito a scatenare in cori da stadio ('’Ru-dy, Ru-dy!'’) le 18.000 persone riunite nella Wells Fargo Arena per una tappa del tour ‘Get Motivated’. Si tratta di una serie di conferenze che puntano a offrire ricette per la vita o il lavoro, non necessariamente indicazioni politiche. Sul palco di Des Moines, per esempio, Giuliani era affiancato dal miliardario Steve Forbes che parlava di Wall Street e dall’ex pugile George Foreman che raccontava la sua riscoperta della fede.

L’ex sindaco non ha mai nominato Dio, ne’ le elezioni presidenziali e ha parlato invece di leadership. Ma la modalita’ con cui parla alle platee da tutto esaurito in giro negli Usa, sono quelle che gli esperti ritengono ideali per puntare agli elettori che tengono ai valori. Se la base cristiana evangelica ‘dura’ rappresenta uno zoccolo del 13% dell’elettorato americano, secondo le stime, c’e’ una fetta assai piu’ vasta che oggi viene cataloga come ‘values voters’ e che e’ la vera preda a cui puntano i candidati. Lo sanno bene anche gli strateghi della Clinton, che hanno organizzato per lei raffiche di eventi mirati a un pubblico moderato e attento ai valori religiosi.

Si tratta di un elettorato che ama le storie di rinascita e di nuovo inizio in mezzo alle difficolta’, lo stesso mondo che negli anni scorsi ha accolto con simpatia i racconti di come Bush, a 40 anni, avesse rinunciato all’alcool e cambiato vita seguendo il predicatore Billy Graham.

Giuliani, raccontando il suo 11 settembre e improvvisandosi predicatore, secondo molti osservatori sta toccando le corde giuste - ottimismo, ispirazione, guidare con l’esempio - per superare l’handicap delle proprie idee politiche. ‘’Si vede che ha un dono speciale per connettersi con la platea'’, ha detto Peter Lowe, l’organizzatore della serie ‘Get Motivated’, che ha avuto come relatori personaggi del calibro di Bill Clinton, Mikhail Gorbaciov o Colin Powell, ma ritiene che Giuliani sia tra i migliori in assoluto.

Per il sondaggista repubblicano Frank Luntz, l’ex sindaco assomiglia sempre piu’ ‘’a un nuovo Reagan, ma piu’ concentrato sui risultati: e la gente e’ pronta a votare persone con cui non e’ d’accordo, se vede carattere. Sono alla disperata ricerca di qualcuno che sollevi i loro spiriti'’.

08.06.06

Un (salutare) pugno nello stomaco

Posted in Taccuino at by spiritofamerica

Forse sono un po’ fissato con l’11 settembre, ma a me sembra che a cinque anni dalla strage tiri una brutta aria per la memoria storica di quell’evento, soprattutto in Italia. C’è sempre più gente che dà credito alle stupidaggini di chi sostiene che l’11 settembre, in realtà, sia stata tutta una messinscena degli americani. E non si tratta solo di simpatici cospiratori come l’allegra compagnia che ruota intorno al sito Luogocomune.net (uno dei miei preferiti, lo confesso: mi mette sempre di buonumore leggere le loro teorie…). C’è chi ha pensato bene di sfruttare l’effetto-scetticismo anche in prima serata televisiva, come il bravo Enrico Mentana con il suo Matrix, preferendo sacrificare l’obiettività e la credibilità sull’altare dell’audience.

E allora voglio darvi un (salutare) pugno nello stomaco, per vedere di risvegliare un po’ la ragionevolezza assopita. Sul mio sito web sono visibili quattro foto tratte direttamente dal fascicolo dell’FBI sull’11 settembre 2001 e scattate tra le rovine fumanti del Pentagono non appena si sono spente le fiamme. Mostrano i cadaveri delle vittime del volo American 77, quel volo che secondo le tante teorie che si sentono in giro non sarebbe mai caduto sul Pentagono. Sono quei morti che, a dar retta a queste fandonie, non sono mai esistiti.

I poveri resti che si vedono in queste foto (!!!! ATTENZIONE: SI TRATTA DI IMMAGINI ESTREMAMENTE ‘FORTI’ E ADATTE A UN PUBBLICO ADULTO !!!!) sono stati tutti identificati grazie al Dna. Appartengono a passeggeri che un’ora e mezzo prima dello schianto erano decollati dal Dulles Airport di Washington, convinti di volare verso Los Angeles. Erano 6 membri dell’equipaggio e 58 passeggeri, tra i quali i cinque dirottatori e un gruppo di bambini che andava a partecipare a una vacanza-premio organizzata dal National Geographic.

Per chi è interessato ai loro nomi o a vedere dove erano seduti su quell’aereo ‘inesistente’, consiglio di scaricare dal web questo file con la ricostruzione multimediale dei vari voli presentata al processo contro il terrorista Zacarias Moussaoui. E’ un file molto grosso (27 MB), ma ne vale la pena…. 

L’orrore sul web, ecco gli atti dell’FBI sull’11 Settembre

Posted in Taccuino at by spiritofamerica

Foto di cadaveri carbonizzati, registrazioni audio di telefonate frenetiche e terrorizzate, ricostruzioni multimediali dell’orrore, minuto per minuto. A poche settimane dal quinto anniversario delle stragi che hanno cambiato l’America, sbarca sul web una mole enorme di documentazione ufficiale sull’attacco dell’11 settembre 2001: oltre 1.200 ‘fonti di prova’ provenienti dall’inchiesta condotta dall’Fbi sono ora a disposizione di tutti.
L’iniziativa e’ stata presa dalla Corte federale di Alexandria, in Virginia, che ha deciso di pubblicare quasi tutti gli atti depositati da accusa e difesa al processo dei mesi scorsi contro Zacarias Moussaoui, il francese di origini marocchine condannato all’ergastolo con l’accusa di essere stato un seguace di Al Qaida e un aspirante terrorista suicida. E’ la prima volta che una corte americana mette a disposizione una valanga di materiale del genere nell’ambito di un caso criminale. ‘’Vista l’attenzione dei media e dell’opinione pubblica su questo caso - ha detto Edward Adams, un portavoce della Corte -, mettere tutte le fonti di prova su Internet era la modalita’ piu’ semplice per garantire l’accesso a tutti'’.
L’avvicinarsi del quinto anniversario sta riportando al centro dell’attenzione negli Usa le vicende umane dell’attacco a New York e Washington. Se sul web e’ ora possibile vedere foto senza filtri di brandelli umani a Ground Zero o corpi mutilati recuperati tra le rovine del Pentagono, nei cinema da mercoledi’ prossimo sbarchera’ l’atteso ‘World Trade Center’ di Oliver Stone, che sta dividendo la critica in attesa del giudizio del pubblico.
Gli atti del processo Moussaoui terranno impegnati a lungo i tanti amanti delle teorie cospirative sull’11 settembre, ai quali le autorita’ federali americane hanno assegnato ora i ‘compiti per le vacanze’. Il sito della corte federale permette infatti di esaminare centinaia di ricevute, documenti ufficiali, lettere manoscritte ed email che ricostruiscono passo per passo i preparativi dei 19 seguaci di Al Qaida che dirottarono i quattro aerei caduti sulle Torri Gemelle, sul Pentagono e in un campo in Pennsylvania.
Si possono seguire i progressi compiuti dai terroristi nelle scuole di volo che frequentavano negli Usa, o esaminare i bonifici bancari con i quali venivano finanziati dall’estero. Spuntano cosi’, per esempio, le operazioni con le quali lo yemenita Ramzi Binalshibh (ora detenuto in una cella della Cia) finanziava con migliaia di dollari da Amburgo Marwan Al Shehhi, che piloto’ il secondo aereo finito contro le Twin Towers. Anche da Dubai, attraverso bonifici della Western Union, arrivavano con scadenze regolari soldi ai vari protagonisti del progetto.
Se la documentazione relativa ai preparativi dell’attacco e’ enorme e asettica - acquisto di biglietti aerei, documenti d’imbarco, acquisto di mappe e strumenti Gps ecc. -, sono gli atti della seconda parte del processo quelli a piu’ alta carica emotiva. Le autorita’ americane hanno messo a disposizione i file delle ricostruzioni multimediali utilizzate dai procuratori durante il processo. E’ possibile cosi’ ‘entrare’ negli aerei, vedere dove si trovavano a sedere i passeggeri e i dirottatori, ascoltare le telefonate degli assistenti di volo o le comunicazioni tra Mohammed Atta - il leader dell’attacco - e la torre di controllo, prima dello schianto. Filmati di polizia e vigili del fuoco mostrano il World Trade Center e il Pentagono dopo gli schianti degli aerei. Foto di brandelli di cadavere raccontano il tragico epilogo dei salti nel vuoto compiuti da molte vittime dalla vetta delle Torri Gemelle. I cadaveri carbonizzati trovati tra i rottami del volo American 77, caduti sul Pentagono, sono destinati a dare vita dura alle teorie di chi, cinque anni dopo, ancora dubita che davvero un Boeing 757 con 53 passeggeri, 6 membri dell’ equipaggio e cinque dirottatori abbia centrato il cuore della Difesa americana. Ciascuno dei cadaveri che non si sono disintegrati e’ stato identificato grazie al Dna ed e’ risultato essere effettivamente cio’ che restava dei passeggeri partiti alle 8:20 di quel mattino (un’ora e 17 minuti prima dello schianto) dall’aeroporto Dulles di Washington, diretti a Los Angeles.
Dalla realta’ alla fiction, dal web al maxischermo, il tuffo nella memoria dell’11 settembre si appresta a essere rafforzato dal film di Stone. Il regista celebre per i suoi film provocatori, liberal e talvolta cospirativi (’JFK’), stavolta ha scelto di dar spazio alle emozioni e al patriottismo, raccontando le vicende di due poliziotti (uno dei quali interpretato da Nicolas Cage) rimasti intrappolati sotto le macerie delle Torri. La critica appare piu’ divisa di quanto non sia stata, mesi fa, nel giudicare ‘United 93′, il primo film interamente dedicato agli eventi di quel giorno. Dopo l’ anteprima a New York, con i sopravvissuti dell’11 settembre, il Daily News ha avuto parole entusiaste e commosse, assegnando tre stelle e mezzo (su un massimo di quattro) a ‘WTC’. Cindy Adams, la pettegola del New York Post, e’ invece stata dura con Stone, accusandolo di aver fatto ‘’una schifezza'’, un film ‘’troppo lento e troppo prematuro'’.