07.09.06
I segreti delle prigioni segrete della CIA
I carcerieri non sono certo ragazzi senza esperienza, come molti di quelli che trasformarono in un inferno le celle di Abu Ghraib. L’eta’ media e’ 43 anni e prima di sedersi di fronte a un terrorista di Al Qaida devono superare un addestramento speciale di 250 ore. Dal 2002, quando la Cia li ha spediti nel mondo per gestire la propria nuova rete di prigioni, di fronte a loro sono sfilati circa 100 detenuti che gli Usa ritengono ”il peggio del peggio”.
All’indomani dell’ammissione da parte del presidente George W. Bush sull’esistenza del network segreto della Cia, emergono i primi dettagli sulle sue caratteristiche e le modalita’ con cui funziona. Le localizzazioni restano top secret, anche perche’ la Casa Bianca ha sottolineato di voler continuare a utilizzare le prigioni gestite dall’intelligence, auspicando che d’ora in poi la loro attivita’ venga regolata da una legge del Congresso.
Le celle sono ora vuote, dopo che gli ultimi 14 inquilini, tutti ritenuti leader di primo piano di Al Qaida, sono stati trasferiti nei giorni scorsi a Guantanamo. Ma le prigioni non sono state chiuse. Fonti d’intelligence americane coperte dall’anonimato hanno spiegato che nei ‘black sites’, come vengono chiamati, resta al lavoro personale dell’agenzia di spionaggio, che li terra’ pronti ad accogliere se necessario nuovi detenuti.
In totale, stando alle indiscrezioni che hanno seguito l’annuncio di Bush, in poco piu’ di quattro anni sarebbero stati circa 100 i presunti terroristi transitati nei centri di detenzione segreti. Alcuni di loro sono stati poi trasferiti a Guantanamo, altri nei paesi di origine, dove hanno proseguito la detenzione o sono stati rimessi in liberta’.
Dopo che Bush ha sollevato il velo sul programma, il Direttore nazionale per l’intelligence, John Negroponte, ha fatto circolare una serie di informazioni su come sono nate le prigioni e chi vi lavora. Il concetto fu sviluppato dalla Cia subito dopo l’11 settembre, ma le carceri vere e proprie cominciarono a essere aperte in varie localita’ del mondo – compresi paesi dell’Europa dell’Est – soprattutto dopo la cattura nel marzo 2002 di Abu Zubaydah, che all’epoca era il numero tre di Al Qaida. Gli interrogatori di Zubaydah si rivelarono subito ricchi di spunti, che portarono l’intelligence sulle tracce di Khalid Sheikh Mohammed e Ramzi Binalshibh, la ‘mente’ e il ‘braccio operativo’ dell’attacco.
Ma Zubaydah ben presto si chiuse a riccio, secondo l’intelligence Usa, che si rese conto che aveva ricevuto un particolare addestramento per resistere ai metodi di interrogatorio ordinari. Per questo, secondo Negroponte, ”nei mesi successivi la Cia ha disegnato un nuovo programma di interrogatori che fosse sicuro, efficace e legale”. I metodi restano segreti, anche se in questi anni e’ emerso come Mohammed sia stato sottoposto, tra l’altro, al cosiddetto ‘water boarding’, un metodo che fa pensare al detenuto di essere sul punto di affogare. Militari delle forze speciali Usa che l’hanno provato, hanno raccontato di non aver mai avuto paura in vita loro come in quei momenti.
Bush ha ammesso che con Zubaydah e Mohammed sono stati usati metodi ”duri ma legali”. A gestire gli interrogatori senza guantoni, secondo le rivelazioni del Direttore dell’ intelligence, e’ stato mandato personale esperto e ben addestrato. L’eta’ media degli agenti utilizzati e’ 43 anni e oltre a dover superare un lungo addestramento prima di potersi sedere di fronte a personaggi come Mohammed, la Cia ha messo in piedi un sistema di garanzie che dovrebbe impedire che la situazione sfugga loro di mano. Attualmente, solo il direttore dell’ agenzia puo’ approvare il ricorso ai metodi duri ed e’ previsto che ogni sessione di interrogatorio avvenga alla presenza di piu’ osservatori qualificati.
Negroponte ha diffuso una lunga lista di successi e di informazioni raccolte nelle prigioni segrete, ma restano aperti negli Usa gli interrogativi sulla legalita’ dei metodi utilizzati, soprattutto dopo che e’ emerso il coinvolgimento di personale assunto dalla Cia nella morte di alcuni detenuti che si trovavano nel carcere dell’intelligence Usa a Bagram, in Afghanistan.
Al quartier generale della Cia a Langley, l’annuncio di Bush e lo svuotamento delle celle sono stati accolti con sollievo da un’agenzia che da tempo ha fatto capire di essere a disagio con i compiti che le sono stati assegnati. Il passaggio della patata bollente nelle mani del Pentagono per molti e’ il benvenuto. ”Finalmente il peso di questo programma – ha detto James Pavitt, un ex funzionario della Cia che ha guidato in passato il programma segreto – non gravera’ piu’ solo sulle spalle dalla Cia. E’ un mondo duro quello in cui viviamo e a noi e’ stato chiesto di fare alcune cose davvero dure”.
