18.09.06
Il Papa e l’Islam, le reazioni americane
In un paese da anni abituato a interrogarsi sui rapporti con l’Islam e dove anche di recente il presidente George W.Bush ha creato polemiche, con le sue accuse ai ‘’fascisti islamici'’, le tensioni provocate nel mondo musulmano dalle parole di Benedetto XVI non potevano non avere una vasta eco.
Da giorni l’America segue con attenzione la crisi vaticana e le reazioni non sono univoche: si va dal duro editoriale con il quale, nel fine settimana, il New York Times ha censurato il Papa, alle riflessioni di esponenti del pensiero cattolico che parlano di ‘’parole fraintese'’ e puntano l’indice contro l’Islam. Sul fronte ufficiale, il Dipartimento di Stato per ora si e’ limitato a prendere atto dei chiarimenti della Santa Sede.
‘’La reazione scomposta nel mondo musulmano - ha commentato George Weigel, biografo negli Usa di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI e uno dei piu’ noti intellettuali cattolici conservatori - dimostra semplicemente la verita’ di cio’ che il Papa ha detto a Regensburg. E cioe’ che se l’Islam non sviluppa la capacita’ di autocritica, se i leader islamici non si assumono la responsabilita’ di dire ai loro estremisti che la violenza in nome di Dio e’ sbagliata, allora non ci puo’ essere un genuino dialogo inter-religioso'’. Il Papa, secondo Weigel, non ha arretrato dalle sue parole, ‘’perche’ sono vere'’.
Anche il popolare blogger cattolico Andrew Sullivan, una voce spesso dissenziente dalle posizioni del Vaticano e critico anche in passato sull’allora cardinale Ratzinger, ha difeso le parole di Benedetto, definendole ‘’infiammatorie, ma coraggiose'’. ‘’Cio’ che mi colpisce della visione di Benedetto dell’Islam - afferma Sullivan - e’ il suo suggerimento che imposizioni e violenza non sono estrinseci, ma intrinseci alla visione che ha l’Islam del rapporto del genere umano con il divino'’.
L’editoriale con il quale il New York Times ha accusato Benedetto XVI di infiammare gli animi, esortandolo a chiedere perdono, e’ rimasto abbastanza isolato nel panorama delle pagine dei commenti. I maggiori quotidiani hanno preferito restare sul terreno della cronaca sugli sviluppi della crisi, rimasta anche oggi in prima pagina sulle principali testate, dal Washington Post al Los Angeles Times e a Usa Today.
In una corrispondenza da Roma, il New York Times ha citato ‘’alcune fonti ufficiali in Vaticano, che hanno chiesto l’ anonimato'’, per sostenere che varie preoccupazioni furono espresse da collaboratori del pontefice prima che pronunciasse il discorso a Regensburg, proprio per il timore che provocasse reazioni d’ira nel mondo islamico. Sempre secondo le stesse fonti, ci sarebbe adesso un dibattito in Vaticano sull’ opportunita’ che il Papa condivida maggiormente con i collaboratori il processo di preparazione dei suoi scritti.
Dagli Usa, a Benedetto arrivano accuse anche di imprecisione nel contenuto del suo intervento in Germania che ha scatenato le polemiche. Secondo John Esposito, direttore del Centro per la comprensione tra cristiani e musulmani alla Georgetown University di Washington, il Papa avrebbe sbagliato nel sostenere che un verso del profeta Maometto da lui citato apparteneva al primo periodo della sua predicazione, mentre in realta’ risalirebbe all’epoca in cui aveva gia’ consolidato la sua posizione a Medina. In generale, secondo Esposito, ha fatto bene Benedetto XVI a scusarsi, perche’ il suo discorso ‘’era inaccurato e offensivo'’ per l’Islam.
Non e’ dello stesso avviso lo storico medievale Thomas Madden, un esperto delle crociate, che sulla versione online della rivista conservatrice National Review ha affermato che ha sbagliato chi ha letto nelle parole di Benedetto un’esortazione a lanciare nuove crociate contro l’Islam. Nel denunciare la ‘’separazione tra ragione e fede'’, secondo Madden, il Papa ‘’sta chiamando a una crociata, ma stavolta e’ contro un cristianesimo privato della ragione e una scienza da cui sono state strappate via tutte le verita’ trascendenti'’.

G.P. said,
September 19, 2006 at
È veramete triste constatare come di fronte a reazioni così estremiste e guerrafondaie di una grande parte del mondo islamico l’Europa e l’America rimangano a tapparsi occhi e orecchie nel tentativo di mantenere tesa la mano verso un mondo che non vuole convivere con noi ma solo soggiogarci.
Forse i toni che usava la mia compianta concittadina Oriana Fallaci erano forti e coloriti, ma aveva pienamente ragione.
Finiremo per dover combattere una nuova Lepanto?