23.10.06
Dio a Harvard, corsi obbligatori in ‘Ragione e Fede’
Il tempio laico della cultura americana si e’ scoperto ‘’profondamente secolare'’ e i suoi custodi hanno deciso che e’ il momento di riportare Dio nel curriculum. Con una mossa che ha subito scatenato un intenso dibattito nel mondo accademico, Harvard ha presentato la prima revisione dopo 30 anni dei piani di studi, dominata da una sorpresa: la creazione di una serie di corsi obbligatori dedicati a ‘Ragione e Fede’.
Un comitato di esperti dell’ateneo bostoniano ha preparato un piano per delineare i corsi di carattere generale - quelli attraverso cui devono passare tutti gli studenti - per i prossimi anni. E’ la prima volta dagli anni Settanta che la piu’ prestigiosa universita’ americana ridisegna il curriculum e a Harvard si sono fatti sentire gli effetti dei dibattiti che caratterizzano l’inizio del XXI secolo. ‘Ragione e Fede’, la nuova area di studi proposta, e’ un’innovazione nel mondo universitario laico degli Usa. Se l’universita’ piu’ celebre dell’Ivy League confermera’ l’intenzione di seguire questa strada, gli altri college si metteranno all’inseguimento. […]
‘’Credo che 30 anni fa chiunque avrebbe detto che la religione non e’ qualcosa che ciascuno deve conoscere - ha detto il professor Louis Menand, co-presidente della commissione che ha preparato il nuovo curriculum - ma oggi pochi possono non essere d’accordo con il fatto che la religione e’ enormemente importante nella vita moderna'’.
L’idea di Harvard e’ quella di fornire agli studenti, prima che si avventurino nelle specializzazioni, una gamma di corsi che approfondiscono i vari ‘credo’ religiosi, il rapporto tra la fede e le tematiche di politica estera e la relazione tra scienza e religione. Da anni Harvard cercava di aggiornare il curriculum, ma sotto la guida del precedente rettore Lawrence Summers - costretto a dimettersi per le proprie controverse esternazioni - l’obiettivo era soprattutto quello di rinnovare l’attenzione per le scienze. Adesso il progetto e’ stato portato a termine dal suo successore ad interim, Derek Bok, ma e’ risultato una sorpresa: le materie scientifiche sono state lasciate piu’ o meno immutate, mentre e’ stato aperto lo scenario degli studi su fede e ragione.
Il curriculum prevede, per la scelta di 10 corsi generali obbligatori, una gamma assai piu’ ampia dell’attuale di materie di ampio respiro sul piano storico e culturale e un maggior approfondimento sulla politica estera. La commissione, nel sottolineare che gli insegnamenti accademici tradizionali sono oggi troppo ‘’secolari'’, ha sostenuto che i corsi generali devono servire ‘’a insegnare agli studenti di Harvard la vita fuori da Harvard e aiutarli a comprendere e apprezzare la complessita’ del mondo'’.
La proposta e’ ora all’esame di studenti e facolta’ e le reazioni sono ricche di mugugni. Lo Harvard Crimson, il giornale del campus, ha pubblicato un editoriale fortemente critico, sostenendo che alle idee religiose ‘’non va data una piattaforma piu’ importante di quella offerta ad altre forze sociali e politiche: mettere in evidenza queste idee nel modo in cui ha fatto la commissione, da’ loro un predominio enormemente superiore a quello che dovrebbero avere'’. Alcuni studenti, scrivendo sul giornale, hanno sostenuto che e’ meglio studiare le religioni da sole, senza collegarle ‘’alla nozione tipicamente occidentale di una interazione tra fede e ragione'’.
Il dibattito si e’ gia’ allargato al resto del mondo universitario americano, che segue sempre con grande attenzione cio’ che fa Harvard. Tra gli atenei principali, ci sono molte differenze su cio’ che viene richiesto agli studenti nel programma comune. La Columbia ha una serie di studi obbligatori ben definita, mentre Yale e Brown hanno curriculum che obbligano a pochi corsi che non siano strettamente legati alla propria specializzazione.
Padre John Jenkins, rettore della University of Notre Dame - il piu’ importante ateneo cattolico d’America - con un editoriale sul Washington Post ha accolto con entusiasmo il passo di Harvard. ‘’Quando loro indicano la strada - ha scritto - gli altri seguono. Se Harvard dice che seguire un corso sulla religione e’ necessario per essere una persona veramente educata, si puo’ scommettere che presto molti altri college e universita’ faranno la stessa scoperta'’.
Per Jenkins, e’ vero che il mondo accademico e’ oggi troppo secolare, ‘’ma non e’ sempre stato cosi’, ad Harvard e altrove. Per secoli studiosi, scienziati e artisti sono stati d’accordo nel ritenere che le convinzioni di fede fossero totalmente compatibili con i livelli piu’ alti di ragionamento, domanda e creativita”’. Nei secoli piu’ recenti, annota Jenkins, la realta’ e’ cambiata e la fede ‘’e’ stata marginalizzata o cacciata'’ dalle universita’. I nuovi corsi di Harvard sarebbero ora ‘’un passo gradito verso un ritorno della fede nel mondo accademico'’.

Spirit of America » Harvard, il dibattito su fede e ragione infiamma il campus said,
November 25, 2006 at
[…] Spirit of America ne ha parlato nelle scorse settimane, ma vale la pena navigare la pagine del quotidiano del campus, The Harvard Crimson, per scoprire come sta andando la discussione. E’ utile ricordare che se l’universita’ piu’ celebre d’America decidera’ di proporre ai propri studenti di approfondire il rapporto tra la ragione e la fede, tutti gli altri atenei degli USA si muoveranno nella stessa direzione, con conseguenze significative per l’intero apparato dell’educazione americana (e inevitabili ripercussioni in Europa, dove non si puo’ non fare i conti con le idee che maturano nei campus statunitensi). […]