21.12.06
Casa Bianca 2008, la prima campagna da 1 miliardo di dollari
E’ il regalo piu’ ambito d’America, che molti gia’ sognano in questo periodo natalizio nonostante occorra attendere due anni per averlo. Ma il cartellino del prezzo stavolta e’ davvero proibitivo: per mettere le mani sulla Casa Bianca nel 2008, sara’ necessario raccogliere almeno 500 milioni di dollari. I due finalisti della corsa alla Studio Ovale daranno quindi vita, con ogni probabilita’, alle prime elezioni da un miliardo di dollari. […]
La previsione e’ di un’autorita’ in materia, Michael Toner, presidente della Federal Election Commission (Fec), la commissione federale che sta scaldando i motori per dedicarsi per un biennio a vigilare sulla raccolta dei fondi elettorali e la correttezza della sfida. ‘’Le elezioni presidenziali del 2008 - ha detto Toner al Washington Times - saranno le piu’ lunghe e costose nella storia degli Stati Uniti'’.
Una realta’ legata anche all’incertezza che stavolta caratterizza la competizione. Per la prima volta almeno dal 1952 - ma in realta’ dagli anni Trenta se non si considera un breve tentativo del presidente Harry Truman di farsi rieleggere - non sara’ in campo alcun candidato che proviene dalla Casa Bianca, presidente o vicepresidente. In entrambi gli schieramenti, democratico e repubblicano, non ci sono ancora candidati visti in anticipo come imbattibili e questo lascia aperto il campo a un largo contingente di aspiranti.
A selezionarli, oltre alle loro capacita’ oratorie e la loro linea politica, sara’ anche il previsto costo enorme della competizione. Le regole elettorali prevedono che i candidati facciano una scelta se accettare o meno finanziamenti federali sia nella fase delle primarie - quando sono in corsa per la nomination del loro partito - sia in quella delle elezioni presidenziali di novembre. Nel 2004, il presidente George W.Bush e lo sfidante democratico, il senatore John Kerry, valutarono entrambi se rinunciare al tetto di 75 milioni di dollari del finanziamento federale per la fase finale, ma poi lo accettarono per non far finire fuori controllo le spese.
Stavolta, secondo Toner, ‘’i candidati di entrambi i partiti con ogni probabilita’ sceglieranno di rinunciare al sistema di finanziamento pubblico, per la prima volta in assoluto nelle elezioni generali'’. Il che significa che si combattera’ senza guantoni, con la liberta’ di raccogliere quanti piu’ fondi possibile. Le previsioni della Fec sono che complessivamente un candidato che mira alla Casa Bianca debba puntare a raccogliere mezzo miliardo. Uno spartiacque sara’ gia’ imposto alla fine del 2007: chi a quel punto non avra’ in tasca 100 milioni di dollari, puo’ meditare il ritiro.
Per le regole americane, questo non significa che diventa presidente solo chi e’ ricco, perche’ la legge vincola l’uso dei soldi personali. Ma senza dubbio e’ favorito chi ha amici ricchi che lo possono finanziare. O chi e’ in grado di suscitare un entusiasmo tale da spingere la gente a staccare assegni generosi (tutti registrati e resi pubblici, d’obbligo, dai candidati).
Secondo gli addetti ai lavori, i costi di una lunga campagna come quella che conduce al voto del 2008 danno gia’ indicazioni sui favoriti. La democratica Hillary Clinton non sembra aver problemi in questo senso: gli esperti la ritengono in grado di raccogliere 350 milioni per le primarie e altri 250 milioni per il voto generale. Dall’altra parte della barricata, in una posizione simile sono il senatore John McCain, il candidato meglio organizzato, e l’ex sindaco di New York Rudolph Giuliani, che si e’ gia’ dimostrato una macchina da soldi: martedi’ sera a Times Square ha organizzato un primo evento per la raccolta di fondi e in un paio d’ore ha intascato senza sforzi mezzo milione di dollari. E gli invitati erano per ora solo amici e parenti, non i presidenti delle multinazionali.
