19.01.07
Un missile cinese riaccende le tensioni Pechino-Washington
La nuova dottrina spaziale annunciata mesi fa dalla Casa Bianca aveva provocato un putiferio internazionale, per aver affermato il diritto degli Usa ad avere “liberta’ d’azione nello spazio”. Il diktat stellare del presidente George W.Bush torna adesso in primo piano, con Washington preoccupata e irritata per il test missilistico con il quale la Cina ha mandato un segnale chiaro: i cinesi non intendono lasciare agli Stati Uniti il dominio dello spazio. […]
Nonostante l’assenza di conferme ufficiali da parte di Pechino, gli Usa non hanno alcun dubbio su cosa sia accaduto alle 23:30 dell’11 gennaio (ora italiana). I radar e gli altri strumenti top secret del Norad, il comando militare americano che dal Colorado setaccia lo spazio, avevano rilevato che stava per accadere qualcosa al satellite Fengyun-1C. Tra il 10 e l’11 gennaio, rivela la Nbc, una raffica di rapporti segnalavano che dopo una lunga inattivita’, il satellite era stato spostato di 32 km dalla Terra, portandolo a un’orbita di oltre 870 km. La Stazione Spaziale Internazionale (Iss) di solito compie movimenti del genere quando attende ospiti, come nel caso di uno shuttle o una Soyouz in arrivo.
Per il satellite cinese, pero’, si e’ trattato di un rendez vous esplosivo. Un missile anti-satellite lanciato dalla Cina centrale ha centrato e disintegrato l’oggetto, riducendolo in una nube di detriti che secondo gli esperti americani e’ composta da 300.000 pezzi, che inquineranno lo spazio o cadranno a terra per i prossimi 25 anni. Usa e Urss avevano eseguito test simili negli anni della Guerra Fredda, ma li avevano interrotti nel 1985 proprio per il timore che i detriti danneggiassero altri satelliti. Mosca e Washington, pero’, non avevano mai lanciato un missile da Terra e si erano serviti invece di razzi sparati dagli aerei o di satelliti-killer.
L’intelligence Usa e’ rimasta impressionata dalle capacita’ tecnologiche dimostrate dai cinesi con il test, di cui per prima ha dato notizia la rivista ‘Aviation Week and Space Technology’, che ha buone fonti soprattutto al Pentagono. La Casa Bianca ha espresso “preoccupazione” per il test e lo ha definito “in contrasto con lo spirito di cooperazione a cui entrambi i paesi aspirano nello spazio”. I cinesi non hanno confermato il test e hanno invece ribadito la loro opposizione a una corsa all’ armamento dello spazio.
Proprio le tensioni crescenti tra Usa e Cina sulla politica spaziale, potrebbero essere alla base della decisione di Pechino di dar vita a una prova di forza. La Cina sta guidando all’Onu una campagna per dar vita a una conferenza internazionale sul possibile sfruttamento militare dello spazio. Washington si oppone, sostenendo che non c’é alcuna corsa in atto alle armi stellari. Ma l’amministrazione Bush alla fine dell’estate ha sentito il bisogno di rivedere la politica spaziale in vigore dagli anni di Bill Clinton, mettendo in evidenza che gli Usa hanno un “diritto alla difesa” nello spazio contro ogni azione che considerano ostile.
Per gli Usa, piu’ ancora che per il resto del mondo, i satelliti sono decisivi per ogni attivita’ quotidiana, compresi i bancomat e le pompe di benzina self service. Gli Stati Uniti controllano la fetta maggiore dell’industria satellitare mondiale, un settore da 90 miliardi di dollari i cui manager non hanno nascosto negli Usa la loro preoccupazioni per il test.
I principali satelliti per le telecomunicazioni e militari pero’ si trovano su orbite assai piu’ lontane - fino a 37.000 chilometri - rispetto a quella dove era posizionato il bersaglio del missile cinese.
