20.01.07

Hillary, saro’ Madame President

Posted in Taccuino at by spiritofamerica

Una scena dal futuro. E’ il 20 gennaio 2009 e di fronte al Campidoglio di Washington il presidente della Corte Suprema, John Roberts, detta la formula del giuramento al 44mo presidente degli Stati Uniti, sotto gli occhi di un George W.Bush ormai in disparte. A due anni esatti dall’appuntamento, Hillary Clinton ha compiuto il primo passo per far avverare il proprio sogno: giurare quel giorno come prima ‘Madame President’ nella storia americana, con il marito ed ex presidente Bill a reggerle la Bibbia. […]  

Il simbolismo non e’ senza dubbio sfuggito all’ex First Lady, nello scegliere un po’ a sorpresa il 20 gennaio per un annuncio affidato a un video sul sito HillaryClinton.com. ‘’Sono in corsa per vincere'’, ha detto la senatrice di New York agli americani, spiegando di aver formato un comitato esplorativo, un passo formale che le permette ora di raccogliere fondi e aprire uffici negli stati-chiave della campagna 2008.

Seduta su un divano a fiori, in una perfetta scena domestica creata dai suoi strateghi elettorali, la Clinton ha deciso di lanciare la propria corsa non di fronte a telecamere, giornalisti e microfoni, ma online. Un passo che mira a cercare consensi sia tra gli elettori tradizionali - che una Hillary sorridente e rassicurante ha invitato a unirsi a lei in una ‘’conversazione sull’America'’ -, sia tra i giovani della generazione di YouTube, che apprezzeranno la scelta di Internet per lanciare la campagna per la Casa Bianca. ‘’Da lunedi’ prendero’ parte a video-chiaccherate online in diretta, qui sul mio sito'’, ha detto una Hillary in versione tecnologica.

Che la Clinton fosse pronta a candidarsi alla nomination democratica nel 2008 non era certo un segreto per nessuno. Ma un possibile annuncio era atteso solo tra qualche tempo. Il passo in anticipo non e’ legato tanto al fatto che manca un anno esatto ai primi voti in Iowa, Nevada e New Hampshire e due anni all’Inauguration Day, quanto alla necessita’ di contrastare il ciclone Barak Obama. Il senatore dell’Illinois che sogna di diventare il primo nero alla Casa Bianca, si sta rivelando come l’insidia maggiore per la senatrice che a sua volta cerca di rompere un’altra tradizione, quella della presidenza al maschile. Obama fara’ il proprio annuncio il 10 febbraio e la squadra di Hillary ha deciso di anticipare i tempi. La candidata, raccontano fonti del suo staff, era stanca di avere le ‘’mani legate'’ e ha deciso di uscire dal limbo politico, per entrare a testa bassa in campagna elettorale.

Barak Obama, che si e’ dimostrato fino a ora molto attento a non creare controversie, ha dato il benvenuto alla Clinton ‘’e a tutti i candidati, non come avversari ma come alleati in questo lavoro di riportare il paese sul giusto binario'’. Assai meno contento, e non solo perche’ appartiene all’altro schieramento politico, e’ stato il senatore repubblicano Sam Brownback, un reaganiano che aveva scelto a sua volta sabato 20 gennaio per annunciare la candidatura e ha visto sparire il proprio messaggio in mezzo al caos mediatico creato dalla discesa in campo della ex First Lady.

‘’Dopo sei anni di George Bush, e’ l’ora di rinnovare la promessa all’America'’, ha detto la Clinton nel video. ‘’Come senatrice, trascorrero’ i prossimi due anni a fare tutto cio’ che e’ in mio potere per limitare i danni che Bush puo’ fare - ha aggiunto -, ma solo un nuovo presidente sara’ in grado di cancellare gli errori di Bush e riportare speranza e ottimismo'’. In mezzo ai messaggi rassicuranti agli americani e agli inviti a prender parte a un dialogo ‘’sul futuro del paese'’, la senatrice ha mandato un segnale al suo partito, dove in molti ritengono che sia una figura troppo controversa per permettere ai democratici di riconquistare la Casa Bianca. La Clinton ha ricordato di aver vinto ‘’a valanga'’ due volte a New York nonostante i repubblicani abbiano speso 70 milioni di dollari per farla fuori: ‘’So come pensano i repubblicani - ha affermato la senatrice -, so come operano e so come batterli'’. Con milioni di dollari in banca, un forte network di sostenitori in tutto il paese e un marito ex presidente e grande oratore, la senatrice sa di non parlare solo per retorica.

Il test principale ora per lei, come era gia’ avvenuto nel 2004 per il suo collega di partito John Kerry, sara’ decidere che posizione tenere sull’Iraq, dopo essere stata tra gli esponenti dell’opposizione che appoggiarono la scelta di Bush di invadere il paese. In questi giorni si e’ dimostrata molto critica sulla nuova strategia decisa dalla Casa Bianca, ha accusato il premier iracheno Nouri al Maliki di essere inaffidabile e ha esortato a porre un freno al numero delle truppe americane nel paese.

Ma nei prossimi mesi dovra’ comunque difendersi dagli attacchi da sinistra, da parte di candidati autorevoli come John Edwards, che faranno della posizione scelta sull’Iraq il punto debole della senatrice.

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