25.01.07

Anche Brooks si arrende: ‘L’Iraq va diviso in tre’

Posted in Taccuino at by spiritofamerica

E’ una coalizione insolita, trasversale, bipartisan, unita solo dalla convinzione che l’Iraq rischia devastanti pulizie etniche e ha bisogno per questo di soluzioni in stile Balcani. Con la discesa in campo anche di un autorevole commentatore conservatore, acquista spessore negli Usa la lobby di chi chiede una sorta di ‘Opzione Bosnia’: rassegnarsi a dividere il paese in tre aree etniche, sunnita, sciita e curda, coordinate da un governo centrale ridotto ai minimi termini. […]

David Brooks, la voce conservatrice delle pagine editoriali liberal e progressiste del New York Times, ha alzato bandiera bianca sull’Iraq e ha ammesso che il sogno iniziale di trasformare il paese in un esempio di democrazia per il Medio Oriente e’ ormai sfumato. Brooks si e’ schierato a fianco del presidente della commissione Affari Esteri del Senato, il democratico Joe Biden e di un gruppo sempre piu’ numeroso di esperti, nell’indicare in una ‘divisione soft’ del paese il minore dei mali a questo punto per l’Iraq. ‘’E’ un’opzione che riconosce che l’Iraq e’ in frantumi e che la sua gente sta abbandonando le case per sopravvivere'’, ha scritto Brooks.

L’editorialista, promettendo d’ora in poi una campagna su questo tema, ha sostenuto la necessita’ di utilizzare la presenza militare americana per gestire una drammatica fase di trasformazione dell’Iraq in una realta’ fatta di tre aree rigidamente divise per fazioni, per ridurre le possibilita’ di contatto e di scontro. ‘’Quando i vari gruppi che si scontravano in Bosnia furono finalmente separati - afferma Brooks - divenne possibile negoziare la pace, per quanto triste fosse'’.

La proposta si inserisce in un filone di pensiero con sempre piu’ adepti. Biden, un teorico della prima ora della divisione dell’Iraq, in questi giorni ha convocato audizioni in Senato nelle quali sfilano esperti che non di rado rilanciano la stessa proposta. E’ il caso di Les Gelb, presidente onorario del Council on Foreign Relations, uno dei piu’ prestigiosi think tank di politica estera americani. Gelb e Biden hanno preparato un piano che prevede garanzie finanziarie per i sunniti una volta che l’eventuale divisione del paese li tagli fuori dai maggiori pozzi petroliferi e la creazione di un gruppo di contatto che gestisca la fase della ‘divisione dei beni’ e gli esodi delle popolazioni da un’area all’altra.

Sulla stessa linea sono Michael O’Hanlon, della Brookings Institution ed Edward Joseph, della Johns Hopkins University, che hanno pubblicato insieme uno studio dal titolo che dice tutto: ‘Un’opzione Bosnia per l’Iraq’. La pulizia etnica in Iraq e’ gia’ cominciata, secondo O’Hanlon, visto che 100.000 iracheni al mese sono costretti a trasferirsi in altre aree a cause degli scontri tra fazioni. Per Gelb, gli Usa devono farsi carico di garantire ‘’la protezione e i mezzi finanziari per far si’ che questa gente ricostruisca una vita: e’ quanto dobbiamo loro'’.

Il piu’ convinto e radicale teorico della divisione dell’Iraq e’ l’ex ambasciatore degli Usa in Croazia Peter Galbraith, figlio dell’economista scomparso John Kenneth Galbraith. Secondo il diplomatico, che in passato ha indagato sull’uso delle armi chimiche sui curdi da parte di Saddam Hussein, occorre riconoscere che l’Iraq ‘’come paese e’ stato un miserabile fallimento fin dalla sua fondazione'’ e solo il pugno di ferro del dittatore era riuscito a tenerlo insieme. A questo punto, per Galbraith, e’ meglio che sciiti, sunniti e curdi vadano ognuno per la propria strada, perche’ la Storia, a suo avviso, punta in questa direzione inevitabile.

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