28.01.07
In America e’ gia’ 2008

Hillary Clinton batte a tappeto l’Iowa e nel Midwest degli Stati Uniti c’e’ chi guarda perplesso il calendario e si chiede se la data non sia sbagliata: e’ il 2007, ma assomiglia gia’ al gennaio 2008, quando lo stato aprira’ la serie dei voti che conducono alla Casa Bianca. Un incrocio di circostanze, non ultima la necessita’ di raccogliere una mole enorme di finanziamenti elettorali, ha gia’ trasformato la campagna presidenziale in una corsa forsennata, partita con un anticipo mai visto in America. […] ’Mancano solo 648 giorni alle elezioni!’, titola - tra l’ ironico e lo sconcertato - la copertina dell’ultimo numero del settimanale Time, dedicata a tracciare una panoramica della ventina di aspiranti presidenti gia’ in campo per entrambi i partiti. Anche il senatore democratico Joe Biden, che mercoledi’ annuncera’ ufficialmente di essere in corsa, non ha potuto fare a meno di scherzare sull’affollamento elettorale: ‘’Sono l’800mo candidato…'’, ha detto in un talk show televisivo domenicale.
In Iowa, nel fine settimana, la Clinton ha raccolto folle mai viste a un anno dai primi voti. Nelle ultime settimane, i suoi sfidanti John Edwards e Barack Obama avevano suscitato analogo entusiasmo con largo anticipo sia in Iowa, sia in New Hampshire, un altro degli stati-chiave del voto. Sul fronte dei repubblicani, attira gia’ folle proprio in New Hampshire anche Rudolph Giuliani, nonostante l’ex sindaco di New York non abbia ancora sciolto del tutto le riserve sulla propria candidatura.
Il largo anticipo della campagna 2008 e’ legato al fatto che si tratta di una delle sfide piu’ aperte nella storia recente degli Usa: e’ dal 1928 che non ci sono un presidente o un vicepresidente in carica sulle schede elettorali delle primarie ed esiste quindi, sulla carta, la possibilita’ per una vasta gamma di candidati di mettersi in luce.
Ma sono soprattutto i costi della politica a segnare i ritmi della campagna infinita. Gli analisti prevedono che qualunque candidato voglia avere una qualche chance nelle primarie del 2008, dovra’ darsi da fare per raccogliere almeno 100 milioni di dollari entro la fine del 2007. Nel 2003 Edwards aveva stupito riuscendo a incassare 7 milioni di dollari di fondi elettorali nei primi tre mesi dell’anno, quando ancora il voto era lontano. Oggi si tratta di una cifra da perdenti: se anche un candidato volesse tentare di affrontare le primarie del 2008 con ’soli’ 50 milioni in tasca, dovra’ trovare il modo d’ora in poi di racimolare 137.000 dollari al giorno.
Proprio le esigenze finanziarie e la necessita’ di tenere il passo con macchine da soldi come la Clinton, Giuliani o il senatore repubblicano John McCain, hanno spinto anche chi sperava di ritardare l’annuncio a lanciarsi in campo. E’ il caso del governatore repubblicano dell’Arkansas, Mike Huckabee, che ha ufficializzato nel fine settimana il proprio tentativo di diventare il secondo governatore che arrivi alla Casa Bianca partendo da Little Rock. Era riuscito a Bill Clinton nel 1992, ma Huckabee stavolta dovra’ fare i conti anche l’ex ‘First Lady dell’Arkansas’, Hillary.
Sul fronte dei sondaggi, per ora prevale la popolarita’, con i volti noti come Clinton, Giuliani, McCain, Edwards e l’emergente Obama a raccogliere la maggioranza dei consensi. Ma nelle retrovie crescono candidati solidi che devono ancora farsi conoscere, come l’ex governatore repubblicano del Massachusetts Mitt Romney. Il loro vantaggio sta nelle debolezze degli attuali leader della top ten. Hillary e’ ritenuta fortissima nelle primarie, ma a rischio nel voto generale. Giuliani ha il problema opposto: convincere i repubblicani conservatori nella primarie a dare la nomination a un newyorchese con molte idee liberal. McCain si gioca la campagna sull’esito della guerra in Iraq e Obama deve ancora dimostrare di avere idee convincenti, e non solo un volto da copertina patinata.
