30.01.07

Il grande giornalismo si fa cosi’ (e Internet aiuta)

Posted in Taccuino at by spiritofamerica

Il grande giornalismo d’inchiesta e’ un genere raro in Italia. Negli USA e’ invece una consuetudine e ora che si e’ sposato con le possibilita’ di Internet, e’ diventato ancora piu’ affascinante. Con buona pace di quelli che sostengono che il web uccidera’ il giornalismo. Un esempio per tutti e’ una straordinaria inchiesta pubblicata dal Chicago Tribune sui pericoli dell’uranio arricchito che gli USA hanno distribuito nel mondo fin dagli anni ‘50, per poi pentirsi e cercare di recuperarlo. Il ’cacciatore di uranio’ dell’America e’ stato, per 26 anni, Armando Travelli, un fisico italiano trapianto a Chicago. Partendo dalla sua storia e dalle sue memorie, il quotidiano ha costruito pagine web con video, grafici, approfondimenti e altre proposte multimediali, oltre naturalmente a una serie di affascinanti articoli.

(Per chi non se la sente di affrontare una mole di materiale del genere, in inglese, ecco l’alternativa “all’italiana”: un mio assai piu’ modesto articolo basato su una chiaccherata con il Professor Travelli):

CHICAGO - Per un quarto di secolo ha fatto non solo lo scienziato, ma anche il diplomatico e, in alcuni casi, l’agente segreto. Spedito dal governo americano in missioni riservate in mezzo mondo, un fisico nucleare italiano trapiantato a Chicago, Armando Travelli, e’ stato l’uomo-chiave di uno sforzo disperato dell’America: recuperare l’uranio affidato con troppa leggerezza dagli anni ‘50 a paesi a rischio. Un compito diventato emergenza dopo l’11 settembre, ma che ha lasciato Travelli con l’amaro in bocca. […]

Armando Travelli

‘’Il lavoro e’ lontano dall’essere finito e oggi c’e’ ancora molto uranio arricchito in giro, ed e’ un pericolo per tutti'’, racconta all’Ansa Travelli, 72 anni, che oggi fa il pensionato a Hinsdale, un sobborgo di Chicago. Il lavoro svolto nell’arco di 26 anni dal fisico, diventato un globetrotter della lotta alla proliferazione nucleare, e’ stato raccontato con una serie di lunghi articoli dal Chicago Tribune, al quale Travelli ha offerto l’accesso al suo archivio. Il risultato e’ una saga nella quale spuntano a piu’ riprese la Cia e l’ex Kgb, una avvicente e preoccupante discesa nei segreti dei reattori nucleari sparsi nel mondo. E’ anche il racconto delle enormi difficolta’ degli Usa a rimediare a un’idea che sembrava buona ai tempi della Guerra Fredda, ma si e’ rivelata disastrosa. 

Il programma ‘Atoms for Peace’ fu lanciato nel 1953 dal presidente Dwight D.Eisenhower, con l’idea di condividere con paesi stranieri la tecnologia nucleare americana, in cambio della rinuncia a perseguire ordigni atomici. Usa e Urss si resero ben presto conto di aver in realta’ alimentato una rete sotterranea di possibili proliferatori e si lanciarono - inizialmente all’insaputa l’uno dell’altro, poi in una difficile collaborazione - in una corsa per recuperare l’uranio.

Fu il primo test atomico dell’India, nel 1974, a scatenare i timori. Nel 1978 l’amministrazione Carter decise di mettersi sulle tracce dell’uranio arricchito e affido’ all’Argonne National Laboratory di Chicago il compito di passare al setaccio i reattori nucleari in giro per il mondo. Un incarico che tocco’ a Travelli, un fisico romano che dopo la laurea in ingegneria nucleare a Roma si era trasferito nel 1961 negli Usa, diventando docente al Mit di Boston prima di trasferirsi a Chicago.

Da allora, Travelli e il suo team hanno aiutato 22 nazioni a interrompere l’utilizzo di uranio arricchito (del tipo che puo’ essere usato per costruire una bomba) in 33 reattori, facendo sparire di scena 3,3 tonnellate di uranio e ‘liberando’ cosi’ il mondo da materiale sufficiente per 120 bombe atomiche. Ma il lavoro e’ tutt’altro che finito: piu’ di 100 reattori ancora utilizzano il materiale ricevuto anche dagli Usa, con circa 40 tonnellate di uranio che restano fuori da qualsiasi controllo americano. Travelli e i suoi colleghi prima nell’Urss, poi in Russia, hanno cercato per anni di sviluppare una ’sostanza magica’ - come la chiamavano - che potesse permettere di sostituire l’uranio e convincesse cosi’ i governi a restituirlo.

La ricerca dell’alternativa e’ stata pero’ un fallimento e negli ultimi anni, ha raccontato il fisico italiano al Chicago Tribune, l’amministrazione Bush ha tolto di scena Travelli e il suo team. Dopo che l’11 settembre ha fatto emergere i rischi di un attentato terroristico nucleare, sono finalmente arrivati da Washington i fondi necessari per la caccia all’uranio. Ma gli esperti che avevano condotto le ricerche per mezzo secolo e avevano la maggiore esperienza in materia - Travelli in testa - sono stati allontanati.

‘’Oggi collaboro con un gruppo non-profit di Ted Turner che lavora in questo campo - racconta Travelli - ma i fondi sono limitati. Il pericolo dell’uranio arricchito, invece, resta molto forte e occorre una mobilitazione internazionale. Se anche il governo italiano aggiungesse la sua voce, sarebbe molto utile'’.

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