18.02.07
La nuova Guantanamo, prigione di velluto e catenacci

GUANTANAMO BAY (CUBA) - Il primo colpo d’occhio lascia disorientati: un elegante tavolino da caffe’, un tappeto persiano, una confortevole poltrona di velluto azzurro che ricorda la First Class di un volo intercontinentale. Visioni insolite, che spuntano all’improvviso in un mondo per il resto fatto di cemento e sbarre. Ma basta un secondo sguardo per notare la cavigliera incatenata al pavimento, la telecamera alla parete, il bottone d’allarme. E la stanza ovattata torna a essere quello che e’: il luogo usato per gli interrogatori, un angolo della ‘nuova’ Guantanamo. […]

Sembra preistoria l’epoca di Camp X-Ray e delle celle all’ aperto che, all’inizio del 2002, accolsero i primi prigionieri arrivati dall’Afghanistan nella base navale a Cuba. Il vecchio campo di detenzione e’ ora un luogo fantasma invaso dalle erbacce. Le baracche di legno marcio dove avvenivano i primi interrogatori sono silenziose e cariche di inquietanti memorie di un passato che ha solo 5 anni. La Guantanamo di oggi non e’ quella dei detenuti in tuta arancione circondati dal filo spinato, ma e’ rappresentata da due blocchi di cemento con aria condizionata e poltrone di velluto per gli interrogatori, battezzati Camp 5 e 6 e realizzati da Kellogg, Brown and Root, il colosso delle costruzioni del gruppo Halliburton.
La trasformazione di Guantanamo da prigione provvisoria a centro di detenzione dall’aspetto permanente, e’ stata completata lo scorso dicembre con l’apertura di Camp 6, un carcere da 160 posti costato 37 milioni di dollari. A poche settimane dall’inaugurazione, il Pentagono ha concesso all’Ansa una vista alla nuova struttura e al resto del villaggio di catenacci costruito dagli Usa a Cuba, dove oggi sono detenuti 395 presunti esponenti di Al Qaida e dei taleban. Il 66% dei prigionieri - due su tre - adesso sono rinchiusi a Camp 5 e 6, in strutture che ricordano le prigioni federali americane (non a caso sono ispirate rispettivamente a un carcere dell’Iowa e alla prigione di Lenawee, in Michigan). Un altro piccolo contingente si trova ancora nei piu’ vecchi campi 1 e 4, mentre i 2 e 3 sono ormai vuoti. Degli 800 detenuti arrivati a Guantanamo in 5 anni, meta’ sono stati trasferiti nei loro paesi o rilasciati e altri 85 sono gia’ stati dichiarati pronti a lasciare la base. Per i 300 che resteranno, si profila un futuro da sepolti vivi.

‘’Camp 6 era stato pensato come prigione di media sicurezza - spiega l’ufficiale che comanda la prigione, che non vuol vedere il proprio nome sui giornali -, ma dopo una rivolta lo scorso maggio e tre suicidi coordinati a giugno, ci siamo resi conto che non esistono terroristi di media sicurezza'’. Il carcere e’ stato rafforzato in fretta e ora anche i 160 detenuti di Camp 6, come gli 80 dell’adiacente numero 5, vivono in regime da ’supermax’, le strutture di massima sicurezza americane.
Da qualche parte nelle due prigioni, del resto, ci sono personaggi che fino al settembre 2006 erano chiusi in celle della Cia di cui l’America negava anche l’esistenza: lo stratega dell’11 settembre Khalid Sheikh Mohammed, il suo braccio destro Ramzi Binalshibh, il terrorista asiatico Hambali e altri 11 presunti leader di Al Qaida, che presto compariranno per la prima volta di fronte a una corte a Guantanamo per valutare il loro status di ‘combattenti nemici’. ‘’Contiamo che avvenga entro un paio di mesi'’, spiega all’Ansa il capitano di Marina Gary Haben, che coordina i tribunali di revisione, mentre il numero uno a Guantanamo, l’ammiraglio Henry Harris, racconta che i 14 terroristi ‘’si comportano bene e rispettano tutti le regole'’.

Visto il loro comportamento, a Mohammed e agli altri del gruppo toccano i vantaggi previsti per chi obbedisce alla disciplina decisa dal Pentagono, a partire dalla possibilita’ di indossare comodi indumenti bianchi o color canapa, invece che le tute arancioni dei ‘disobbedienti’. Biancheria di ricambio, preziosi rotoli extra di carta igienica, tappeto e copricapo da preghiera, carte da gioco e pacchi di sale sono altri premi, insieme alla possibilita’ di accedere ai 5.000 libri in 19 lingue di cui dispone la biblioteca di Guantanamo.
Anche sul piano dell’alimentazione, la vita di Mohammed e degli altri deve essere migliorata non poco da quando erano chiusi nelle celle segrete della Cia. ‘’La qualita’ del cibo che ricevono e’ la stessa che hanno i militari'’, spiega orgogliosa e sorridente Sam Scott, una coreana che comande le enormi cucine di Camp America, da dove escono sia i pasti per i soldati, sia le cinque varianti previste dal menu offerto ai detenuti. Tutti cibi cucinati in stile halal, per rispettare le tradizioni musulmane.
Ma in cambio il Pentagono, la Cia, l’Fbi e i servizi segreti di mezzo mondo continuano a ’spremere’ i detenuti. ‘’Stiamo ancora raccogliendo informazioni importanti qui a Guantanamo, anche da chi si trova qui gia’ da cinque anni'’, spiega l’ammiraglio Harris. Resta difficile stabilire se nella stanza con la poltrona vellutata si usino sempre e solo guanti, altrettanto di velluto.
