26.03.07
Il capo del Pentagono vuol chiudere Guantanamo

In tre mesi di lavoro al Pentagono, il ministro della Difesa americano Robert Gates ha ribaltato molte decisioni del predecessore Donald Rumsfeld e vinto quasi tutti gli scontri per il potere. Ma su uno dei temi piu’ delicati, il futuro della prigione di Guantanamo, Gates per ora e’ uscito battuto. Nonostante un’alleanza con Condoleezza Rice per chiudere il carcere per i terroristi, le idee del capo del Pentagono si sono scontrate contro un muro alla Casa Bianca. […]
[IL MIO ‘SPECIALE GUANTANAMO’ SUL SITO ANSA.IT]
‘’Ci sono procedure legali che chiedono tempo - ha detto Tony Snow, portavoce del presidente George W.Bush - vanno celebrati i processi'’. Per questo e’ ‘’altamente improbabile'’ che Guantanamo possa venir smantellato prima della fine del mandato dell’attuale amministrazione. Cioe’ prima del gennaio 2009.
Fonti anonime del governo hanno raccontato al New York Times i retroscena del braccio di ferro in corso a Washington e la scelta dei tempi per le rivelazioni e’ significativa. Tutto sembra ruotare infatti intorno alla sorte del ministro della Giustizia Alberto Gonzales, la cui poltrona traballa per le critiche che gli sono piovute addosso per il licenziamento di otto procuratori federali, una vicenda che appare sempre piu’ una purga politica. Gonzales sarebbe stato il piu’ tenace oppositore di una proposta di Gates di trasferire in basi dei Marines negli Usa i detenuti di Guantanamo. Il responsabile della Giustizia, appoggiato dal vicepresidente Dick Cheney, l’avrebbe per ora spuntata, coinvincendo Bush a bocciare il capo del Pentagono.
‘’Vediamo cosa accade a Gonzales, questa storia e’ tutt’altro che finita'’, ha detto un alto esponente dell’amministrazione, coperto dall’anonimato. Se il ministro fosse costretto a dimettersi, il titolare della Difesa potrebbe tornare alla carica, con l’appoggio forse del segretario di Stato Rice, che viene definita d’accordo con lui sulla necessita’ di eliminare quello che Gates definisce ‘’un luogo diventato un simbolo, che ci piaccia o no, in tutto il mondo'’.
Secondo il New York Times, il ministro della Difesa avrebbe cominciato a gennaio a premere per un progetto che prevederebbe di trasferire i circa 380 detenuti di Guantanamo sul suolo americano, in varie basi militari. Ma la scelta di portare i presunti seguaci di Al Qaida e dei taleban nella base navale a Cuba fu presa, alla fine del 2001, proprio perche’ non si tratta di territorio americano e quindi ai detenuti non spettano i diritti previsti dal sistema giudiziario degli Stati Uniti. Il ministero della Giustizia ha risposto evidenziando il rischio che, con il trasferimento dei prigionieri negli Usa, si scateni una valanga di ricorsi giudiziari ingestibili.
Alla fine, secondo le indiscrezioni sarebbe stato Bush a dire no al progetto del capo del Pentagono. Ma Snow ha respinto questa ricostruzione dei fatti. ‘’Queste richieste non hanno mai raggiunto il presidente'’, ha detto il portavoce, sostenendo che Gates aveva delle ‘’preoccupazioni'’ su Guantanamo che sono state affrontate da parte del ministero della Giustizia.
In attesa di possibili nuovi scontri interni al governo sul suo futuro, a Guantanamo l’attivita’ procede a ritmi sempre piu’ sostenuti. Lunedi’ il ‘taleban australiano’ David Hicks comparira’ di fronte a giudici militari per la formalizzazione del suo rinvio a giudizio. Hicks e’ il primo detenuto per cui e’ partito l’iter delle cosiddette ‘commissioni militari’ e nei prossimi mesi avverra’ il suo processo, il primo che viene celebrato nella base navale americana.
Nel frattempo continuano le udienze per i 14 presunti alti esponenti di Al Qaida trasferiti a Guantanamo dalle prigioni segrete della Cia, per i quali deve venir formalizzato lo status di combattenti nemici. L’ultimo a comparire in aula e’ stato Ahmed Khalfan Ghailani, accusato di aver preso parte all’attacco contro l’ambasciata Usa in Tanzania nel 1998 (11 morti e 85 feriti). Ghailani ha ammesso parzialmente le proprie responsabilita’ e ha chiesto perdono al governo americano e ai familiari delle vittime.
