18.04.07
Virginia Tech, il killer e la vittima sua vicina di casa
BLACKSBURG (VIRGINIA) - Cho Seung-hui aveva in qualche modo ’sceneggiato’ il massacro che ha poi compiuto davvero. Il giovane sudcoreano autore della strage del Virginia Tech aveva scritto un paio di testi teatrali che avevano lasciato inorriditi alcuni compagni di corso per la loro violenza. […]
A raccontarlo a Blacksburg, in Virginia, e’ un altro studente, Ian McFarland, che ha descritto i copioni scritti da Cho come “qualcosa uscito da un incubo, con una violenza macabra, malata, e l’uso di armi a cui io non avrei mai neppure pensato”. Con alcuni compagni di corso, McFarland si era interrogato su Cho ed era emersa anche la possibilita’ che fosse “un killer scolastico”. Qualcuno tra le autorita’ del campus sarebbe stato avvertito, ha raccontato lo studente, ma a quanto pare non e’ bastato per tenere gli occhi puntati su Cho.
Ed e’ stato cosi’ possibile per Cho compiere un massacro nel quale una delle vittime - probabilmente a sua insaputa - era una sua vicina di casa. Lui era arrivato dalla Corea del Sud, lei si chiamava Reema Samaha, 18 anni, ed era di origini libanesi. Ragazzi di mondi diversi, che vivevano a due passi l’uno dall’ altra in Virginia, ma non si erano mai incontrati fino a ieri mattina, quando sono morti entrambi in un campus a quattro ore d’auto dalle loro abitazioni.
In tanti ora al Virginia Tech piangono Reema, amante del ballo, il cui sorriso timido e’ stato spento dai proiettili di Cho. “Era una ragazza piena di vita, l’ho sempre vista sorridente”, dice all’ANSA Rana Rouhana, 23 anni, anche lei libanese ma con passaporto francese. Insieme al cugino di Reema, Souheil, anche lui studente a Virginia Tech, per ore ha cercato notizie della giovane amica, mentre da casa Samaha partivano allarmati i familiari. Poi la tragica rivelazione: “Abbiamo rintracciato un amico che era in ambulanza con lei dopo la sparatoria e ci ha detto che era morta”, racconta Omar Samaha, il fratello di Reema, a sua volta laureato anni fa nel campus nei boschi della Virginia.
La giovane Samaha e il killer sudcoreano abitavano entrambi a Centreville, nei sobborghi di Washington, ma nel campus apparentemente non si conoscevano. Fino a quando Cho ha fatto irruzione nell’aula dove, tra gli altri, si trovava Reema. Reema, Cho e gli altri protagonisti della vicenda sono un segno del volto multietnico di un campus che sembra l’Onu, con studenti da tutto il mondo (alcuni con nomi italiani, come Massimiliano, Giancarlo, Marina, studenti arrivati dall’Italia). Rana aveva conosciuto la matricola con la passione per il ballo nel piccolo giro dei libanesi del campus. “L’ultima volta che l’ho vista - racconta ora - e’ stato domenica scorsa, quando ha ballato per la festa che abbiamo avuto nelle strade di Blacksburg”.
E’ stata anche l’ultima volta che Omar le ha parlato: “Mi ha raccontato di come fosse stata felice di ballare, ma e’ stata una conversazione rapida al telefono. Non ho avuto neppure la possibilita’ di dirle ‘arrivederci’ come volevo”.
Sul popolare sito Internet ‘Facebook’, la pagina di Reema e’ piena di messaggi di cordoglio e di angoscia lasciati dagli amici, ma a dominare restano le foto sorridenti della studentessa di ingegneria con la passione per il ballo. ‘Facebook’ e’ il vero memoriale della tragedia del Virginia Tech: piu’ o meno tutti gli studenti hanno pagine personali ed é ad esse e a quelle dei ragazzi scomparsi che affidano i loro pensieri. Un addio online in un campus ad alta tecnologia, che si e’ trovato al centro di una violenza che di hi-tech non aveva pero’ proprio niente.

Giampaolo said,
April 18, 2007 at
A land of wonders…
controcopertina said,
April 18, 2007 at
dispiace, dispiace moltissimo, ma prima di tutto lascia inorriditi l’efferata violenza, la follia…
Yanni said,
November 4, 2007 at
Cool!