18.04.07

Virginia Tech, pennarelli e candele per ricominciare

Posted in Taccuino at by spiritofamerica

BLACKSBURG (VIRGINIA) - Un pennarello nero per reagire, sfogarsi, cercare di dare un senso a giornate segnate prima dal caos, poi dal silenzio che l’ha seguito. Su otto giganteschi pannelli bianchi, installati sul prato centrale del campus del Virginia Tech, gli studenti si passano il pennarello per ricordare con qualche frase chi e’ morto, ma soprattutto per esprimere una domanda semplice e nello stesso tempo gigantesca: ‘Perche’?’. […]

Nel lento cammino verso una difficile normalita’ cominciato nell’universita’ nei boschi della Virginia, tre giorni dopo la sparatoria costata la vita a 33 persone, i momenti comuni e i memoriali stanno diventando i punti di riferimento, insieme ai consultori che le autorita’ del campus hanno creato ormai in ogni edificio del Virginia Tech. Le lezioni restano sospese fino alla settimana prossima e un gran numero di studenti hanno lasciato Blacksburg per alcuni giorni. Ma per chi resta, non mancano le proposte, alcune particolarmente significative.

Martedi’ notte, sul gigantesco Drillfield, il prato centrale del campus, migliaia di studenti, professori, familiari e persone comuni si sono radunati ognuno con in mano una candela, per una veglia organizzata dalle organizzazioni studentesche degli ‘Hokies’ (il nome della mascotte del Virginia Tech e delle squadre sportive del campus). “Vogliamo che l’America e il mondo intero vedano l’amore che ci unisce, che questa e’ una grande famiglia e andremo avanti, piu’ forti di prima”, hanno detto gli studenti, alternandosi al microfono. Ma sono stati i silenzi, piu’ delle parole, a far ritrovare alla ‘Nazione Hokie’ - come amano definirsi -, forse per la prima volta dal tragico lunedi’ di sangue, l’orgoglio e il riconoscimento di essere una comunita’.

Nel silenzio di migliaia di candele, rotto solo dal rumore degli scatti delle macchine fotografiche e dei telefonini, si sono levati improvvisi e spontanei gli stessi canti che unirono l’America dopo l’11 settembre 2001, come ‘Amazing Grace’, mischiati agli inni di battaglia della squadra di football degli Hokies. “Ho vissuto tutta la mia vita qui a Blacksburg, so che questa comunita’ si riprendera’ e andra’ avanti, grazie anche a momenti di bellezza come questo”, ha detto Travis Jones, un papa’ arrivato alla veglia insieme ai suoi due figli piccoli (”Voglio che un giorno possano ricordare questa sera a lume di candela”).

La mattina dopo, il grande prato e’ trasformato in un memoriale all’aperto. Mazzi di fiori di fronte a un monumento non lontano da Norris Hall, il luogo della sparatoria principale. Fasce granata e arancione - i colori degli Hokies - avvolte intorno agli alberi. E poi i grandi pannelli con i pennarelli neri a disposizione di chiunque voglia scrivere qualcosa: come il 12 settembre 2001 a Union Square a Manhattan, la piazza dove gli studenti cominciarono a far rinascere New York con i loro tazebao carichi di dolore, domande e voglia di ricominciare.

“Dicono che Dio non era qui - ha scritto Andrew Clement - ma c’era. A volte servono eventi estremi per fare un passo indietro, guardare alle nostre vite e alle nostre azioni. Questa é la ragione per cui Dio permette che accadano queste cose”. Dio compare spesso nelle scritte sui pannelli. Ma molti non hanno le stesse certezze, alcuni esprimono una rabbia profonda e tanti altri semplicemente piangono gli amici perduti e si chiedono perché sia successo.

Qualcuno, pensando alle bizzarrie meteorologiche che hanno fatto da sfondo in questi giorni in Virginia al dramma del campus, si limita a una poesia che esprime il pensiero di molti: “Era caotico e frenetico/Poi e’ diventato tutto calmo e sereno/Era nuvolose e nevicava/Poi e’ venuto il cielo azzurro”.

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