25.04.07
Studio, dietro l’iniezione letale un atroce dolore nascosto

Visto dall’esterno, il corpo di un detenuto che sta muorendo per un’iniezione letale appare immobile, dando l’idea di un decesso ’sereno’. Dentro l’organismo, pero’, lo scenario potrebbe essere ben diverso: secondo uno studio appena pubblicato negli Usa e destinato a riaprire il dibattito sulla pena di morte, tutti i ricettori del dolore nel sistema nervoso potrebbero essere attivi, dando al condannato la sensazione di star bruciando. […]
Lo studio ha analizzato il cocktail di veleni usato in tutti gli stati degli Usa che ricorrono alle iniezioni letali, ormai diventate praticamente l’unico metodo di esecuzione in vigore nel paese. Come era accaduto gia’ due anni fa con una ricerca pubblicata sulla rivista medica Lancet, anche il nuovo studio ha concluso che ci sono serie possibilita’ che i detenuti siano coscienti a lungo dopo l’iniezione e che la loro sia una morte dolorosa, i cui effetti sarebbero mascherati all’esterno dagli effetti di una sostanza paralizzante iniettata nelle vene.
La Costituzione americana vieta metodi punitivi che siano ‘crudeli o inusuali’ e proprio sulla base di questo divieto si e’ scatenato negli ultimi anni un dibattito sulle iniezioni letali che ha raggiunto nei mesi scorsi anche la Corte Suprema. Il massimo organo giudiziario d’America ha riconosciuto il diritto dei detenuti di sfidare fino all’ultimo momento la legittimita’ costituzionale delle iniezioni e alcuni stati, di fronte alle prospettive aperte dalla Corte, hanno preferito prendere una pausa di riflessione nelle esecuzioni. Tra questi figurano California e Florida, due degli stati con i piu’ grandi bracci della morte, dove il dibattito e’ intenso: in Florida, in particolare, la lunga e in apparenza dolorosa morte di un condannato alla fine del 2006 ha scosso molte coscienze.
Un team guidato dal chirurgo Leonidas Koniaris, dell’ Universita’ di Miami, ha studiato gli effetti delle iniezioni analizzando i dati relativi a 33 esecuzioni in North Carolina e California, avvenute tra il 1984 e il 2006. I ricercatori hanno studiato il protocollo previsto per la somministrazione delle sostanze letali e lo hanno confrontato con i dati personali sui singoli detenuti, come il loro peso o eventuali patologie.
La procedura per l’iniezione letale prevede il ricorso a tre sostanze. Prima viene somministrato il sodio tiopentale, un barbiturico che serve a far perdere conoscenza. Poi e’ la volta del bromuro di pancuronium, che paralizza i muscoli. Infine arriva il cloruro di potassio, che provoca l’arresto cardiaco. Ciascuna delle tre sostanze, in base al protocollo inventato nel 1977 in Oklahoma da Jay Chapman, va somministrata in dosi tali che da sola basterebbe a provocare la morte.
Lo studio pero’ solleva dubbi sull’efficacia del metodo, ritenendo che i dati indichino la possibilita’ che l’anestesia non sia totale e che il detenuto possa soffrire in modo atroce - ma invisibile - quando riceve le sostanze successive. ‘’E’ possibile - ha detto Koniaris al Washington Post - che queste persone siano torturate e che noi non possiamo vederlo, perche’ sono paralizzate. Non sono sicuro che una societa’ civile debba fare una cosa del genere'’. Le conclusioni ‘’sono state per noi sconvolgenti'’, ha aggiunto Teresa Zimmers, un altro membro del team: ‘’Ci sono limitate ricerche scientifiche dietro questo protocollo e l’immagine dell’iniezione letale come di un metodo umano di giustiziare qualcuno, e’ completamente sbagliata'’.
I risultati della ricerca sono pubblicati sulla rivista medica online Plos Medicine, insieme a un editoriale nel quale i responsabili della rivista spiegano che non e’ loro intento quello di migliorare il protocollo, bensi’ suggerire la necessita’ di abolire del tutto la pena di morte.
Le esecuzioni intanto vanno avanti negli Usa. L’Ohio ha appena messo a morte con un’iniezione letale James Filiaggi, 41 anni, condannato per un delitto del 1994. E’ la 14ma esecuzione dell’anno negli Stati Uniti.
