27.04.07

Tutti contro Obama nel primo dibattito dei democratici

Posted in Taccuino at by spiritofamerica

Tutti insieme sul palco di una storica universita’ del Sud, epicentro per decenni delle battaglie per i diritti dei neri. I democratici che sognano la Casa Bianca si confrontano per la prima volta in un dibattito pubblico che conferma la novita’ piu’ importante della fase iniziale della campagna presidenziale americana: per i candidati l’ ‘uomo forte’, quello da battere e ridimensionare e contro cui coalizzarsi, in questo momento non e’ tanto Hillary Clinton quanto Barack Obama, l’unico afroamericano del gruppo. […]  

Il senatore dell’Illinois e’ da mesi in crescita continua e raccoglie sempre piu’ consensi. L’ultimo sondaggio Wall Street Journal/Nbc, diffuso alla vigilia del dibattito dei democratici, vede ridotto il vantaggio di Hillary nei suoi confronti ad aprile al 36-31% (era 40-28% a marzo). Le fila dei finanziatori di Obama si ingrossano ogni giorno.

Tra i piu’ recenti a farsi avanti con il portafogli aperto, sono stati il manager Paul Tudor Jones, un guru finanziario del ricchissimo e influente mondo degli ‘hedge funds’, e John Canning, vice presidente del board della Federal Reserve Bank di Chicago, la cui presenza al fianco di Obama e’ sorprendente: finora era uno dei celebri ‘Pioneers’, come i repubblicani chiamano i maggiori raccoglitori di fondi per George W.Bush. Strizza l’occhio a Obama, dalle colonne del New York Times, anche l’editorialista conservatore David Brooks, che esce sedotto da un’intervista al senatore per aver scoperto la passione comune per l’opera del teologo Reinhold Niebuhr.

La situazione e’ da allarme per la Clinton, come evidenza il settimanale Time dando la parola a Terry McAuliffe, il presidente della campagna elettorale della senatrice: ‘’Chiunque io chiami al telefono - confessa McAuliffe - e’ gia’ stato chiamato tre o quattro volte da Obama. Lavora come un forsennato e ha probabilmente fatto 3-4 volte piu’ eventi di noi'’.

La preoccupazione di Hillary e’ condivisa dallo staff di John Edwards e dagli strateghi degli altri candidati minori e ha fatto si’ che Obama salisse sul palco della South Carolina State University a Orangeburg nelle scomode vesti di colui che deve difendersi da una coalizione di avversari. Il dibattito - in programma nel corso della notte tra giovedi’ e venerdi’ italiana - ha visto per la prima volta gli otto aspiranti presidenti del partito democratico insieme per rispondere alle domande dell’ anchorman della Nbc Brian Williams.

Nelle ore precedenti il confronto, Obama ha fatto pretattica, cercando di ridimensionare le aspettative. La formula decisa dagli organizzatori del confronto, per esempio, prevedeva un limite di 60 secondi per ogni risposta e il senatore dell’ Illinois ha ironizzato: ‘’A me servono 60 secondi solo per schiarire la voce'’. Una strategia consueta nel mondo politico americano, contro la quale gli avversari hanno giocato le loro carte. Uno degli altri candidati, per esempio, ha fatto circolare in forma anonima articoli che ricordavano come Obama sia stato il direttore della rivista di legge a Harvard e fosse celebre per le doti oratorie (un articolo sosteneva che Abraham Lincoln avrebbe perso una battaglia dialettica con lui). Un tentativo di aumentare le attese per Obama, in modo da poter poi ingigantire ogni eventuale errore o passo falso dialettico.

La Clinton, rivela Time, sta ora silenziosamente cambiando l’ impostazione della propria strategia. Hillary avrebbe dovuto solcare i mari elettorali come una imbattibile portaerei, ‘’ma e’ stata colta di sorpresa - scrive il settimanale - da un sommergibile di nome Obama, che ha viaggiato silenzioso e in profondita’, fino ad emergere in modo spettacolare'’. Che il senatore nero si stia rivelando capace di imprese dal sapore storico, lo ha dimostrato del resto la stessa scena del dibattito. In un teatro dedicato a Martin Luther King, per la prima volta un candidato nero non si e’ presentato alla platea nazionale come presenza di folklore o di contestazione - come era avvenuto con personaggi come Al Sharpton o Jesse Jackson - ma con i numeri per poter ambire alla nomination.

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