24.05.07
Iraq, Bush vince in Congresso e cerca nuova strategia
Uscito vincitore dal braccio di ferro con il Congresso sul futuro dell’avventura irachena, il presidente americano George W.Bush tenta di riportare Osama bin Laden al centro del dibattito, svelando tentativi del leader di Al Qaida di trasformare l’Iraq in un nuovo Afghanistan. Con in tasca i soldi per combattere per mesi, Casa Bianca e Pentagono sono pero’ alla ricerca di nuovi piani per il futuro, che potrebbero prevedere anche un rinnovato ruolo per l’Onu. […]
L’invio di rinforzi americani in Iraq non e’ completo, ma a Washington e Baghdad si lavora gia’ a un ‘piano B’ - e a una serie di alternative - per tentare ancora una volta di cambiare l’approccio a una guerra da cui gli Usa non vedono al momento vie d’uscita. Il generale David Petraeus, comandante delle forze americane in Iraq, e l’ambasciatore degli Usa Ryan Crocker sono al lavoro per definire una strategia politica, militare e diplomatica che torni a concentrarsi sulla necessita’ di addestrare forze irachene e cercare accordi tra le varie fazioni del governo di Baghdad.
L’approccio dell’amministrazione Bush sembra recuperare molte delle indicazioni contenute nel rapporto finale dell’Iraq Study Group guidato dall’ex segretario di Stato James Baker, compresa la necessita’ di ‘internazionalizzare’ la crisi. In questo senso, secondo indicazioni che i media raccolgono a Washington, gli Usa potrebbero tornare a bussare alla porta dell’Onu, per studiare un maggiore coinvolgimento delle Nazioni Unite in Iraq. A incoraggiare l’amministrazione Bush e’ tra l’altro la nuova linea della Francia con l’arrivo alla presidenza di Nicholas Sarkozy e la scelta, come ministro degli Esteri, di un sostenitore della guerra in Iraq come Bernard Kouchner.
Entro il fine settimana, Bush dovrebbe avere sulla propria scrivania la legge da 120 miliardi di dollari per il finanziamento delle operazioni militari in Iraq e Afghanistan che i democratici si sono impegnati a far passare. La minaccia del veto presidenziale e la mancanza dei numeri necessari per superarlo, ha costretto la maggioranza in Congresso a cedere dopo mesi di tensioni e a rimuovere dalla legge qualsiasi indicazione su una data di scadenza precisa per la guerra. I democratici hanno ottenuto in cambio 18 indicatori che il governo iracheno dovra’ rispettare e sui quali Bush, a partire da luglio, dovra’ fare regolarmente rapporto. Il voto e’ previsto giovedi’ alla Camera e venerdi’ in Senato.
I traguardi contenuti nella legge sono una magra consolazione per un partito che, vincendo a novembre le elezioni di Midterm, aveva interpretato il mandato degli elettori come mirato a metter fine alla guerra. Il malumore e’ evidente tra i democratici, dove anche la ’speaker’ della Camera Nancy Pelosi e’ scontenta al punto di minacciare un voto contrario sulla parte della legge che riguarda l’Iraq. ‘’Non penso di poter votare qualcosa che non contenga scadenze'’, ha detto la Pelosi. Ma il suo partito si e’ trovato con le spalle al muro, dopo un precedente veto del presidente, e nella necessita’ di non privare i soldati al fronte e il nuovo governo iracheno dei fondi necessari.
Se da Capitol Hill arrivano buone notizie per Bush, in Iraq continuano invece ad essere pessime: la scoperta del cadavere di un soldato americano, uno dei tre rapiti nei giorni scorsi dagli insorti, ha contribuito ad appesantire il clima.
In questo scenario, come gli accade spesso nei momenti di difficolta’, Bush ha rispolverato di nuovo il ‘fattore Osama’. In un discorso all’Accademia della Guardia Costiera, citando informazioni d’ intelligence fino ad ora classificate, Bush ha sostenuto che ci sono le prove che nel 2005 bin Laden cerco’ di organizzare in Iraq un nucleo di terroristi che tornasse a colpire l’America. Continuare la guerra, ha affermato il presidente, e’ necessario proprio per evitare che l’Iraq divenga cio’ che l’Afghanistan era in passato: una centrale operativa da cui i terroristi possono attaccare l’occidente.
