12.06.07

In Iraq, sunniti e Sudan alleati scomodi per il Pentagono

Posted in Taccuino at by spiritofamerica

Il Pentagono arma gli insorti sunniti che non troppo tempo fa facevano tiro al bersaglio con i soldati americani. La Cia lavora di nascosto con il governo del Sudan - lo stesso che la Casa Bianca non manca di criticare per i massacri in Darfur - per infiltrare Al Qaida in Iraq. E’ tempo di realismo per l’amministrazione Bush sul fronte iracheno, ma le iniziative militari e d’intelligence sollevano molti interrogativi, a Washington come a Baghdad. […]

I successi ottenuti dai Marines nella provincia sunnita di Anbar, dove la tensione e’ notevolmente calata in luoghi un tempo roventi come Falluja e Ramadi, sta spingendo il generale David Petraeus - comandante delle forze Usa in Iraq - a tentare lo stesso metodo in altre aree. Ad Anbar i leader sunniti locali da mesi mostrano segni di aperta collaborazione con gli americani contro i terroristi di Al Qaida e il Pentagono, per ripagarli, ha ora deciso di fornire loro armi e munizioni per combattere in modo piu’ efficace. Un’iniziativa, rivela il New York Times, che si sta estendendo ad almeno altre quattro aree a maggioranza sunnita, compresa il quartiere-roccaforte di Amiriya nella capitale.

Il ‘modello Anbar’ preoccupa pero’ gli sciiti e solleva dubbi tra gli strateghi militari negli Usa, alcuni dei quali temono che gli americani stiano in pratica fornendo le armi con cui verranno eseguiti i massacri di una futura guerra civile. Ma il generale Petraeus ritiene che il nuovo piano del Pentagono, basato sull’immissione nel paese di altri 30.000 soldati Usa, da solo non sia sufficiente per frenare le violenze e intende dare sempre piu’ potere agli iracheni per contribuire alla sicurezza. Le modalita’ con le quali armare i gruppi sunniti sono state decise nei giorni scorsi, nel corso di un incontro a Baghdad tra Petraeus e i suoi generali. Gli ufficiali avrebbero deciso regole rigide e un approccio cauto, ma avrebbero convenuto che nonostante i rischi, si tratta di un’opportunita’ per far fuori Al Qaida che gli americani non possono ignorare.

‘’In questo luogo niente e’ bianco o nero - ha detto il generale Rick Lynch, comandante della Terza divisione di fanteria in Iraq -, ci sono i buoni, ci sono i cattivi e ci sono gruppi che sono nel mezzo'’. Quest’ultimi si sono fatti avanti con gli americani, ha aggiunto l’ufficiale, per far sapere di essere disponibili a combattere contro Al Qaida, pur non manifestando alcun entusiasmo per gli americani. ‘’Ci dicono: ‘Vi odiamo perche’ siete una forza d’occupazione, ma odiamo Al Qaida ancora di piu’, e ancora di piu’ i persiani”’, ha detto Lynch. Un riferimento, quest’ultimo, ai legami tra gli sciiti iracheni e l’Iran.

Il realismo del Pentagono si affianca a quello della Cia. Il Los Angeles Times ha rivelato che il governo sudanese collabora con l’intelligence americana per fornire informazioni sugli insorti in Iraq legati ad Al Qaida.

Il presidente George W.Bush ha ripetutamente denunciato i massacri in Darfur, definendoli un genocidio, e gli Usa hanno imposto sanzioni sul governo di Khartoum. Ma negli Stati Uniti l’operato del presidente sul Darfur e’ stato spesso criticato anche dalla destra evangelica che lo sostiene politicamente, che accusa la Casa Bianca di non aver fatto abbastanza per fermare i massacri. Uno dei motivi, secondo quanto emerge da fonti anonime d’intelligence, e’ che dopo l’11 settembre 2001 Washington si e’ resa conto di aver bisogno della cooperazione del Sudan nella guerra al terrorismo. Il paese africano, un tempo una base di Osama bin Laden, e’ uno snodo importante per l’ambiente jihadista e spesso e’ un passaggio per militanti in viaggio verso l’Iraq o il Pakistan. I servizi segreti sudanesi sono riusciti a infiltrare loro informatori nella rete di Al Qaida e fornirebbero agli Usa indicazioni sulle sue attivita’.

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