23.06.07
Guantanamo, un colonnello pentito turba il Pentagono
E’ il ‘pentito’ di piu’ alto spessore fino a ora partorito da Guantanamo, il primo ex protagonista di udienze militari che mette il Pentagono sul banco degli imputati. Stephen Abraham, un colonnello della riserva dell’Esercito, ha messo nero su bianco una serie di accuse contro il sistema giudiziario in vigore nella base: a suo dire, le procedure si basano su informazioni inattendibili e sono viziate dalle pressioni dei comandanti militari. […]
In una dichiarazione giurata che ha provocato entusiasmo in decine di studi legali che assistono i 375 detenuti di Guantanamo, Abraham ha bollato come “profondamente carente” tutta la procedura che permette al Pentagono di caratterizzare i propri prigionieri come ‘combattenti nemici’. Una designazione che comporta la perdita di quasi tutti i diritti legali e la prospettiva di una detenzione a tempo indeterminato.
Abraham nel 2004 e 2005 ha fatto parte del Tribunale per la revisione dello status di combattenti, una struttura che il ministero della Difesa americano creo’ dopo che la Corte Suprema degli Stati Uniti aveva bocciato le modalita’ con cui l’amministrazione Bush gestiva le detenzioni a Guantanamo. Il tribunale ha il compito di valutare se persistono le condizioni per mantenere la designazione di combattente nemico e permette ai detenuti di comparire di fronte a giudici, ma accompagnati solo da assistenti militari, non da avvocati veri e propri. Su 558 detenuti comparsi nelle udienze, per 520 (93%) e’ stata confermata la designazione.
Secondo il colonnello della riserva, che attualmente non e’ in divisa e fa l’avvocato in California, le fonti di cui si servono i militari per giudicare i detenuti si basano su materiale d’intelligence poco affidabile, incompleto e spesso troppo vecchio. “Quelle che vengono presentate come descrizioni di fatti specifici, sono prive anche solo delle caratteristiche fondamentali per poter essere definite fonti di prova oggettivamente credibili”, ha scritto Abraham nella propria denuncia, presentata a una corte federale a Washington. Inoltre, secondo il colonnello, il personale militare che deve mettere insieme le accuse lavora sotto l’effetto di intense pressioni da parte dei superiori, che spingono perché lo status di combattenti nemici venga mantenuto.
Abraham ha detto di essersi deciso a parlare pubblicamente dopo aver ascoltato interviste all’ammiraglio James McGarrah, il responsabile del sistema giudiziario di Guantanamo, in cui l’alto ufficiale lodava la correttezza della procedura. Un portavoce del Pentagono, Chito Peppler, ha sottolineato che Abraham non ha mai espresso le proprie idee a McGarrah e ha ribadito che il ministero della Difesa ritiene la procedura “corretta, rigorosa e solida”.
Le accuse di Abraham finiranno quasi sicuramente nei fascicoli processuali delle varie cause legali con le quali gli avvocati dei detenuti cercano di ottenere di farli comparire di fronte a corti federali ordinarie negli Usa. Per l’amministrazione Bush, le parole del ‘pentito’ sono un altro campanello d’allarme sulla situazione di Guantanamo, che alla Casa Bianca viene osservata con crescente preoccupazione. Il capo del Pentagono Robert Gates e il segretario di Stato Condoleezza Rice stanno facendo pressioni per chiudere la prigione e i portavoce del presidente hanno ammesso che anche George W. Bush sta valutando possibili alternative.
Ma per il momento non ci sono iniziative immediate all’orizzonte e ogni tentativo di smantellare Guantanamo si scontra con la linea dura del vicepresidente Dick Cheney e con le obiezioni giuridiche del ministro della Giustizia Alberto Gonzales, per il quale trasferire i detenuti in prigioni sul suolo americano aprirebbe la strada a un diluvio di cause e processi.
