28.06.07
Iraq, i repubblicani si spaccano e la strategia cambia ancora
Scricchiola e da’ segni di imminente cedimento la base politica che a Washington ancora sostiene la guerra in Iraq. La Casa Bianca, alle prese con una grave rottura su piu’ fronti con i repubblicani, corre ai ripari: il Pentagono si appresta a lanciare l’ennesima nuova strategia, con un’offensiva estiva contro Al Qaida, prima di affrontare in autunno il probabile ordine da parte del Congresso di cominciare la ritirata. […]
Un complesso scenario dove la politica estera si intreccia con quella interna, costringe l’amministrazione Usa a rivedere i propri progetti iracheni. Il presidente George W.Bush ha ricevuto una pesante sconfitta oggi in Congresso sul progetto per una riforma epocale dell’immigrazione e si tratta di un segnale che denuncia la scollatura tra la Casa Bianca e il partito del presidente. Sono stati proprio i repubblicani a silurare il progetto e nelle fila del partito il malumore crescente per l’operato dell’amministrazione sembra pronto a trasferirsi anche sull’Iraq. Gia’ due senatori repubblicani di primo piano, Dick Lugar dell’Indiana e George Voinovich dell’ Ohio, sono venuti allo scoperto per unirsi a gran parte dei democratici nel chiedere che cominci la riduzione delle truppe.
Vista l’aria che tira, i generali in Iraq hanno capito che quando a settembre faranno rapporto al Congresso, quasi sicuramente si vedranno imporre scadenze precise per il disimpegno. In questo clima, sta maturando una nuova strategia militare che prevede di spostare il tiro dalle milizie sciite - che peraltro danno segni di cooperare con il governo di Baghdad - ai sunniti di ‘Al Qaida in Mesopotamia’, l’organizzazione terrorista che sta sempre piu’ alzando il livello dei propri attacchi, nel tentativo di scatenare un clima da guerra civile. L’estate, hanno rivelato i generali americani al Los Angeles Times, sara’ dedicata a un’offensiva a tutto campo contro gli ’stranieri’ di Al Qaida (i cui effettivi legami con la casamadre di Osama bin Laden restano ancora incerti). Un assaggio lo si e’ gia’ avuto negli ultimi giorni con l’assedio di Baquba, da dove sembra pero’ che i leader terroristi siano fuggiti in tempo.
Al Qaida in Mesopotamia ‘’e’ il nemico piu’ diabolico che abbiamo qui, non ho mai visto niente del genere'’, ha detto, con la consueta franchezza, il generale David Petraeus, comandante delle forze Usa in Iraq. ‘’E’ di gran lunga - ha aggiunto il generale - la piu’ complessa situazione in cui mi sono trovato durante la mia carriera. Sono stato in Iraq gia’ altre due volte prima di questa, ma la portata delle sfide e la complessita’ dello scenario attuale le supera abbondantemente'’.
A guidare l’operato di Petraeus ci saranno presto nuovi comandanti militari al Pentagono. Bush ha formalizzato alla Casa Bianca la nomina dell’ammiraglio Mike Mullen e del generale James Cartwright come nuovi capo e vicecapo degli Stati Maggiori. Per l’amministrazione Bush si tratta di nomine che gia’ indicano una debolezza nei confronti del Congresso: il ministro della Difesa Robert Gates ha detto di aver deciso di non confermare il generale Peter Pace alla guida degli Stati Maggiori, come sembrava scontato, per il timore dello scontro che sarebbe nato in Senato sulla figura dell’ufficiale, che da anni e’ alla guida delle operazioni sui fronti caldi.
‘’E’ chiaro che restiamo una nazione in guerra contro nemici formidabili'’, ha detto l’ammiraglio Mullen, parlando nello Studio Ovale. ‘’La strada che abbiamo di fronte in Iraq e Afghanistan - ha aggiunto - e il percorso che sceglieremo oggi, segneranno il carattere del piu’ ampio e lungo confronto contro il terrorismo'’.
