05.08.07

Phoenix in viaggio verso Marte, pianeta affollato

Posted in Taccuino at by spiritofamerica

Armata di una piccola ma potente trivella, una sonda americana e’ partita per una nuova avventura marziana. Phoenix Mars Lander e’ in viaggio verso il pianeta rosso, sempre piu’ affollato da robot e fotografato dal cielo in vista di una futura missione umana. Al centro dell’attenzione del nuovo sbarco su Marte della Nasa sara il polo nord del pianeta, per esplorarne i ghiacci. […]
   Phoenix deve il proprio nome al fatto di essere rinata, come la mitologica araba fenice, dalle ceneri di una missione che fu cancellata dalla Nasa dopo il fallimento nel 1999 di Polar Lander, una sonda scesa al polo sud di Marte e subito andata perduta. Uno dei tanti precedenti che spingono l’agenzia spaziale alla cautela e la terranno con il fiato sospeso fino a quando, il 25 maggio 2008, Phoenix non avra’ posato le proprie tre zampe sul pianeta rosso. Per ora il lancio da Cape Canaveral alle 5:26 locali di sabato (le 11:26 in Italia) ha rispettato il copione, con un razzo Delta II che ha messo Phoenix in rotta per un viaggio di 679 milioni di chilometri. 
   Solo cinque dei 15 tentativi fino a ora compiuti di scendere su Marte sono risultati dei successi, in tutti i casi ad opera di sonde americane. Ad aprire la strada erano state, nel 1975-76, Viking 1 e 2, seguite da Pathfinder nel 1996 e dai sorprendenti Spirit e Opportunity, che dal 2004 continuano a setacciare il suolo marziano nonostante la loro missione fosse prevista solo per pochi mesi. Il piccolo ‘lander’ europeo Beagle 2 ando’ invece perduto nel 2003, ma la sonda che lo trasportava, Mars Express - un progetto in buona parte italiano - continua a fotografare il pianeta rosso in orbita, insieme alle americane Mars Odissey e Mars Reconnaissance Orbiter. Da pochi mesi si e’ invece spenta un’altra sonda che ha studiato con successo Marte per anni, Mars Global Surveyor.
   Altre missioni sul suolo marziano sono in programma nei prossimi anni, a partire da una russo-cinese che dovrebbe prendere il via nel 2009. Nel frattempo pero’, se Phoenix rispettera’ le attese, le conoscenze sulla composizione del pianeta dovrebbero aumentare in modo significativo.
   La sonda scendera’ in una zona di Marte equivalente al Circolo polare artico terrestre: il polo nord vero e proprio avrebbe presentato sfide eccessive, per le temperature che vi si registrano. In pratica, Phoenix operera’ in una zona a una latitudine equivalente al nord dell’Alaska o della Groenlandia.  Gli scienziati del Jet Propulsion Laboratory di Pasadena, che con l’universita’ dell’Arizona guidano la missione, hanno scelto per l’atterraggio l’area piu’ piatta e priva di rocce possibile, per cercare di ridurre al massimo i rischi.
   Il braccio robotizzato della sonda trivellera’ il ghiaccio solido come cemento - che si trova sotto uno strato di alcuni centimetri di soffice polvere - per prelevarne campioni. Piccoli forni e ampolle dotate di acqua permetteranno di esaminarli sia ad alte temperature, sia disciolti in un sorta di zuppa marziana. Lo scopo della missione non e’ tanto quello di trovare tracce di vita, bensi’ di rintracciare composti organici che possono essere indicatori che le condizioni per la vita ci sono o ci sono state sul pianeta. Il ghiaccio, secondo gli scienziati, e’ la parte di Marte dove e’ piu’ probabile che siano stati conservati al meglio questi possibili indizi.
   La missione, che costa 420 milioni di dollari, servira’ anche a verificare la possibilita’ di estrarre acqua ghiacciata dal suolo marziano, che costituirebbe una risorsa preziosa per la prima missione umana, che la Nasa progetta intorno al 2030.
   ‘’Sono sicuro che gli uomini andranno su Marte e che la loro missione sia importante, perche’ possono fare il lavoro di 100 robot'’, ha commentato lo scrittore di fantascienza Kim Stanley Robinson, che ha dedicato molti dei propri lavori a immaginare la futura colonizzazione umana di Marte. Robinson in qualche modo andra’ in avanscoperta con Phoenix. La sonda porta con se’ un disco che raccoglie una sorta di biblioteca marziana in formato digitale: oltre a ‘Green Mars’ di Robinson, ci sono testi di Voltaire, Carl Sagan, Ray Bradbury, Isaac Asimov e Percival Lowell. 

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