18.09.07
Il NYTimes torna gratis online, e i bloggers festeggiano

Il New York Times abbatte il recinto digitale nel quale aveva chiuso i propri purosangue del giornalismo e li lascia liberi di scorazzare nelle praterie del web. La decisione del colosso editoriale di rendere gratis ogni sezione del proprio sito web e’ stata accolta come una piccola rivoluzione sulla Rete, e negli Usa e’ scattato il dibattito su chi abbia provocato il cambio di strategia: i bloggers, Google, Rupert Murdoch o il mercato pubblicitario? […]
In realta’ sembrano essere molteplici i fattori che hanno spinto dopo due anni il quotidiano di New York a dichiarare finita l’avventura di ‘TimesSelect’, una sezione a pagamento che era diventata l’unica possibilita’ di accedere sul web agli articoli di 23 editorialisti e a larga parte degli archivi. La societa’ newyorchese, nell’annunciare che da domani tutto tornera’ gratis sul proprio sito Internet, ha sostenuto che l’esperimento a pagamento e’ stato un successo, ma ora e’ cambiato lo scenario. In sostanza, le prospettive di far soldi con la pubblicita’, aumentando il traffico sul sito, sono piu’ rosee di quelle legate agli abbonamenti.
‘’Cio’ che non avevamo anticipato - ha affermato la responsabile del sito NYTimes.com Vivian Schiller - e’ stata l’ esplosione di traffico che sarebbe stata generata da Google, Yahoo e altri'’. Una larga fetta dei 13 milioni di visitatori che ogni mese finiscono sulle pagine online del New York Times, vi arrivano dirottati da altri colossi del web come Google e il quotidiano intende scommettere su di loro. I 227.000 abbonati che hanno pagato 49.95 dollari l’anno per leggere gli articoli di grandi firme come Thomas Friedman, Paul Krugman, David Brooks o Maureen Dowd, hanno portato circa 10 milioni di dollari l’anno nelle casse del Nyt. Un risultato positivo, afferma il gruppo, ma la pubblicita’ sembra promettere di piu’.
La versione ufficiale pero’ non convince la Rete. I bloggers americani hanno dato vita a festeggiamenti virtuali dopo l’annuncio, ritenendo che si tratti di una loro vittoria e di una resa di Arthur Sulzberger, l’editore del Nyt. Come ha sottolineato Mickey Kaus, uno dei piu’ seguiti autori di blog politici, ‘’e’ naufragata la teoria di Sulzberger che i suoi opinionisti erano cosi’ superiori ai bloggers, che la gente avrebbe pagato per loro'’. La versione del quotidiano secondo la quale non era prevedibile l’esplosione del traffico provocata da Google viene irrisa da Kaus: ‘’Chi poteva prevederlo? In pratica tutti gli altri che sono in questo mercato'’.
Ma nel dibattito che si e’ scatenato sulla decisione del colosso dell’editoria, sono in molti a vedere un primo effetto dell’arrivo di Rupert Murdoch alla guida di Dow Jones, la societa’ che controlla il Wall Street Journal. Le indiscrezioni sui piani di Murdoch indicano che rendera’ gratuito l’intero sito web del quotidiano finanziario, oggi rimasto insieme al Financial Times una delle rare aree parzialmente a pagamento nel mondo del giornalismo online americano. Il Nyt potrebbe quindi aver bruciato i tempi per anticipare un passo di Murdoch, come ipotizza la rivista specializzata ‘Editor & Publisher’.
Insieme ai propri opinionisti, il New York Times d’ora in poi offrira’ l’accesso gratuito online al proprio archivio dal 1851 al 1922 (ormai considerato un patrimonio storico) e dal 1987 ad oggi, mentre resteranno in buona parte a pagamento gli articoli pubblicati dal 1923 al 1986.

rossana said,
September 26, 2007 at
Grazie per l’info che ho avuto modo di conoscere solo grazie a questo blog.
Inoltre sul sito di nytimes, per ogni articolo, cliccando due volte su ogni parola é possibile conoscerne il significato o la storia, trattandosi di un personaggio. Insomma s’impara la lingua inglese!