26.09.07

Pena di morte, l’iniezione sul banco degli imputati

Posted in Taccuino at by spiritofamerica

Non accadeva dal 1878, quando i giudici di Washington si trovarono a decidere se era legale fucilare un killer che aveva ammazzato un rivale di poker in un saloon nello Utah. Per la prima volta in oltre un secolo, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha accettato di pronunciarsi direttamente sulla legittimita’ costituzionale di un metodo per la pena capitale: sul banco degli imputati stavolta non sara’ un plotone d’esecuzione, ma l’iniezione letale. […]

Il massimo organo giudiziario americano negli ultimi anni ha messo piu’ volte nel mirino il cocktail di veleni utilizzato in quasi tutti gli stati che prevedono la pena di morte (su 38 stati, solo il Nebraska mantiene come metodo principale la sedia elettrica). Ma si e’ sempre trattato di sentenze su aspetti tecnici. Nel giugno 2006, per esempio, la Corte aveva suscitato clamore e decine di stop alle esecuzioni, decidendo di dare ai detenuti la possibilita’ di presentare ricorsi all’ultimo minuto contro la legittimita’ delle iniezioni.

Stavolta invece i nove giudici di Washington hanno accettato di valutare la richiesta di due detenuti del Kentucky che hanno chiesto alla Corte di stabilire esplicitamente se le iniezioni violano o meno l’Ottavo emendamento alla Costituzione, che vieta punizioni ‘crudeli e inusuali’. Un paio di casi in Florida e in Ohio in cui i detenuti hanno tardato a morire, insieme ad alcuni studi scientifici eseguiti su cadaveri di condannati, hanno sollevato in questi anni dubbi sempre piu’ consistenti sulla possibilita’ che dietro l’apparente ’serenita'’ della morte chimica si nasconda invece una sofferenza atroce.

La Corte Suprema da tempo mandava segnali che indicavano una disponibilita’ a pronunciarsi in modo chiaro sulle iniezioni. I giudici adesso hanno colto l’opportunita’ offerta loro da David Barron, un avvocato del Kentucky che assiste due condannati, Ralph Baze e Thomas Clyde Bowling. ‘’Questo e’ probabilmente uno dei casi di pena di morte piu’ importanti degli ultimi decenni'’, ha commentato Barron, entusiasta, dopo l’annuncio.

La data dell’udienza in cui verra’ discussa la causa, intestata ‘Baze contro Rees’, non e’ stata ancora decisa e una sentenza arrivera’ solo tra mesi. Ma le basi sono state poste per una decisione storica, che dovrebbe far chiarezza su un terreno controverso. Come ha sottolineato Barron nel ricorso, ‘’la Corte da oltre 100 anni non ha affrontato questo tema, lasciando i tribunali senza guida su come applicare la legge di fronte alle molte sfide lanciate contro le iniezioni letali'’.

Secondo lo stesso Barron, l’ultimo precedente specifico fu la causa ‘Wilkerson contro Utah’ nel 1878. Wallace Wilkerson era stato condannato dai giudici dello stato mormone a morire fucilato per un omicidio commesso durante una partita a poker l’11 giugno 1877. I suoi avvocati riuscirono a trasformarlo in un caso di legittimita’ costituzionale, ma la Corte decise all’ epoca che l’Ottavo emendamento vietava uccisioni con metodi come lo squartamento pubblico o il rogo sulla pubblica piazza. Plotoni d’esecuzione e cappi, i metodi piu’ utilizzati all’ epoca, non erano invece ne’ crudeli, ne’ inusuali. Lo Utah, insieme all’Idaho, ancora oggi offre il plotone d’esecuzione come alternativa alle iniezioni, ai detenuti che ne facciano richiesta.

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