28.09.07
I democratici ammettono, “Nel 2013 forse ancora in Iraq”
La domanda era diretta e non permetteva giochi di parole: ‘’Se sara’ presidente, garantisce di riportare a casa tutte le truppe dall’Iraq entro la fine del suo mandato, nel 2013?'’. E uno dopo l’altro Hillary Clinton, Barack Obama e John Edwards, i big a cui il partito democratico affida il sogno di riconquistare la Casa Bianca, hanno dovuto ammettere di non poter fare una promessa del genere. […]
Un dibattito in New Hampshire, dove tra meno di quattro mesi avverra’ uno dei voti piu’ importanti nella corsa alla nomination, ha fatto emergere con chiarezza come la sfida dei democratici sia in questo momento fare i conti con l’ombra scomoda di due presidenti. Uno e’ George W.Bush, che lascera’ in eredita’ la patata bollente di una guerra sul cui futuro nessuno e’ pronto a prendere impegni netti. L’altro e’ Bill Clinton, con la cui presenza ingombrante sua moglie deve ora cominciare a confrontarsi pubblicamente.
La ‘guerra di Bush’ rischia di restare appiccicata addosso al prossimo inquilino della Casa Bianca. I democratici in quasi un anno di controllo del Congresso non sono riusciti a trovare il modo di chiudere l’avventura irachena e nessuno tra i candidati presidenziali piu’ solidi del partito si sognerebbe mai di fare affermazioni come quelle di Dennis Kucinich, uno degli aspiranti presidenti che non vanno oltre il 5% dei consensi: ‘’Non appena saro’ alla Casa Bianca, faro’ rientrare subito le truppe'’.
La Clinton e gli altri big sono invece in sostanziale accordo nell’evitare di mettere una data di scadenza sul dossier Iraq. Il prossimo presidente degli Stati Uniti si insediera’ il 20 gennaio 2009 e restera’ in carica fino al gennaio 2013 e l’anchorman della Nbc Tim Russert, che conduceva il dibattito, ha provato a chiedere se per quell’epoca Baghdad sara’ stata abbandonata o meno al proprio destino. ‘’Penso sia difficile fare previsioni su scenari lontani'’, ha detto Obama. ‘’E’ molto difficile sapere cosa erediteremo'’, gli ha fatto eco la Clinton, evitando a sua volta di impegnarsi su una data. Ancora piu’ esplicito l’ex senatore ed ex candidato vicepresidente Edwards: ‘’Non posso prendermi questo impegno'’.
Se l’eredita di Bush sara’ un peso futuro per i democratici, quella di Bill Clinton e’ un problema piu’ immediato con cui fare i conti. ‘’Diciamo la verita”’, ha detto in diretta Tv il senatore Joe Biden, uno dei rivali della Clinton, portando alla luce un interrogativo che gli strateghi aspettavano di veder comparire in scena da mesi: ‘’Ci sono tante cose buone legate al presidente Clinton, ma c’e’ anche tanta roba vecchia che tornera’ ad emergere'’, se Hillary vince la nomination. Un attacco diretto all’eleggibilita’ dell’ex First Lady, che appare sempre piu’ la scelta inevitabile dei democratici per il 2008 e proprio per questo fa sorgere tra di loro un dubbio: siamo sicuri che sia un candidato vincente?
‘’Bill Clinton ha avuto in questo dibattito un ruolo piu’ grande di quello di molti degli stessi candidati'’, ha commentato lo stratega democratico Dan Newman. Gli echi del Sexgate torneranno a farsi sentire se Hillary sara’ il candidato. Inoltre, i rancori che la figura dell’ex presidente ancora suscita in una larga fetta del paese si faranno vivi e rischiano di coalizzare i repubblicani, che appaiono in crisi di idee e leadership nel crepuscolo dell’era Bush.
Forse proprio per cominciare a mettere i paletti tra se stessa e il marito, la Clinton ha preso le distanze dalla posizione dell’ex presidente sul tema delle torture. Bill Clinton si era detto disposto ad accettarle in un interrogatorio che serva a scongiurare un imminente attentato. Hillary era sulla stessa linea, ma ora ha annunciato di aver cambiato idea. A chi le faceva notare le differenze dal marito, ha risposto con un mezzo sorriso: ‘’Ne parlero’ con lui a casa'’.
