26.10.07
Giuliani, un vero duro

Se Rudy Giuliani punta a rafforzare la fama di duro, per far dimenticare ai repubblicani le sue posizioni sui temi sociali, le ultime 24 ore sono state un trionfo per l’ex sindaco in corsa per la Casa Bianca. L’Fbi ha svelato un piano di Cosa Nostra per ucciderlo quando era procuratore antimafia, il ‘nemico’ New York Times lo ha accusato di circondarsi di falchi in politica estera e Giuliani stesso ha ricevuto applausi in Iowa parlando di tortura ai terroristi. […] Uscito con le ossa rotte lo scorso fine settimana dal confronto a Washington con i leader della destra evangelica, che non sembrano disponibili ad accettare le sue idee in tema di aborto, matrimoni gay e ricerca sull’embrione, Giuliani punta con sempre maggior convinzione sulle credenziali di leader dal pugno di ferro. Il New York Times, il quotidiano della sua citta’, ha lanciato l’allarme sullo staff dei consiglieri di politica estera di cui si sta circondando Giuliani, dipingendoli come una cricca neocon che promette una politica sul Medio Oriente ancora piu’ aggressiva di quella di George W.Bush.
A finire nel mirino sono stati soprattutto tre consulenti che stanno lavorando per l’ex sindaco: il neocon Norman Podhoretz, forte sostenitore di un attacco militare all’Iran; l’esperto di Islam Daniel Pipes, che sostiene la necessita’ per l’Occidente di frenare l’espansione musulmana in Europa e Usa; e Michael Rubin, uno studioso del think tank conservatore American Enterprise Institute e un altro ‘falco’ su Iran e Iraq.
In realta’ Giuliani per ora non e’ sembrato abbracciare molte delle teorie dei suoi consulenti e sull’Iraq in particolare non ha risparmiato critiche a Bush. Ma la politica estera sembra il terreno sul quale puo’ conquistare tra i conservatori i consensi che le idee su altri temi potrebbero alienargli.
L’Fbi ha in qualche modo dato una mano alla costruzione dell’ immagine da sceriffo a cui lavorano gli strateghi di Giuliani. Un agente del Bureau ha raccontato in un processo come nel 1986 i boss delle cinque principali ‘famiglie’ di Cosa Nostra a New York abbiano discusso la possibilita’ di uccidere l’allora procuratore federale antimafia. John Gotti, all’epoca il boss del clan dei Gambino, sostenne la necessita’ di far fuori Giuliani, che aveva fatto processare e condannare vari esponenti della cupola. Erano gli anni in cui il procuratore newyorchese cominciava a collaborare anche con Giovanni Falcone e la mafia lo teneva nel mirino.
La proposta di Gotti, secondo l’Fbi, fu appoggiata dal capo della famiglia Colombo, Carmine Persico. Ma i leader degli altri tre clan storici di New York - Bonanno, Lucchese e Genovese - non erano d’accordo e Gotti fini’ in minoranza. La vicenda e’ stata ricostruita dall’agente dell’Fbi William Bolinder, nel corso di un processo a Brooklyn.
Per Giuliani le rivelazioni non sono una novita’, anche al recente gala degli italoamericani della Niaf aveva raccontato dei progetti della mafia per ucciderlo. E nella stessa occasione l’ex direttore dell’Fbi Louis Freeh, che ora ne appoggia la candidatura, aveva definito Giuliani e Falcone ‘’i veri uomini d’onore'’, per come si erano battuti contro Cosa Nostra.
Le notizie sulle vecchie storie di mafia hanno raggiunto Giuliani in Iowa, uno stato-chiave per la nomination, dove in un incontro pubblico Giuliani ha rifiutato di definire tortura il ‘waterboarding’, un contestato metodo d’interrogatorio che la Cia avrebbe usato contro terroristi di Al Qaida. ‘’Dipende da come viene fatto - ha detto l’ex sindaco - perche’ se e’ come e’ descritto dalla stampa liberal, allora sono d’accordo che non vada usato. Ma ho imparato che i giornali spesso esagerano, non descrivono in modo accurato'’.

Matteo said,
October 26, 2007 at
Ma per chi tifa Spirit of america?
spiritofamerica said,
October 26, 2007 at
Spirit of America tifa, ovviamente… per l’America.
M