23.11.07

Annapolis, dalle memorie di Washington alla pace in Medio Oriente

Posted in Taccuino at by spiritofamerica

George Washington vi depose le armi, rinunciando al potere all’apice della propria popolarita’. Thomas Jefferson e gli altri padri fondatori degli Usa vi ratificarono il Trattato di Parigi, mettendo fine alla guerra d’Indipendenza. E ora George W.Bush tenta di scrivere un’altra pagina storica ad Annapolis, una citta’ coloniale che la prossima settimana diverra’ un palcoscenico insolito per i decennali negoziati tra israeliani, palestinesi e paesi arabi. […]

Con il via libera della Lega araba alla partecipazione alla conferenza del 27 novembre e la decisione dell’Arabia Saudita di essere presente con il ministro degli Esteri Saud al Faysal, Bush e il suo segretario di Stato, Condoleezza Rice, hanno centrato un primo obiettivo. I paesi arabi garantiranno spessore all’incontro internazionale promosso dagli Usa ad Annapolis, offrendo uno sfondo significativo ai colloqui tra il primo ministro israeliano Ehud Olmert e il presidente palestinese Abu Mazen (Mahmud Abbas), ai quali Bush fara’ da moderatore alla Casa Bianca e nella cittadina del Maryland a mezz’ora da Washington. Ma gli esiti della conferenza sono incerti, un documento comune su cui lavorare sembra lontano dall’emergere e la stessa Rice sta cercando di ridimensionare le aspettative, abbassando la soglia del successo: la conferenza, sostiene il segretario di Stato, servira’ come piattaforma di lancio per un negoziato che gli Usa sperano di concludere entro la fine del mandato di Bush (gennaio 2009).

Il presidente americano ha scelto di distaccarsi da iniziative analoghe dei predecessori anche nella logistica. Niente isolamento nei boschi di Camp David, come ai tempi dello storico accordo di pace del 1978 gestito da Jimmy Carter. Niente discussioni a oltranza come nel 1998 a Wye River, il centro congressi dove Bill Clinton tenne chiusi per otto giorni Yasser Arafat e Benjamin Netanyahu, cercando di farli mettere d’accordo. L’incontro di Annapolis durera’ invece un solo giorno e assomigliera’ piu’ alla conferenza di Madrid del 1991, con la partecipazione di leader di un gran numero di paesi, che alla Camp David di Carter. Bush avra’ pero’ la possibilita’ di lavorare da solo con israeliani e palestinesi alla Casa Bianca sia alla vigilia della conferenza, sia il giorno dopo.

Arabi e israeliani, insieme ai rappresentanti di una cinquantina di paesi e organizzazioni internazionali (per l’Italia ci sara’ il ministro degli Esteri Massimo D’Alema), si troveranno a discutere di pace all’interno dell’Accademia Navale dove l’America dal 1845 addestra i propri ufficiali della US Navy e dei Marines. Dall’Accademia affacciata sulla baia di Chesapeake, uscirono tra gli altri lo stesso Carter e uno degli attuali candidati presidenti, il senatore John McCain.

Annapolis, capitale del Maryland, ha 36.000 abitanti e una ricca storia. Nel 1783 fu la prima capitale degli Stati Uniti e la vigilia di Natale di quell’anno il generale Washington, vittorioso nella guerra con gli inglesi, vi arrivo’ per mettere nelle mani del Congresso il proprio comando, per ritirarsi a vita privata. Fu un gesto che segno’ la storia americana, perche’ Washington avrebbe avuto teoricamente il potere di farsi nominare re o dittatore. Il 14 gennaio 1784, il Congresso ratifico’ ad Annapolis il Trattato di pace di Parigi, che mise formalmente fine alla guerra tra le ex colonie e gli inglesi.

La prossima settimana i negoziati tra Israele e palestinesi porteranno ad Annapolis anche le questioni religiose del confronto tra ebrei e musulmani, ma anche questa non e’ una novita’ assoluta per la citta’. Il Maryland era nato come unica colonia a maggioranza cattolica nel ‘nuovo mondo’ e la sua prima capitale era stata la cattolica St.Mary City. Ma ai protestanti che dominavano le altre colonie, e che provenivano dall’ Inghilterra all’epoca spaccata sulla religione, l’idea non piacque. Nel 1694 imposero come capitale Annapolis, dedicata alla regina protestante Anna e fondata da protestanti, tra vivaci proteste dei cattolici.

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