12.01.08

Guantanamo compie sei anni, futuro ancora incerto

Posted in Taccuino at by spiritofamerica

(UN MIO REPORTAGE A GUANTANAMO NEL FEBBRAIO 2007 E’ DISPONIBILE QUI

Come altre ‘patate bollenti’ degli anni dell’amministrazione Bush (l’Iraq, per esempio), anche il futuro di Guantanamo sembra destinato a passare nelle mani del prossimo presidente degli Stati Uniti. Sei anni dopo l’apertura della piu’ contestata prigione al mondo, mentre in Europa e in altre parti del globo si protesta e si chiede la sua chiusura, l’America deve ancora decidere cosa fare del centro di detenzione per presunti terroristi creato a Cuba. [...]

Guantanamo compare poco per ora nei dibattiti e nei comizi dei candidati alla Casa Bianca, che sono concordi solo nel riconoscere che il problema e’ destinato, a questo punto, a gravare sulle spalle di quello di loro che dal 20 gennaio 2009 sara’ nello Studio Ovale. A meno che nel frattempo non arrivi una qualche sorpresa.

Il 5 dicembre scorso la Corte Suprema degli Stati Uniti ha preso in esame, per la terza volta in pochi anni, la questione di Guantanamo e della legittimita’ delle detenzioni e del sistema giudiziario militare creato dal Pentagono. I giudici di Washington si pronunceranno non oltre la fine dell’anno giudiziario, che si chiude a giugno. La sentenza puo’ essere una svolta, dando il via libera definitivo al Pentagono per processare i detenuti oppure, al contrario, bloccando tutto.

I democratici che dal gennaio 2007 controllano il Congresso, non sono riusciti per ora a mantenere le promesse elettorali che miravano alla chiusura di Guantanamo. L’amministrazione Bush, a partire dallo stesso presidente per arrivare al capo del Pentagono, Robert Gates, ripete di aver intenzione di chiudere il centro di detenzione, ma solo quando ci saranno ”le condizioni per farlo”.

Al momento, le alternative non ci sono. Le proposte di trasferire i detenuti sul suolo americano, per sottoporli alla giustizia federale o a corti marziali, si scontra con una lunga serie di problemi giuridici. Le modalita’ con cui sono avvenute le catture dei detenuti, in gran parte in Afghanistan, fanno si’ che una volta ricevuti i diritti previsti dalla giustizia americana molti di loro con ogni probabilita’ tornerebbero liberi, perche’ mancano le condizioni per la detenzione. I metodi di interrogatorio a cui sono stati sottoposti, con il sospetto di torture, creano altri problemi. E la denominazione di ‘nemici combattenti illegittimi’ tiene i prigionieri in un limbo giuridicamente indefinito.

L’unica, vera novita’ degli ultimi tempi, mentre procede lentamente l’iter che deve portare ai processi di fronte a commissioni militari speciali, e’ l’entrata in scena dell’Fbi. Gli agenti del Bureau, lontano dai riflettori, stanno in pratica rifancendo le indagini su ogni detenuto, interrogando persone in tutto il mondo e raccogliendo informazioni. Stanno cosi’ creando fascicoli giudiziari che siano accettabili in un’aula di giustizia ordinaria.

Guantanamo, contemporaneamente, si sta anche lentamente svuotando. La popolazione carceraria e’ adesso intorno a quota 270, dopo che in questi sei anni sono stati circa 800 i presunti terroristi transitati nella base navale americana. Una settantina di prigionieri sono destinati ad andarsene, non appena gli Usa troveranno governi disposti ad accoglierli. Alla fine, il nucleo dei ‘duri’ destinati a restare si aggira intorno alle 200 persone, tra cui gli strateghi dell’11 settembre.

Il mondo, intanto, continua a protestare contro Guantanamo. Amnesty International ha organizzato per l’anniversario manifestazioni in molte capitali, da Sidney a Londra e a Roma, con sit-in di fronte alle ambasciate degli Usa. E proseguono anche le azioni legali avviate da ex detenuti. A Washington oggi una corte d’appello federale ha respinto la richiesta di quattro britannici che sostengono di essere stati sistematicamente torturati per due anni a Guantanamo. I quattro volevano citare in giudizio esponenti del Pentagono, ma i giudici di Washington hanno detto no.

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