13.01.08

Il Risiko del voto USA

Posted in Taccuino at by spiritofamerica

Spostano le armate con ritmi frenetici da uno stato all’altro, nella speranza di piazzare piu’ bandierine possibili. I candidati alla Casa Bianca sono entrati in una fase complessa: si apre una settimana importante, con i voti in Michigan, Nevada e South Carolina, ma le strategie costringono a essere presenti anche in altri stati, come la Florida. E a sorpresa torna in bilico New York, forzando Hillary Clinton a rafforzare le difese dalle incursioni di Barack Obama. [...] 
   I repubblicani sono sbarcati in forze in questi giorni in Michigan, dove si vota il 15 gennaio. Visto che si tratta di uno stato ‘ribelle’, che ha fissato in anticipo le primarie contro le indicazioni dei partiti, i democratici hanno deciso di non farvi campagna elettorale. Tutta l’attenzione a Detroit e dintorni e’ cosi’ catalizzata da Mitt Romney, John McCain e Mike Huckabee, che si giocano il voto repubblicano. La crisi del settore auto nella capitale delle quattro ruote, e piu’ in generale la disoccupazione nello stato (7,4%, contro la media
nazionale del 5%), fanno dell’economia il terreno di scontro per i candidati. Ma la particolare realta’ multietnica del Michigan si presta anche a sviluppare i temi di politica estera.  McCain ha parlato a Southfield, dove si trova la piu’ grande comunita’ di iracheni d’America e dove la sua linea di appoggio alla guerra contro Saddam Hussein incontra favori. Nella vicina Dearborn, la piu’ grande comunita’ musulmana degli Usa segue con
attenzione le posizioni dei candidati sul Medio Oriente. Per i repubblicani, in particolare per Romney, il Michigan e’ uno stato decisivo: l’ex governatore del Massachusetts vi e’ nato e
suo padre era il governatore del Michigan. La medaglia d’argento stavolta per Romney e’ troppo poco, serve l’oro.
   Nel Risiko della corsa alla Casa Bianca, per i democratici invece e’ il Nevada il prossimo premio da conquistare. Snobbato dai repubblicani, lo stato dei casino’ e’ in questi giorni lo
scenario dello scontro tra la Clinton e Obama, reduci dal primo e secondo posto nelle primarie in New Hampshire. La comunita’ ispanica locale e’ tra i principali bersagli, e Hillary ne ha incontrato i leader a Las Vegas nel fine settimana, per chiedere il loro appoggio nel voto del 19 gennaio.
   Il senatore nero non e’ stato da meno e ha compiuto ripetute incursioni aeree in Nevada dal suo quartier generale di Chicago. Un ritmo non privo di qualche rischio: nella notte tra venerdi’ e sabato, al rientro dall’ennesimo volo a Las Vegas, l’aereo di Obama ha urtato l’ala di un altro velivolo all’aeroporto di Chicago. Nessuna conseguenza per i passeggeri.
   I repubblicani sono in assetto da combattimento anche in South Carolina, dove il loro partito vota sempre il 19 gennaio. Il primo stato del Sud a ospitare le primarie sta scatenando le ambizioni di due candidati sudisti, Mike Huckabee e l’attore Fred Thompson, tornato a far sentire la propria voce in vista di un voto che per lui sa gia’ di ultima spiaggia.
   I democratici votano nello stesso stato il 26 gennaio e tra una puntata in Nevada per i comizi e un salto a Los Angeles per raccogliere soldi, non mancano di dirigere i jet anche verso le antiche piantagioni di cotone di Charleston e dintorni. Un discorso simile vale per la Florida (29 gennaio), un altro stato ribelle punito dai partiti con la minaccia di annullare tutti i delegati che eleggera’, ma che nessun candidato intende perdere. A giocarsi il tutto per tutto in Florida e’ l’ex sindaco di New York Rudy Giuliani, che ha ridotto anche gli stipendi dei collaboratori per poter investire tutto in una vittoria che dia nuovo vigore alla sua campagna.
   Gli strateghi che assistono i candidati non riescono ad abbassare la guardia da nessuna parte. Il 5 febbraio vanno al voto 22 stati e nel clima di incertezza che domina la corsa dopo i voti in Iowa e New Hampshire, anche roccaforti che sembravano inespugnabili sono tornate in gioco. E’ il caso dello stato di New York, feudo della Clinton, dove ora e’ costretta a tornare a investire: Obama ha deciso di sfidarla in casa e sta aumentando
le proprie risorse nello stato.

3 Comments »

  1. Davide said,

    January 14, 2008 at

    L’idea che mi ero fatto da qua (Italia) è che il candidato “meno peggio” in campo democratico fosse Obama. Recentemente, però ho letto alcuni articoli sul suo background, in particolare sulla sua appartenenza alla Trinity United Church of Christ di Chicago e sul suo legame col predicatore Jeremiah Wright, che mi hanno destato non poche perplessità. Effettivamente il ragazzo parla bene e ben si presenta, d’altra parte sembrerebbe coltivare rapporti con sostenitori della teologia della liberazione, un po’ terzomondisti, nonchè favorevoli al riconoscimento di diritti per coppie gay. Una bella macedonia libertin-biblica. Che ne pensa di questa “setta” (se tale si può definire) e della sua guida Jeremiah Wright?
    Cordialmente,
    Davide

    P.S. in campo repubblicano invece mi picciono su tutti Huckabee, secondo McCain

  2. spiritofamerica said,

    January 14, 2008 at

    Vedo che lei e’ un lettore dell’ottimo ‘Camillo’ di Christian Rocca…
    Le confesso che a me la frequentazione da parte di Obama della Chiesa di Wright non inquieta molto. Di predicatori come Wright l’America e’ piena e cio’ che viene detto nelle chiese battiste, metodiste, unioniste o di altre denominazioni cui appartengono gli altri candidati, talvolta non e’ meno inquietante dei sermoni di Wright.
    Obama mi sembra abbia dimostrato nei fatti, fino ad ora, di non essere un estremista e ha preso le distanza dalle posizioni piu’ radicali di Wright.
    Alla Trinity Church credo abbia trovato soprattutto una casa spirituale, non un’ispirazione politica.
    Spirit of America

  3. ale tap said,

    January 15, 2008 at

    da notare che McCain è schizzato in testa in Florida (che doveva, nei pronostici, essere la prima “spiaggia” di Giuliani) e in California (grande elettore, governato dal mccainista Schwarzy…)

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