28.02.08
Dilemma per Bush, i cubani di Miami vogliono incriminare Castro
La Casa Bianca nei giorni scorsi ha minimizzato la portata del cambio al vertice a Cuba, da Fidel a Raul Castro, sostenendo che all’Avana la situazione cambia poco. Ma qualcosa in realta’ e’ cambiato a Washington e a Miami. Il ‘lider maximo’ non ha piu’ l’immunita’ di capo di Stato e la potente lobby dei cubani d’America adesso chiede all’amministrazione Bush un passo delicato: incriminare Fidel Castro per omicidio e terrorismo. […]
La richiesta e’ approdata alla Casa Bianca e al ministero della Giustizia e riguarda un episodio specifico, l’abbattimento il 24 febbraio 1996 al largo di Cuba di due aerei dell’ organizzazione anticastrista ‘Brothers to the Rescue’. Una vicenda che provoco’ la morte di quattro cubani-americani e rese incandescenti le relazioni sempre tese tra Usa e Cuba, con Washington che ottenne anche una risoluzione di condanna da parte del Consiglio di sicurezza dell’Onu. Fidel si e’ assunto in passato pubblicamente la responsabilita’ per l’azione dei propri MIG, sostenendo che gli aerei americani avevano violato lo spazio cubano (una circostanza contestata dagli Stati Uniti, secondo i quali erano in acque internazionali) e che gli Usa erano gia’ stati ripetutamente avvertiti.
Forti proprio dell’ammissione pubblica dell’ex presidente, i cubani di Miami ora sono partiti all’attacco. Un deputato cubano repubblicano, Mario Diaz-Balart, ha riportato la vicenda del 1996 all’attenzione del Congresso, con una risoluzione di condanna che ha gia’ raccolto 35 sostenitori. Nello stesso tempo, i familiari delle vittime hanno chiesto al Dipartimento di Stato di dichiarare l’episodio ‘atto di terrorismo’ e hanno avuto una serie di incontri importanti a Washington. La loro richiesta di incriminazione, secondo il Miami Herald, e’ ora sul tavolo del ministro della Giustizia Michael Mukasey, mentre alla Casa Bianca il direttore per l’Emisfero Occidentale al Consiglio per la sicurezza nazionale, Dan Fisk, ha ricevuto la delegazione di Miami e raccolto informazioni da girare al presidente Bush.
‘’Le dichiarazioni su questa vicenda da parte di Fidel Castro offrono un terreno sufficiente per le incriminazioni'’, ha detto Rafael Crespo, presidente della Cuban American Veterans Association, circondato dai familiari delle vittime in lacrime. ‘Brothers to the Rescue’, fondata nel 1991, si presenta come un’ organizzazione umanitaria con lo scopo di aiutare i profughi che vogliono raggiungere gli Usa. Ma nel corso degli anni i suoi volontari - tra i quali anche ex Marines e veterani di guerra - sono stati protagonisti di temerarie incursioni su Cuba che il regime castrista considera operazioni terroristiche.
Per l’amministrazione Bush la vicenda e’ assai delicata. Incriminare ex capi di Stato e’ sempre stata un’ operazione difficile, come di recente hanno mostrato i casi del cileno Augusto Pinochet o del peruviano Alberto Fujimori. Scene come quella dell’ex dittatore di Panama Manuel Noriega portato di fronte a una corte federale a Miami, sono assai difficili da immaginare nel caso di Fidel. Inoltre, una qualsiasi azione giudiziaria rappresenterebbe un’escalation nella tensione tra Usa e Cuba, in un momento in cui Washington cerca di capire che atteggiamento avere in futuro nei confronti dello scomodo vicino di casa. Infine, c’e’ il problema della reciprocita’: come ha sottolineato un esperto di diritto internazionale, Robert Goldman, ‘’se noi sosteniamo il diritto di trascinare in tribunale Castro, perche’ un altro paese non potrebbe allora incriminare Rumsfeld, Cheney o lo stesso Bush?'’.
Sull’altro piatto della bilancia c’e’ pero’ il peso della lobby cubana, in un anno elettorale. Secondo alcuni esperti, le condizioni per un’incriminazione ci sono, anche se i familiari delle vittime nel 2006 hanno ottenuto 97 milioni di dollari di risarcimento, dopo che nel 2003 un grand jury federale ha incriminato come presunti responsabili il capo dell’Aviazione cubana, generale Ruben Martinez Puente e i piloti dei MIG, i fratelli Lorenzo e Francisco Perez-Perez.

Rossana said,
February 28, 2008 at
Marco ma quali sono le leggi o la prassi in tema di immunità?
Sono assolute o relative?
E quale scopo avrebbe lo strumento immunità se non quello di garantire e rendere impunibile chi, occupando posizioni strategiche, si dovesse veder costretto.. ad azioni anche disumane, volente o nolente?
Ma nel testo giuridico americano (ce ne sarà uno in merito!? o é solo prassi?) in cui si parla d’immunità del Capo di Stato si prevede la possibilità di infliggere pene post mandato laddove lo stesso Capo abbia compiuto crimini di quella levatura?
O il fatto di aver compiuto qualcosa d’impunibile per legge(?), per lo status del soggetto, dovrebbe portare con sè l’irretroattività di qualsiasi punizione anche al termine e dopo quella protezione, con lo scadere dell’incarico?
Che senso avrebbero, solo pro tempore?
Chiaramente non scendo nel merito dell’immunità, così eventualmente predisposta e del rischio tragico che evidentemente e potenzialmente comporta!!
La vera tutela e il dramma é che l’immunità non é predisposta dal Capo di Stato ma da qualcun altro, magari in buon viso ai cittadini, che non ha voluto pensare completamente all’altra faccia della medaglia di questo benefit, ma riservarsi invece l’ultima parola in merito.
spiritofamerica said,
February 29, 2008 at
Il diritto internazionale in tema di processi agli ex capi di Stato e’ estremamente complesso (e io non sono certo un esperto in materia…).
I casi Milosevic, Pinochet, Fujimori e Noriega abbiano offerto vari spunti in questo senso, ma non sempre concordi.
In generale, penso che la Casa Bianca prendera’ tempo ed evitera’ di toccare questa patata bollente: come tante altre cose, sara’ una difficile eredita’ che il prossimo gennaio Bush lascera’ al suo successore, chiunque sia.
MB
Rossana said,
March 5, 2008 at
Ho capito, vorrà dire che andrò a studiarmi cosa é successo in quei casi. E comunque sono d’accordo sull’arte del rimando che probabilmente sarà esercitata in merito. Vediamo! Grazie