29.02.08
McCain-Obama, sull’Iraq il primo assaggio della guerra d’autunno

Niente foto di Barack Obama in turbante, vietato nominare il secondo nome ‘Hussein’, guai a scendere sul terreno della razza o dell’uso di droghe fatto da giovane. I repubblicani prendono le misure al possibile rivale nel voto di novembre, scartano per ora i colpi bassi usati - inutilmente - dagli strateghi di Hillary Clinton e scelgono l’attacco sui temi caldi, piu’ che sulla personalita’ del senatore nero. Iraq e terrorismo diventano cosi’ gli spunti per il primo affondo vero di John McCain contro Obama. […]
In uno scontro a distanza, il candidato in pectore dei repubblicani per la Casa Bianca ha accusato Obama di non capire i rischi che provoca la presenza di Al Qaida in Iraq. Ma il senatore in corsa per la nomination dei democratici e’ stato rapido a rispondere: ‘’Non c’era Al Qaida in Iraq, fino a quando George Bush e John McCain hanno deciso di invadere il paese'’.
Il botta e risposta, andato avanti per un paio di giorni, segnala come per i repubblicani Obama sia gia’ considerato l’ avversario da battere. Ma per il partito che controlla la Casa Bianca, il vero interrogativo non e’ diverso da quello che Hillary ha dovuto affrontare negli ultimi mesi: come attaccare il primo, vero candidato afroamericano nella storia degli Stati Uniti, senza rischiare accuse di razzismo o scuse imbarazzanti?
I segnali degli ultimi giorni indicano che i repubblicani non intendono rischiare gli effetti collaterali che hanno colpito la Clinton, ogni volta che dal suo entourage sono partiti affondi sulla razza,le presunte simpatie musulmane di Obama o il fatto che da studente ha consumato cocaina (il co-presidente dello staff di Hillary e’ stato costretto a dimettersi per aver sollevato l’argomento). Il Partito repubblicano del Tennessee si e’ visto censurare duramente, e minacciare addirittura di essere ripudiato dalla leadership nazionale, quando ha fatto girare comunicati stampa che insistevano sul secondo nome del senatore nero, Barack Hussein Obama, per attaccarlo come filo-musulmano e per dipingerlo come un nemico di Israele.
Lo stesso McCain ha preso le distanze con forza da un commentatore radiofonico conservatore che, a un evento a favore del senatore repubblicano, ha scelto la stessa linea per attaccare Obama e per ricordare che si tratta di un candidato cresciuto in Indonesia, uno stato musulmano.
La rivista online ‘The Politico’ ha sottolineato come Obama, per la sua storia personale, si sta rivelando un politico che crea imbarazzi quale che sia la linea che gli avversari cercano di usare per attaccarlo. Lo dimostra la lunga serie di scuse che Obama ha ricevuto in questi mesi da colleghi, avversari e media, ogni volta che una battuta su di lui veniva percepita come contraria al ‘politically correct’ che domina la vita pubblica.
Per questo McCain ha scelto la strada, piu’ sicura, dell’ attacco sui temi. Una battuta del senatore nero nel dibattito Tv con la Clinton gli ha offerto lo spunto. Obama, contrario da sempre alla guerra in Iraq, ha dichiarato di voler ritirare le truppe americane, ma di essere pronto a mandarle di nuovo ‘’se Al Qaida formasse una base nel paese'’. Il senatore repubblicano, che cavalca da mesi l’onda del miglioramento della situazione in Iraq, ha sfoderato il tono paternalistico del veterano di guerra che bacchetta il giovane scolaro e ha ricordato che Al Qaida ‘’e’ gia’ in Iraq'’.
Con i sondaggi che indicano come gli americani si fidino piu’ dell’esperienza di McCain, che non di quella di Hillary o Obama, sara’ con ogni probabilita’ questo il clima dei prossimi mesi se il senatore dell’Illinois vincera’ la nomination. Lo ha dimostrato il presidente George W.Bush, ricordando in una conferenza stampa alla Casa Bianca che ‘’con i tiranni non si tratta'’: si riferiva a Cuba, ma e’ sembrato un accenno anche alla volonta’ espressa da Obama di incontrare anche i nemici.
La contromisura del senatore nero e’ invece chiaramente la strategia di legare McCain direttamente a Bush, un presidente con un indice di gradimento in picchiata. Dopo aver parlato della ‘’guerra di Bush e McCain in Iraq'’, Obama ha rincarato la dose sull’economia, sostenendo che se l’America rischia la recessione e’ per colpa ‘’delle politiche economiche appoggiate da Bush e McCain'’.
