12.03.08

Voci dal silenzio, un telefono per i detenuti di Guantanamo

Posted in Taccuino at by spiritofamerica

I sepolti vivi nel silenzio di Guantanamo sono pronti a far sentire di nuovo la loro voce, qualcuno per parlare per la prima volta a figli mai visti ne’ sentiti. Il Pentagono ha deciso di concedere ai detenuti accusati di terrorismo il privilegio di una o due telefonate all’anno ai familiari, mandando un ulteriore segnale della lenta trasformazione in corso nella piu’ contestata prigione al mondo, dove 275 persone restano ancora in un limbo giudiziario dagli sbocchi incerti. […]

Presto le famiglie in Pakistan, Afghanistan, Yemen, Arabia Saudita e negli altri paesi di provenienza dei prigionieri, potranno parlare di nuovo con mariti, padri, figli e nonni rimasti isolati dal mondo in alcuni casi per sei anni. Da quando l’amministrazione Bush ha aperto le celle nella base navale sull’isola di Cuba, nel gennaio 2002, telefonate sono state permesse solo per cosiddetti ‘motivi umanitari’: di solito per comunicare il decesso di un parente. Per il resto, i prigionieri hanno potuto fino a ora comunicare con le famiglie solo attraverso gli avvocati o con la posta gestita dalla Croce Rossa Internazionale, sottoposta a censura da parte dei militari.

I portavoce del Pentagono hanno reso noto che sono stati approvati i piani per organizzare un servizio telefonico su base regolare, ma i tempi dell’entrata in vigore e le modalita’ con cui saranno scelti i detenuti restano incerti. Difficilmente il ministero della Difesa porgera’ la cornetta telefonica a una quindicina di detenuti custoditi nel segretissimo ‘Camp 7′, la prigione - di cui non e’ nota neppure la localizzazione - che ospita lo stratega dell’attacco dell’11 settembre Khalid Sheikh Mohammed e altri presunti leader di Al Qaida.

I legali che assistono i detenuti non sono sicuri che le telefonate siano una buona notizia per i loro clienti. Marc Falkoff, un professore di legge che assiste 17 prigionieri di Guantanamo, ha raccontato che tra loro c’e’ uno yemenita che ha una figlia di sei anni con la quale non ha mai parlato. ‘’Sono sincero - ha detto - non so se parlare con lei lo sollevera’ dalla depressione in cui si trova o lo distruggera’ del tutto'’.

Il permesso di far telefonate difficilmente ridimensionera’ la portata delle critiche internazionali che Guantanamo suscita da anni contro l’amministrazione Bush. Le organizzazioni per i diritti umani e varie entita’ internazionali ritengono la prigione un’anomalia giuridica e la stessa Corte Suprema degli Stati Uniti si prepara per la terza volta a pronunciarsi sulla sua legittimita’ costituzionale.

Il Pentagono intanto ha accelerato il ritmo delle incriminazioni dei detenuti e intende portare in fretta i primi imputati di fronte alle controverse ‘commissione militari’, i tribunali speciali creati dopo l’attacco dell’11 settembre e fino a ora mai entrati in funzione.

Ma quali che siano le mosse del Pentagono o le scelte dei giudici della Corte, il destino di Guantanamo potrebbe essere segnato. Il carcere si sta spopolando, grazie agli accordi di rimpatrio sanciti dagli Usa con vari paesi: solo 275 delle circa 800 persone passate nel corso degli anni da Guantanamo vi si trovano ancora. E tutti e tre i candidati in corsa per la Casa Bianca hanno nei loro programmi la promessa di chiudere la prigione a Cuba.

I democratici Hillary Clinton e Barack Obama hanno entrambi votato contro l’istituzione delle ‘commissioni militari’ e intendono trasferire i detenuti sotto il controllo della giustizia ordinaria negli Usa. La Clinton non ha escluso l’istituzione di un organo internazionale per far fronte alle posizioni dei presunti terroristi. Anche il repubblicano John McCain, un ex prigioniero di guerra detenuto e torturato per cinque anni in Vietnam, e’ contrario a Guantanamo: intende chiudere la prigione e trasferire i detenuti nel carcere militare di Fort Leavenworth, in Kansas, per sottoporli a corti marziali ordinarie.

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