25.04.08
Hillary-Obama, tre scenari per chiudere la gara
Tre possibili date di scadenza per la corsa alla nomination dei democratici alla Casa Bianca sembrano emergere dalle nebbie della sfida infinita tra Hillary Clinton e Barack Obama: 6 maggio, 3 giugno o 28 agosto. Il partito che sogna di riprendersi la presidenza dopo otto anni di amministrazione Bush, guarda a ciascuna delle tre scadenze con un livello di ansia che cresce con l’allungarsi del calendario. [...]
La vittoria nelle primarie in Pennsylvania ha dato una boccata d’ossigeno all’ex First Lady. Ma per strateghi e osservatori Obama resta il favorito, sia pur indebolito. Nel complesso scenario che si e’ aperto in casa democratica, una prima occasione di svolta viene ritenuta quella del voto del 6 maggio in Indiana: una sconfitta di Hillary nello stato del Midwest potrebbe spingerla a mollare.
Se pero’ il 6 maggio non diventasse la stazione d’arrivo – si vota quel giorno anche in North Carolina, dove Obama e’ favorito -, la sosta successiva e’ quella del 3 giugno, quando South Dakota e Montana chiuderanno la serie dei voti. A quel punto, prevedono gli esperti, i ’saggi’ del partito scenderanno in campo per intimare ai superdelegati ancora incerti di prendere una decisione. L’ex vicepresidente Al Gore, il presidente del partito Howard Dean e i leader delle due camere, Nancy Pelosi e Harry Reid, in quest’ottica avrebbero un ruolo decisivo.
I superdelegati sono esponenti di partito che alla convention di agosto a Denver non sono vincolati nel voto. In uno scenario in cui ne’ Obama, ne’ la Clinton sono piu’ in grado di agguantare la nomination solo con i delegati eletti nelle primarie, saranno questi ‘grandi elettori’ a fare la differenza. Circa 300 dei poco meno di 800 superdelegati sono ancora indecisi ed e’ possibile che i boss del partito, finita la serie dei voti, si preparino a esortarli a una scelta di campo. Il ruolo della ’speaker’ Pelosi sara’ particolarmente importante in questo caso, visto che 70 superdelegati ancora non schierati sono deputati della Camera, di cui lei e’ la leader.
Lo scenario che i democratici temono di piu’ invece, e’ quello di arrivare alla convention di agosto senza un candidato designato, per la prima volta dal 1972, con il rischio di un bagno di sangue che favorirebbe il repubblicano John McCain.
L’incertezza sull’esito finale della battaglia Obama-Clinton e’ documentata, negli Usa, anche dalle valutazioni di taglio diametralmente opposto che circolano sui loro risultati. Un esempio lo ha dato la pagina degli editoriali del Wall Street Journal, di orientamento conservatore. Nello stesso giorno Karl Rove, l’ex stratega di George W.Bush, si e’ detto convinto che Obama abbia perso buona parte del vantaggio e sia in crisi, mentre Daniel Henninger, vicedirettore degli editorialisti del quotidiano controllato da Rupert Murdoch, ha sancito che il senatore nero ha gia’ vinto la nomination.
La tesi di Rove e’ che Obama stia dimostrando di non essere pronto per le elezioni generali di novembre e di essere stato costretto da Hillary a scendere su un terreno di scontro personale che danneggia la sua immagine di candidato che ‘vola alto’. Henninger, invece, considera altri fattori. Tra questi, la mole di soldi che Obama ha a disposizione, ma anche la scesa in campo al suo fianco di due superdelegati con ampio seguito nel partito, gli ex senatori Sam Nunn e David Boren. Si tratta di due esponenti centristi del partito, che a rigor di logica, secondo Henninger, dovrebbero stare con la Clinton. Invece hanno concluso che Obama sara’ il vincitore e ”i superdelegati ancora indecisi – secondo Henninger – ne prenderanno nota”.
Obama che riceve l’imprimatur di Nunn e Boren, per l’editorialista del Wsj, ”equivale a immaginare Roosevelt, Kennedy e Johnson che escono dalle tombe e annunciano: ‘Ora basta, quest’uomo e’ il vostro candidato, adesso seguitelo e andate a combattere i repubblicani”’.
