29.04.08

Obama, stufo di Hillary e inguaiato dal suo reverendo strambo

Posted in Taccuino at by spiritofamerica

Barack Obama e’ annoiato, vorrebbe archiviare il ‘dossier Hillary’ e lanciarsi all’assalto del repubblicano John McCain. Cosi’ sostengono le indiscrezioni dallo staff del candidato alla nomination dei democratici per la Casa Bianca. Ma quello di Obama appare ancora un sogno: tra le sparate pubbliche dello scomodo amico reverendo Jeremiah Wright e le accuse di elitismo che lo perseguitano, la sua campagna e’ in uno dei momenti piu’ delicati degli ultimi mesi. […]  

E’ stato il New York Times a riportare le voci dei collaboratori che descrivono Obama stufo della lunga lotta contro la senatrice Hillary Clinton. E non pare essere il solo, viste le continue esortazioni del presidente del Partito democratico, Howard Dean, a chiudere la partita entro giugno.

Dopo la sconfitta del 22 aprile nelle primarie in Pennsylvania e in vista del voto in Indiana e North Carolina del 6 maggio, gli strateghi del senatore cercano di aiutarlo a ‘rinfrescare’ il messaggio. La Clinton e’ riuscita nelle ultime settimane a dipingere Obama come uno snob, un intellettuale distaccato dai problemi della gente comune. McCain ha raccolto lo spunto degli attacchi clintoniani e a sua volta da giorni ritrae Obama come un’anomalia nel panorama americano.

Un’immagine contro la quale il senatore ha ora lanciato un ‘restyling’, mettendo da parte i grandi eventi pubblici che caratterizzano la sua campagna e lanciandosi in una miriade di piccoli incontri faccia a faccia con la gente nell’Indiana rurale. In maniche di camicia arrotolate, o in calzoncini corti sul parquet del basket nelle palestre delle scuole, Obama gira lo stato ‘’bussando a piu’ porte e lavorando piu’ duro che in passato - ha spiegato lui stesso alla Fox - perche’ la gente mi conosce meno di quanto conosce lei'’.

Ma mentre il senatore nero cerca di connettersi con l’elettorato bianco e della classe medio-bassa del Midwest - con il quale appare in difficolta’ - il pastore della chiesa afroamericana di Chicago che Obama ha frequentato per 20 anni continua a creargli guai. Il reverendo Wright e’ stato protagonista di un vero e proprio show di fronte alla stampa internazionale al National Press Club di Washington, in un confronto con i giornalisti che si e’ trasformato in un sermone, accompagnato dalle grida di incitamento di una folla di suoi seguaci arrivati per l’occasione.

Obama e’ stato costretto negli ultimi tempi a prendere le distanze dalle parole di Wright, senza rinnegare l’amicizia per il pastore, dopo che i media hanno proposto vari sermoni del passato nei quali accusava tra l’altro gli Usa di essersi andati a cercare l’11 settembre con la loro politica estera. ‘’Non puoi comportanti da terrorista con gli altri - ha ribadito oggi Wright - e non aspettarti che questo ti si ritorca contro. E a chi mi accusa di non essere un patriota, replico: Io ho servito sei anni nelle forze armate, quanti anni ha servito Cheney?'’.

A complicare la vita del senatore e’ il fatto che il pastore della Trinity United Church of Christ di Chicago propone una visione a forti tinte razziale dei rapporti sociali in America, mentre Obama sta cercando di sostenere che la questione razziale non e’ al centro di questa campagna elettorale.

‘’Gli attacchi a me sono attacchi alla chiesa dei neri in questo paese'’, ha tuonato Wright, aggiungendo di augurarsi che questo serva a rendere ‘’mano invisibile la chiesa degli afro-americani, che e’ malintesa dalla cultura dominante americana'’. Il pastore si e’ lanciato su molteplici terreni minati, evitando per esempio di ritrattare la sua teoria che il virus dell’Aids sia stato creato dal governo americano per uccidere i neri: ‘’Visto cio’ che e’ accaduto agli africani in questo paese, credo che il nostro governo sia capace di tutto'’.

Gli elogi di Wright alla Teoria della liberazione dei neri di James Cone e le lodi all’attivista nero musulmano Louis Farrakhan, con ogni probabilita’ daranno altre munizioni ai repubblicani (e alla Clinton) per continuare a sostenere che Obama, come il suo pastore, e’ un’anomalia per l’americano medio.

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