30.04.08

Guantanamo, l’ex capo dei pm cambia squadra e attacca il Pentagono

Posted in Taccuino at by spiritofamerica

Seduto al posto dei testimoni della difesa in una piccola stanza a Guantanamo, dove fino a poco tempo gli spettava il banco dei procuratori militari, l’ex capo dei pm del Pentagono ha lanciato un duro atto d’accusa contro l’amministrazione Bush. Il colonnello dell’Air Force Morris Davis ha sostenuto di essere stato sottoposto in passato a pressioni politiche per accelerare i processi ai presunti terroristi, e ad ammonimenti a non far assolvere alcuno di loro. [...]

La prigione militare sull’isola di Cuba ha abituato il mondo, in oltre sei anni, a varie anomalie. Ma le udienze preliminari in corso in questi giorni in vista del processo all’ex autista di Osama bin Laden, lo yemenita Salim Hamdan, offrono qualcosa di ancora inedito. Davis, un ufficiale ancora in servizio attivo, si e’ dimesso lo scorso anno dall’incarico di capo dei procuratori che preparano i processi a Guantanamo, affermando di non sentirsi libero di agire secondo coscienza. Adesso e’ tornato nella base, sempre in divisa, ma nei panni di testimone della difesa per Hamdan, un presunto esponente di Al Qaida che il mese prossimo potrebbe diventare il primo, tra i 275 detenuti ancora presenti nella prigione, a comparire di fronte alle ‘commissioni militari’, i tribunali speciali creati dal Pentagono anni fa e ancora mai entrati in azione.

Davis ha ribadito di non aver cambiato idea su Hamdan e sul suo ruolo in Al Qaida: ”Non ho mai avuto alcun dubbio sulla sua colpevolezza”, ha spiegato il colonnello, seduto a poca distanza dall’imputato nella piccola saletta delle udienze preliminari di Guantanamo. Ma Davis ritiene che ci sia bisogno di garantire la correttezza del processo per tutti e ha raccontato una serie di episodi che, a suo dire, dimostrano che il Pentagono non e’ un giudice corretto.

Nel 2006, per esempio, poco prima delle elezioni per il rinnovo del Congresso, il colonnello avrebbe ricevuto la richiesta di incriminare in fretta alcuni detenuti, perche’ il passo ”avrebbe avuto un valore politico strategico”. L’ordine arrivava dai capi del Pentagono, incluso il sottosegretario alla Difesa Gordon England.

Il responsabile al ministero della Difesa per l’organizzazione dei processi, William Haynes, secondo Davis a sua volta sarebbe intervenuto spesso e pesantemente sul lavoro del colonnello e dei suoi colleghi. ”Mi diceva: ‘Non possiamo avere proscioglimenti o assoluzioni”’, ha raccontato Davis. ”Mi ha ripetuto: ‘Teniamo in cella questi tizi da anni, come potremmo spiegare un’ assoluzione? Dobbiamo avere tutte condanne”’. Haynes ha annunciato le proprie dimissioni dal Pentagono a febbraio, dopo che le accuse del colonnello erano cominciate a girare sui giornali.

Davis ha puntato l’indice anche sul generale dell’Air Force Thomas Hartmann, un suo diretto superiore e il militare piu’ alto in grado nel sistema giudiziario del Pentagono. Sarebbe stato lui a far pressione sui procuratori per portere in aula prove ottenute con metodi coercitivi o possibili torture, come il ‘waterboarding’, una forma di affogamento simulato.

Le accuse del colonnello arrivano in un momento chiave dell’ iter giudiziario di Guantanamo. Il Pentagono spera il mese prossimo di riuscire finalmente a cominciare i processi, ma e’ imminente l’arrivo di una sentenza della Corte Suprema sulla legittimita’ costituzionale della procedura, che potrebbe imporre di nuovo uno stop a tutto. A quel punto, con ogni probabilita’ la sorte di Guantanamo resterebbe paralizzata fino all’elezione di un nuovo presidente americano. E tutti e tre i candidati in corsa per la Casa Bianca, John McCain, Hillary Clinton e Barack Obama, hanno promesso di chiudere la prigione militare.

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