07.05.08
Pena di morte, si riparte
La lunga sosta e’ finita e dopo otto mesi di riflessione l’America ha riattivato il consueto rituale della morte per mano dello Stato. Un’esecuzione in Georgia ha offerto l’abituale scenario di frenetici appelli dell’ultim’ora, preparativi per l’iniezione letale e dettagli sull’ultima cena del condannato. Inceppati da mesi per una causa legale che metteva a rischio l’intero sistema della pena capitale, gli ingranaggi della macchina delle esecuzioni sono tornati a muoversi, sia pur lentamente. […]
L’amministrazione penitenziaria della Georgia per tutto il giorno ieri ha lavorato alla preparazione dell’iniezione letale per William Earl Lynd, morto nella notte tra martedi’ e mercoledi’. Lynd, 53 anni, era stato condannato per il rapimento e l’uccisione nel 1988 della fidanzata Ginger Moore. Secondo l’accusa che gli e’ costata la pena capitale, Lynd drogo’ la ragazza e poi le sparo’ un colpo di pistola alla testa che non risulto’ subito fatale: la Moore riprese coscienza un paio di volte e trascorse una lunga agonia prima del decesso.
Un’esecuzione che non avrebbe fatto notizia se non si trattasse della prima messa in calendario da quando la Corte Suprema degli Stati Uniti, il 16 aprile scorso, ha cancellato con un verdetto di 7-2 le sperenze degli oppositori della pena capitale di veder dichiarate illegali le iniezioni letali.
L’ultima esecuzione prima di quella di Lynd negli Usa risaliva al 25 settembre 2007, quando il Texas mise a morte Michael Richard. Poche ore dopo, i giudici di Washington annunciarono di voler valutare un caso del Kentucky nel quale si sollevavano i dubbi sulle iniezioni, definendole incostituzionali perche’ paragonate a un metodo ‘’crudele'’ di far giustizia. Per mesi, da quel giorno, la Corte Suprema ha bloccato ogni esecuzione, creando una situazione di moratoria di fatto che e’ cessata a meta’ aprile, quando la tesi sostenuta nella causa del Kentucky e’ stata bocciata.
La decisione della Corte ha rimesso in movimento l’iter in vari stati. Mentre in Georgia gli avvocati di Lynd si affannavano per ottenere rinvii dell’ultimo momento e il condannato sceglieva l’ultima cena (hamburger, cipolle, pancetta e un gigantesco frappe’ alla fragola), in Mississippi e’ stata fissata per il 21 maggio l’esecuzione di Earl Wesley Berry, che doveva morire il 30 ottobre scorso ma e’ stato temporaneamente ‘graziato’ dalla causa del Kentucky. In Texas, un giudice ha ordinato che il 5 agosto venga messo a morte Jose Medellin, un messicano il cui caso in passato ha creato tensioni tra gli Usa e il Messico per presunte violazioni dei diritti all’assistenza consolare per l’imputato.
In totale, sono 14 le esecuzioni in programma nei prossimi sei mesi negli Usa e altre potrebbero aggiungersi al calendario. Ma il ritmo non e’ certo quello del passato recente e l’America resta in una fase di ripensamento. Nel 2007, complice anche lo stop a settembre, sono state 42 le esecuzioni negli Usa, il numero piu’ basso dal 1994. Cinque dei 36 stati che prevedono la pena capitale stanno ripensandoci, per effetto del dibattito degli ultimi anni. Uno stato, il New Jersey, lo scorso anno e’ diventato il primo a rinunciare alla pena capitale da quando fu reintrodotta negli Stati Uniti nel 1977.
Nello stesso tempo, pero’, cinque altri stati hanno varato leggi o le stanno studiando per estendere il numero dei reati che prevedono la condanna a morte.
