08.05.08
La lunga notte in cui Obama e’ diventato re
Una lunga notte da intrigo, con furibondi scambi di email e memorandum, dichiarazioni di vittoria e controdichiarazioni mirate a tenere aperta la gara con nuovi conteggi dei delegati. Dietro le quinte delle primarie americane in Indiana e North Carolina, tra martedi’ e mercoledi’ si e’ giocata una complessa battaglia sotterranea, nella quale influenti opinionisti, politici e strateghi di Hillary Clinton e Barack Obama potrebbero aver segnato un decisivo cambio di scenario nella corsa alla nomination dei democratici. […]
Mentre gran parte dell’America dormiva, nelle redazioni che contano a New York e Washington e’ maturata la convinzione che Obama sia ormai lo sfidante del repubblicano John McCain. Uno dei volti piu’ noti della Tv americana, Tim Russert della Nbc, e’ stato il primo a dichiarare partita chiusa. Una percezione alimentata da voci di trattative dei clintoniani per la resa e per ricucire l’ unita’ in un partito spaccato da 16 mesi di sfida Clinton-Obama. Gli strateghi del senatore dell’Illinois hanno cavalcato l’onda, cercando di convincere il partito - dati alla mano - che la matematica e’ contro l’ex First Lady.
Ma dallo staff della senatrice per tutta la notte e poi per il resto della giornata di mercoledi’ sono partite controffensive, a base di email e dichiarazioni che sostengono la necessita’ di cambiare la matematica stessa della campagna. Secondo gli strateghi della Clinton, il numero ‘magico’ fino a oggi indicato come il traguardo per conquistare la nomination, 2.025 delegati, non sarebbe piu’ valido e andrebbe sostituito da un numero piu’ alto, 2.209, che tenga conto del rientro in scena di due stati finora bocciati, Florida e Michigan.
Le speranze della Clinton sembrano concentrarsi sulla riunione a Washington il 31 maggio del ‘Rules and Bylaws Committee’, un oscuro organo di partito che deve stabilire la composizione della platea di delegati che a Denver, dal 25 al 28 agosto, incoronera’ il candidato alla Casa Bianca. Se Hillary scegliera’ di non ascoltare le ripetute richieste di arrendersi, il luogo per dar battaglia e’ proprio il comitato, convincendolo a contare i delegati di Florida e Michigan finora tenuti fuori e soprattutto sostenendo che occorre tener conto non solo della conta dei delegati, ma anche del voto popolare, un fronte sul quale l’ex First Lady sembra in vantaggio.
Ma dall’altra parte della barricata sono partite le contromisure. L’obiettivo e’ convincere 270 ’superdelegati’, su poco meno di 800, che restano indecisi e faranno la differenza. I superdelegati sono esponenti di partito che possono schierarsi liberamente. I due candidati possono ancora conquistare 217 delegati nelle sei primarie in programma fino a giugno, ma visto il meccanismo proporzionale dell’assegnazione nessuno dei due e’ in grado di vincere con i soli delegati eletti. Obama, secondo le stime della Cnn, e’ a quota 1.836 e Hillary a 1.681.
Lo scopo di Obama e’ convincere i superdelegati indecisi che la matematica e’ contro di lei e che le occorre aggiudicarsi il 68% dei delegati restanti per vincere. Solo un improvviso terremoto, per esempio rivelazioni clamorose su Obama, potrebbe ottenere un effetto del genere. Ma la cosa appare improbabile.
‘’Con la strada per la nomination che si fa sempre piu’ stretta per la Clinton - ha scritto ai superdelegati indecisi il manager della campagna di Obama, David Plouffe - ci aspettiamo che emergano nuovi scenari sempre piu’ selvaggiamente ‘creativi’. Ma anche se si tratta di scenari che possono servire a far passare il tempo, non sono legittimi'’. Quindi, per gli Obama-boys e’ l’ora di mettere da parte la carta di Florida e Michigan e anche l’idea di tener conto del voto popolare: ‘’Le regole per la nomination - ha affermato Plouffe - parlano di delegati, non di voto popolare'’.
E a margine degli scenari piu’ complessi, quelli che vedono una battaglia all’ultimo delegato, si aggirano interrogativi sul terzo incomodo: nessuno ancora sa a chi andranno i 18 delegati controllati dall’ex candidato John Edwards.
