"America is a land of wonders" - Alexis de Tocqueville

Obama scippa l’Iraq a McCain

Barack Obama sbarca in Europa rafforzato da quella che ai politologi americani appare una piccola magia sull’Iraq. Nonostante i fatti a Baghdad abbiano dato ragione nell’ultimo anno a John McCain, il candidato dei democratici alla Casa Bianca sta disinnescando il vantaggio iracheno dell’avversario: in questi giorni Obama, ad avviso di molti esperti, ha di fatto chiuso l’avventura irachena di George W.Bush e spostato il baricentro verso Afghanistan e Pakistan. […]
L’insistenza da mesi di Obama sul tema del ritiro delle truppe americane dall’Iraq viene vista come un rischio per il senatore dell’Illinois, in un momento in cui la strategia del ’surge’, l’incremento di truppe americane nel paese, ha portato come risultato un netto calo della violenza e prospettive favorevoli nel Golfo. ”McCain aveva regione” ad appoggiare la strategia del generale David Petraeus, ha riconosciuto Thomas Friedman, ascoltato editorialista di politica estera del New York Times. I rinforzi ”hanno aiutato a stabilizzare l’Iraq e creare una migliore possibilita’ per la riconciliazione politica”, ha aggiunto. Ma, paradossalmente, a raccoglierne i frutti sembra ora non McCain, ma Obama. Per Friedman, e’ ”una delle sorprese politiche piu’ importanti” del momento vedere come la nuova situazione in Iraq abbia reso sicuro per Obama insistere con la propria idea del ritiro delle truppe, per rafforzare invece le attivita’ militari in Afghanistan.
Un’analisi del Washington Post, basata sulle riflessioni di vari esperti, ha concluso che con il viaggio in cui e’ impegnato in questi giorni Obama ha praticamente ridisegnato la propria politica estera, evitato i campi minati predisposti dai repubblicani e sostanzialmente ”dichiarato che la guerra in Iraq e’ chiusa”. Ad aiutarlo e’ stata anche la mossa del primo ministro iracheno Nuri al Maliki, che ha espresso appoggio all’ idea di Obama di indicare nel 2010 la fine della presenza di truppe da combattimento americane nel paese. Un’iniziativa che ha reso furiosi con Maliki sia la Casa Bianca, sia McCain e che viene letta a Washington come un espediente politico del premier iracheno, per ottenere concessioni da Bush e per posizionarsi nel caso il suo successore sia Obama.
Il giudizio sulla svolta irachena del senatore democratico non e’ comunque unanime. Lo stesso Washington Post, nella pagina degli editoriali, ha criticato Obama per l’insistenza su una data di scadenza per l’impegno militare in Iraq e sul suo tentativo di spostare tutta l’attenzione sull’ Afghanistan. ”Se e’ vero che gli Stati Uniti hanno un interesse a cercare di prevenire un ritorno dei taleban in Afghanistan - afferma l’editoriale - l’importanza strategica di questo paese impallidisce se paragonata a quella dell’Iraq, che si trova al centro geopolitico del Medio Oriente e contiene alcune delle piu’ vaste riserve petrolifere al mondo”. Il Washington Post si e’ chiesto se Obama non sia ”accecato di fronte a queste realta’ dalle sue posizioni antiguerra”.
Resta il fatto, per Friedman, che McCain adesso non sembra avere piu’ il vantaggio elettorale sull’Iraq. Il fatto di essere stato dalla parte giusta fino a oggi non lo esonera, secondo l’ esperto, dal fare i conti con la realta’ che adesso Obama e’ piu’ in sintonia con gli umori degli stessi iracheni. La vera posizione vincente per gli Usa in Iraq, per Friedman, e’ oggi un mix delle strategie dei due candidati alla Casa Bianca. Un concetto sintetizzato in un gioco di parole: ad aver ragione e’ attualmente ‘McBama’.

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