"America is a land of wonders" - Alexis de Tocqueville

Iraq, riemerge la parola proibita: “Successo”

Luglio e’ stato il mese con meno morti in assoluto per il Pentagono in Iraq, e anche le vittime civili sono in calo. Per il presidente George W.Bush e’ un nuovo segnale che la sicurezza nel paese ha ”un certo grado di durata” e puo’ permettere ulteriori riduzioni delle truppe. E se la Casa Bianca, scottata da anni di passi falsi, si limita a parlare di ”progresso”, il grande vecchio della diplomazia americana, Henry Kissinger, si spinge fino a usare una parola che era sparita dal dibattito sull’Iraq: ”Successo”. […]

Morti USA in Iraq dal 2003 a oggi
Nel mese appena concluso sono morti 12 soldati americani in Iraq, tra i quali solo nove in operazioni di combattimento, secondo il conteggio tenuto dal sito icasualties.org su dati del ministero della Difesa. Dall’inizio della guerra non c’era mai stato un mese con cosi’ poche perdite (il dato positivo migliore finora erano i 20 morti del febbraio 2004). A rendere importante la cifra e’ soprattutto il fatto che conferma il trend di calo delle vittime americane da quando, nel giugno 2007, e’ partito il piano per la sicurezza disegnato dal generale David Petraeus.
Ancora piu’ importante e’ il fatto che sono in calo netto anche le vittime civili, nonostante non ci siano dati certi. Anche in questo caso il trend e’ costante, sia pure tragicamente interrotto da episodi come gli attentati dei giorni scorsi con 50 morti tra Baghdad e Kirkuk. Eventi drammatici, che hanno spinto l’arcivescovo caldeo di Kirkuk, Luis Sako, a lanciare un appello sull’ Osservatore Romano a ‘’salvare la comunita’ cristiana dal disastro”.
Con sempre maggiore unanimita’, gli esperti americani che seguono le vicende irachene vedono in questi attentati gesti di disperazione da parte di Al Qaida, emarginata dagli stessi leader sunniti all’interno del paese. I jihadisti restano pericolosi e il terrorismo in genere, secondo la nuova strategia del Pentagono appena varata dal ministro della Difesa Robert Gates, continuera’ a essere il nemico da affrontare nei prossimi decenni di guerre ”irregolari”. Ma in Iraq oggi preoccupano Washington assai meno di quanto non accada in Afghanistan.
L’equilibrio anche politico che sta prendendo corpo in Iraq tra sciiti, sunniti e curdi, ha spinto l’ex segretario di Stato Henry Kissinger ad esortare l’America a ”un cambio di mentalita”’ e a considerare ”le prospettive crescenti di un successo” in Iraq. Per rafforzarle, a suo avviso, servirebbe ora una conferenza di pace nella regione.
Bush, con un discorso di prima mattina alla Casa Bianca, ha colto l’occasione delle notizie positive dall’Iraq per definire ”incoraggiante” la situazione. Il presidente ha evitato toni trionfali, memore dei danni che gli provoco’ nel maggio 2003 l’aver dichiarato quella irachena una ‘Missione Compiuta’. Bush ha tra l’altro confermato che d’ora in poi i soldati inviati nel paese vi resteranno solo 12 mesi, non piu’ 15. Il Pentagono ha ora 140.000 militari in Iraq e Petraeus dovra’ decidere a fine agosto se sia sicuro o meno ridurre ulteriormente le truppe.
Gli scenari iracheni si intrecciano ovviamente con la corsa alla Casa Bianca. Le buone notizie da Baghdad sembrano fare il gioco del candidato repubblicano John McCain, che ha sostenuto la strategia del ’surge’, l’incremento di truppe voluto da Petraeus. Ma il suo avversario democratico, Barack Obama, e’ stato abile negli ultimi tempi a riposizionare il proprio messaggio sull’Iraq, che durante le primarie era incentrato esclusivamente sull’esigenza di metter fine alla guerra. Obama, reduce da un incontro in Iraq nei giorni scorsi con il generale Petraeus, e’ ora piu’ attento a legare le proposte sulla riduzione delle truppe alle condizioni sul terreno.
Una cautela legata anche ai sondaggi, che segnalano un ripensamento in corso da parte degli americani: se nel luglio 2007, per la Gallup, solo il 22% della gente credeva che la nuova strategia avrebbe funzionato, la percentuale di chi pensa che le cose vadano meglio e’ salita al 40% lo scorso febbraio ed e’ ora a quota 48%.

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