"America is a land of wonders" - Alexis de Tocqueville

Le mappe si tingono di ‘blu Obama’

Il ‘blu Obama’ è il colore del momento negli Usa, mentre sulle tavolozze dei pittori che preparano le mappe elettorali dei media si riduce il ‘rosso McCain’. Il candidato democratico alla Casa Bianca si sta rafforzando in molti stati-chiave che il 4 novembre decideranno le elezioni e il colore che in America caratterizza il suo partito mostra, anche visivamente, quanto la crisi economica di questi giorni stia danneggiando John McCain. […]

Dal Colorado al New Mexico, dalla Virginia all’Iowa (dove McCain si è recato per cercare di rimontare), aumenta la lista degli stati che nel 2004 erano repubblicani e stanno ora diventando ‘blu’ nei sondaggi. Obama ha seguito dal West l’evolversi della crisi di Washington e Wall Street, cercando di strappare ai repubblicani un’altra preda preziosa: il Nevada. Con l’apertura anticipata del voto in Ohio, lo stato che quattro anni fa permise a George W.Bush di vincere un secondo mandato alla Casa Bianca, il ritmo della battaglia negli stati si è fatto ancora più intenso. Autobus e navette organizzati dallo staff di Obama hanno cominciato a portare la gente ai seggi: un assaggio dell’imponente macchina organizzativa che i democratici intendono attivare il 4 novembre.

Ogni stato assegna un certo numero di ‘voti elettorali’ e ne sono necessari 270 per vincere. Obama ne avrebbe in tasca 255 secondo le stime del New York Times, 240 per la CNN e 249 per il sito specializzato Real Clear Politcs.

La crescita di Obama nei sondaggi nazionali e negli stati che contano, e il malessere del paese per la situazione economica, sono lo scenario che fa da sfondo all’atteso dibattito dei due vice, la repubblicana Sarah Palin e il democratico Joe Biden. Per la prima volta dal 1984, quando il candidato vicepresidente George Bush affrontò la democratica Geraldine Ferraro, una donna comparirà giovedì sera sul palco di un dibattito presidenziale.

Tutti i riflettori sono sulla governatrice dell’ Alaska, che ha creato negli ultimi giorni inquietudine (e in alcuni casi panico) tra i repubblicani sulle sue effettive capacità di essere all’altezza del compito. La Palin è chiusa a Sedona, in Arizona, nel ranch di McCain, a preparare il faccia a faccia con l’esperto Biden.

Due fazioni contrapposte si fronteggiano nel mondo conservatore, nel giudicare il fenomeno Palin. Da una parte ci sono i commentatori che, dopo averla vista confusa e dilettantesca in un paio di interviste Tv, si chiedono se non sia il caso che si faccia da parte. Dall’altra sono quelli che accusano gli strateghi di McCain di averla blindata troppo e riempita di ordini di scuderia, ed esortano ora a “lasciare che Sarah sia Sarah”.

McCain sembra aver scelto di dare ascolto al secondo gruppo ed è comparso in Tv al fianco della Palin non solo per difenderla, ma per paragonarla in qualche modo a Ronald Reagan e Bill Clinton, “due governatori che a loro tempo venivano sottovalutati dai media”.

Anche Biden deve far fronte alla sua quota di critici e alle voci su Internet che sostengono si appresti al ritiro e a lasciare il posto a Hillary Clinton. Ma il vero problema del vice di Obama è come porsi di fronte all’avversaria. Biden si è consultato con la stessa Clinton e con altre due senatrici, Barbara Boxer e Dianne Feinstein, per farsi consigliare su come non apparire sessista o prepotente. Ma la strategia di fondo di Biden, secondo indiscrezioni raccolte da The Politico, sarà di non cavalcare i possibili errori della Palin nel dibattito e di puntare ad attaccare continuamente il numero uno repubblicano, McCain, non la sua vice.

Una scelta che si basa sulla consapevolezza che gli americani, alla fine, votano per il candidato presidente e non si occupano molto dei vice. L’esempio più citato è quello di Dan Quayle, il vice di Bush padre, che fu disastroso nel suo dibattito nel 1988 e divenne lo zimbello dei media. Ma Bush vinse lo stesso.

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