Obama lancia attacco in 10 stati repubblicani
LA SITUAZIONE DOPO IL DIBATTITO PALIN-BIDEN LA VEDO COSI’ (dall’ANSA):
Il piano dell’attacco finale che Barack Obama si appresta a lanciare nell’ultimo mese della corsa alla Casa Bianca, mostra un campo di battaglia vasto come l’ intera America. John McCain è stato costretto ad abbandonare le speranze di conquistare il Michigan dell’industria dell’auto, e deve ora tentare assalti all’arma bianca in stati difficili. Ma Obama ha la possibilità di costringerlo a correre ad alzare barricate in ben 10 stati che nel 2004 votarono per George W.Bush e sono ora in bilico. […]
La rinascita di Sarah Palin, uscita bene dal dibattito dei vice che i repubblicani hanno seguito con il fiato sospeso, aiuta McCain a frenare l’emorragia di consensi che da due settimane vive la sua campagna. La crisi economica ha colpito il paese proprio nel momento in cui la maggioranza degli americani cominciavano a sintonizzarsi seriamente sulla corsa alla Casa Bianca, e ha spinto gli indecisi verso Obama. Sarah può aver bloccato la fuga degli elettori, ma Joe Biden è stato percepito dai primi sondaggi come il vincitore del dibattito. Il faccia a faccia, alla fine, potrebbe non provocare molti effetti sulla campagna.
Il voto sul piano per il salvataggio di Wall Street e il clima creato dalla crisi del credito ne hanno assai di più. Il nono mese successivo di perdita di posti lavoro, con 159.000 persone rimaste senza occupazione solo a settembre, “dimostra che non possiamo permetterci altri quattro anni del genere”, ha detto Obama oggi in Pennsylvania.
Cavalcando il malcontento per lo stato del paese, Obama lancia ora “una grande offensiva contro John McCain”, nelle parole del manager della campagna democratica, David Plouffe. Tema centrale: la riforma del sistema sanitario, che preoccupa quella classe media che entrambi i candidati cercano di intercettare. I sondaggi negli stati indicano che il democratico ha la possibilità di andare all’attacco su una mappa sterminata. “Punteremo a mantenere il campo di battaglia più vasto possibile”, ha detto a The Politico lo stratega capo di Obama, David Axelrod.
Il senatore democratico ha già oggi, nelle mappe che si basano sui sondaggi negli stati, 220-250 voti elettorali dei 270 necessari per diventare presidente degli Stati Uniti. Ma Obama ha soprattutto una vasta gamma di possibilità quando si tratta di decidere dove andare a cercare i pochi voti che gli mancano. L’analisi delle spese elettorali e delle tappe della campagna, indica che sta attaccando in modo aggressivo in 10 stati che quattro anni fa erano repubblicani: Iowa, New Mexico, Colorado, Nevada, Virginia, Florida, Ohio, North Carolina, Missouri e Indiana. Basta che qualche baluardo repubblicano cada, come nel caso della Florida o della Virginia (che non vota democratico dagli anni ‘60), e per McCain sara’ la fine.
Ma il repubblicano ha ancora frecce nella faretra. La Palin potrebbe creare nuovo entusiasmo nella base, e McCain ne ha disperatamente bisogno se vuol contrastare la capillare e organizzatissima macchina elettorale che Obama ha messo in piedi in decine di stati, e che apparirà in tutta la propria potenza il 4 novembre. Se la crisi economica gli offrirà una tregua e uscirà per un po’ dai riflettori, McCain potrà tornare alla strategia che i repubblicani ritengono vincente: attaccare la credibilità di Obama. “Devono impiegare ogni giorno, da oggi all’Election Day, a cercare di rendere Obama inaccettabile come presidente degli Stati Uniti”, ha detto Dan Bartlett, ex direttore della comunicazione nella Casa Bianca di Bush.
La geografia dell’offensiva di McCain è sempre più complessa. Da ieri i repubblicani hanno alzato bandiera bianca in Michigan, ritirando lo staff e interrompendo gli spot: i 17 voti elettorali dello stato erano ritenuti cruciali per McCain e le alternative sono poche. Il repubblicano sarà ora costretto a cercare di conquistare la Pennsylvania, dove nel 2004 vinse Kerry e dove Obama è avanti di 8 punti nei sondaggi. Potrà inoltre lanciarsi all’assalto in luoghi come Wisconsin e Minnesota (anch’essi stati ‘blu’ quattro anni fa) e arrotondare con qualche piccolo stato come il New Hampshire.
Ma è una strategia difficile, resa ancora più complessa dal fatto che nel frattempo Obama sarà minacciosamente all’attacco in varie roccaforti repubblicane. E ormai non mancano che due dibattiti presidenziali e quattro settimane al momento della verità.
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