"America is a land of wonders" - Alexis de Tocqueville

Hillary, Mitt e Rudy

Mi viene un dubbio, e credo stia venendo anche a molti americani. Per come si sono messe le cose nel paese, con il terremoto economico che sta inghiottendo Wall Street e i posti di lavori, forse i due candidati che sono usciti dalle primarie non sono i migliori possibili. Forse per questa fase storica ci volevano altri profili. Gli elettori si trovano a dover fare i conti con la scelta tra due nomi, Obama e McCain, che per motivi diversi non danno garanzie di sapere come affrontare il disastro che uno di loro si trovera’ tra le mani il 20 gennaio 2009.

E chissa’ allora che qualcuno non guardi indietro, con un po’ di rimpianto, ai candidati che sono stati fatti fuori la scorsa primavera. Mi sbagliero’, ma Hillary Clinton, Mitt Romney e Rudy Giuliani sarebbero stati tutti e tre leader eccellenti di fronte agli scenari di questi giorni.

Il New York Times la vede cosi’

Obama (blu) viene indicato a 264 voti elettorali, McCain (rosso) a 185, con 89 voti ancora da assegnare (giallo). Il 4 novembre vince chi colleziona almeno 270 voti elettorali. Per un dettaglio sulla situazione negli Stati, cliccare qui.

La ’speranza’ e la paura

L’Election Day si avvicina e i due aspiranti presidenti rendono più netto e sintetico il messaggio che cercano di far arrivare agli americani. Barack Obama vola alto nei sondaggi e nella retorica: girando l’Ohio stravolto dalla crisi economica, ha insistito sul tema della ’speranza’ in un futuro migliore. Ma alle sue spalle John McCain abbandona ogni residuo indugio nel dipingere Obama come non abbastanza americano: un politico-incognita di cui gli elettori devono diffidare, amico di un “terrorista impenitente”. […] Read more

Inimitabile Peggy

La Noonan, come sempre una spanna sopra a tutti gli altri commentatori americani (insieme a David Brooks), fotografa nel proprio articolo settimanale sul Wall Street Journal due realta’ della campagna elettorale: i Democratici quest’anno, per come si sono messe le cose, dovrebbero essere in testa di 20 punti, e non lo sono solo perche’ restano dubbi su Obama; e i Repubblicani, decidendo di puntare su una campagna tutta negativa, dimenticano che la gente di solito non premia una strategia del genere. Ecco un paio di brani:

I don’t believe any of the polls this year, or rather the situation is too fluid to believe them for more than a day. But Democrats should remain concerned about this: We have two wars, an economic collapse, a two-term Republican president at historic lows in popularity, overwhelmingly negative poll answers on whether America is on the right track—and the Democratic presidential nominee isn’t 20 points ahead? Thirty? This should be a landslide. They say Barack Obama cannot “close the deal.” He hasn’t closed the deal because he’s still making the pitch, and to a wary customer who wants something new but isn’t sure this is the time to buy.

The McCain campaign has famously spent the past week trying to increase doubts as to Mr. Obama’s nature, background, intentions. Their crowds have been irascible. Here is a warning for Republicans: When your crowds go from “I love you” to “I hate the other guy,” you are in trouble, you are on a losing strain. Winning campaigns are built on love. This is the time for “McCain is the answer,” not “The other guy is questionable.”

Le elezioni raccontate da Main Street

Un altro prezioso strumento per seguire il conto alla rovescia verso il voto degli USA: un reportage di ‘il Sussidiario‘, aggiornato giorno per giorno, con le ‘voci della strada’ degli americani, le loro riflessioni e preoccupazioni.