La ’speranza’ e la paura
L’Election Day si avvicina e i due aspiranti presidenti rendono più netto e sintetico il messaggio che cercano di far arrivare agli americani. Barack Obama vola alto nei sondaggi e nella retorica: girando l’Ohio stravolto dalla crisi economica, ha insistito sul tema della ’speranza’ in un futuro migliore. Ma alle sue spalle John McCain abbandona ogni residuo indugio nel dipingere Obama come non abbastanza americano: un politico-incognita di cui gli elettori devono diffidare, amico di un “terrorista impenitente”. […]
Sembra destinato ad essere questo, speranza contro paura, il filo conduttore della volata finale verso il 4 novembre. Il candidato democratico si sente più sicuro, sulla scia di sondaggi che vedono consolidare il suo vantaggio in Stati un tempo ritenuti impossibili da vincere. In Virginia (13 ‘voti elettorali’) Obama è avanti di oltre 5 punti. La Florida che ha incoronato George W. Bush nel 2000 e nel 2004, finita nel frattempo nella voragine del crollo del mercato immobiliare, sforna sondaggi nei quali il democratico ha vantaggi fino all’8%. E grandissima attenzione, da parte di entrambi gli schieramenti, viene riservata anche stavolta all’Ohio, lo Stato che decise le elezioni di quattro anni fa.
Obama lo ha battuto a tappeto oggi, incrociando sulle strade dell’Ohio Sarah Palin, la vice di McCain che a sua volta è al lavoro sullo stesso campo di battaglia. Il democratico ha dato fondo ai messaggi positivi, ripetendo che non è “l’ora di aver paura, è invece l’ora della risolutezza e della leadership”. Nello stesso tempo, però, ha denunciato il tentativo di McCain di dividere il Paese in fazioni contrapposte, “alimentando la rabbia e la divisione” in un momento in cui, secondo Obama, “occorre invece mettere da parte l’ideologia per ricorrere al buon senso e al pragmatismo”.
Se voleva essere un invito a fermare la campagna al negativo, é caduto nel vuoto. Dopo aver affidato per giorni alla Palin e ai collaboratori il compito di lanciare gli attacchi più violenti contro Obama, McCain è sceso in campo in prima persona sulla vicenda che i repubblicani vogliono sfruttare al massimo: i legami con William Ayers, il fondatore del movimento radicale degli anni ‘60-’70 Weather Underground. Gli strateghi di McCain sembrano convinti che Obama stia mentendo sui reali rapporti con Ayers, che il senatore dice di aver conosciuto solo di sfuggita a Chicago negli anni ‘90. ”Dobbiamo sapere la reale natura di quel rapporto, e sapere se Obama sta dicendo o meno la verità agli americani”, ha detto McCain, per il quale Ayers aiutò in realtà Obama a muovere i primi passi in politica.
I repubblicani mandano allo scoperto ex poliziotti per denunciare Ayers come un pericoloso terrorista e utilizzano come testimonial Jon Murtagh, figlio di un giudice di New York che nel 1970 vide attaccata con esplosivi la propria abitazione di Manhattan, in un attentato che sarebbe stato rivendicato dalla moglie di Ayers. Lo scopo di fondo è continuare a sollevare interrogativi sulla figura di Obama, sul suo passato, senza scendere sul terreno pericoloso della razza. “Quello che temo di lui - ripete la Palin negli eventi pubblici - è che non è un uomo che vede l’America come la vediamo voi e io”.
“E’ abbastanza americano?”: è questo l’interrogativo di fondo che i repubblicani vogliono in primo piano, scrive su Time Peter Beinart, esperto del Council on Foreign Relations. “In passato - aggiunge - i repubblicani spesso usavano la razza per far sembrare gli avversari anti-bianchi. Nel 2008, menzionando incessantemente il fatto di chi ama il Paese e chi no, McCain e Palin stanno facendo qualcosa di diverso: stanno usando la razza per far sembrare Obama anti-americano”.
Una strategia che può portare risultati nei sondaggi, ma della quale anche commentatori conservatori come Peggy Noonan indicano i rischi: “I repubblicani devono stare attenti: quando le tue folle passano dal dire ‘Ti amo’, al gridare ‘Odio l’altro tizio’, sei nei guai, sei sulla strada della sconfitta”.
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