
Beh, diciamocelo subito: forse non cambiera’ proprio tutto, quantomeno non nel modo in cui Google lo ha gia’ fatto. Ma a leggere la prossima cover-story di Time Magazine, “How Twitter Will Change the Way We Live”, si capisce meglio che tipo di scenari si aprono per il servizio di microblogging due anni dopo il suo debutto.
Steven Johnson, l’autore del servizio, e’ uno dei visionari piu’ interessanti che ci siano in giro quando si parla di social media. L’ho conosciuto tempo fa all’Ambasciata d’Italia a Washington, dove era venuto a presentare un interessante progetto sul futuro delle biblioteche nell’era degli e-book, sviluppato con il CNR. Il suo sito outside.in e’ un esempio molto interessante di cosa si puo’ fare con il web a livello di quartiere (una miniera di idee per il futuro della stampa locale…).
Credo abbia centrato il bersaglio nella sua analisi su cosa stia diventando Twitter, che non e’ piu’ solo quell’aggeggio dove puoi fare solo 140 battute, e poi…? Oggi e’ una piattaforma che viene sviluppata con il contributo di cervelli di ogni parte del mondo, ogni messaggio e’ una rampa di lancio verso qualche altra parte del web, e negli USA in particolare sta seriamente cominciando a determinare il successo (o il flop) degli articoli online. Per esempio, ho scoperto l’articolo di Time perche’ seguo i tweets di Johnson e lui ha cominciato a farsi pubblicita’ di primo mattino negli USA, quando ancora Time.com non aveva diffuso la cover in edicola domani.
Johnson sintetizza bene cio’ che sta accadendo a Twitter con un’immagine ad effetto:
It’s like inventing a toaster oven and then looking around a year later and seeing that your customers have of their own accord figured out a way to turn it into a microwave.
Immaginiamoci cosa potrebbe accadere nelle nostre redazioni ‘tradizionali’, se lasciassimo entrare un po’ di questo flusso di creativita’ e trovassimo il modo di permettere ai lettori di trasformare i nostri vecchi giornali-toaster in forni a microonde dell’ultima generazione…!
