Se il giornalismo sta vivendo un rinascimento digitale (c’e’ chi sostiene che in realta’ sta entrando in un’epoca di barbarie, ma questo e’ tema per un altro post…), chi sono i maestri del momento? Quali sono le botteghe rinascimentali dove conviene affacciarsi per fare apprendistato?
Ovviamente, le principali botteghe sono le redazioni dove ogni giorno si inventa il futuro multimediale. Esempi ce ne sono molti. Uno su tutti: il londinese Daily Telegraph, la cui trasformazione negli ultimi anni e’ stata sorprendente. Ecco un video che la racconta:
Ma c’e’ un mondo esterno alle redazioni dove nascono le idee che – nel bene e nel male – segneranno il futuro della comunicazione. Ecco la mia Top Ten di maestri e botteghe del giornalismo digitale, che come tutte le classifiche del genere ha una base scientifica inesistente ed e’ solo frutto di gusti e simpatie personali.
Avvertenza 1: e’ tutta dedicata a gente che parla inglese, perche’ gli ultimi anni li ho passati in America e anche perche’ non e’ che le botteghe digitali italiane e i relativi maestri abbondino.
Avvertenza 2: siccome sul mio blog faccio quello che mi pare, nella Top Ten i nomi sono…piu’ di ten.
- Nieman Journalism Lab: nato da poco, il laboratorio di giornalismo digitale di Harvard guidato da Joshua Benton e’ subito diventato un luogo innovativo e un eccezionale osservatorio su cosa sta accadendo nel mondo dei media. Ha un’impronta di ottimismo intelligente che, in un periodo di crisi profonda, e’ una boccata d’aria fresca. Lo preferisco al serioso e polemico sito della prestigiosa Columbia Journalism Review.
- Poynter Online: la scuola di giornalismo della Florida e’ una tappa obbligatoria per chi abbia un minimo di interesse sul presente e futuro dei media. I nomi che contano passano da queste parti e non c’e’ giornalista americano che non controlli ogni giorno il blog Romenesko. Ma il vero valore aggiunto di Poynter, nell’era digitale, e’ stata la creazione di NewsU, l’universita’ del giornalismo online, in gran parte gratuita: un luogo impagabile del web e una vera bottega rinascimentale.
- Reynolds Journalism Institute: all’interno della Missouri School of Journalism – la prima scuola di giornalismo nata nel mondo, 101 anni fa – e’ sorto da qualche tempo il laboratorio RJI. E si e’ imposto in fretta come un posto dove si sfornano idee e personaggi che determineranno il giornalismo 2.0 [...]
- Jeff Jarvis: passando ai guru da seguire, un posto importante se lo e’ senza dubbio guadagnato Jarvis, che da mesi fa discutere con il suo libro What Would Google Do? (o semplicemente WWGD, come lui preferisce). Nel libro, nelle lezioni che tiene a New York, sul blog Buzz Machine e nelle decine di tweets che Jarvis spara al giorno, ci sono i semi del futuro dei media. Il problema e’ che talvolta appaiono sommersi sotto l’ego del personaggio, a cui indubbiamente piace farsi leggere e ascoltare.
- Steven Johnson: l’ho gia’ scritto in precedenza, e lo ripeto, che Johnson e’ tra gli autori piu’ interessanti e originali sul futuro della comunicazione digitale.
- Jay Rosen: un pezzo grosso del settore e un docente importante della NYU. Il suo blog PressThink e’ indispensabile. E’ impressionante la mole di roba, anche piuttosto seria, che riesce a scrivere su mille piattaforme diverse, incluso un torrente continuo di tweets.
- Mark Glaser: critico dei media talvolta feroce e conduttore del seguitissimo programma MediaShift della PBS. Anche lui e’ uno che vale la pena seguire su Twitter
- Chuck Peters: curiosa figura di editore/blogger/tweet-fanatico dell’Iowa, che racconta passo passo come sta trasformando i propri quotidiani in social networks.
- Clay Shirky: La sua fama e’ esplosa con il successo del libro “Here Comes Everybody”, ora lo cercano tutti ma si concede poco. Anche sul sito non pubblica molto, ma ogni suo articolo viene religiosamente fatto girare tra gli addetti ai lavori.
- David Carr: il columnist dei media del New York Times e’ un personaggio fuori dall’ordinario, con un complesso passato personale che ha raccontato in un libro di successo. I suoi articoli non vanno persi.
- Andrew DeVigal: un altro curioso personaggio che si aggira nel grattacielo del NYTimes. E’ un ex professore di giornalismo diventato il Multimedia Editor del principale quotidiano americano. Cura anche Interactive Narratives, un sito che raccoglie i migliori esempi di giornalismo multimediale su piazza.
- Mediastorm: La produzione di questa straordinaria bottega multimediale e’ uno dei piu’ grandi esempi di come si puo’ fare giornalismo digitale raccontando storie con mezzi un tempo impensabili. I britannici di Duckrabbit sono un altro esempio del genere.
- Edward Tufte: Chiudo su una nota un po’ diversa. Tufte e’ un eccentrico designer diventato un santone del visual journalism, per la sua capacita’ di trasmettere nozioni e idee su come presentare dati e contenuti avendo a cuore la loro…bellezza (non trovo altra parola). I suoi seminari a pagamento sono sempre esauriti. Se vi capita, regalatevi uno dei suoi eleganti volumi.
Mi fermo qui, per ora. Ma accetto segnalazioni (anche italiane!) per prossime edizioni della Top Ten.
