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Twitter si tinge di verde (il colore del dollaro)

Dall’ANSA: L’ “effetto Teheran” tinge Twitter di verde, non solo in onore al colore della protesta iraniana, ma anche di quello delle banconote del dollaro. Gli eventi in Iran hanno consacrato sui media americani il servizio di microblogging, lanciando una corsa a integrarlo sempre piu’ nella produzione giornalistica, ma rafforzando anche le prospettive per Twitter di diventare una macchina da soldi.
Vincendo lo scetticismo di chi lo vede come una piattaforma per il gossip tra adolescenti, Twitter si e’ rivelato tra gli strumenti piu’ efficaci per raccontare le proteste iraniane. Al punto da spingere il Dipartimento di Stato a intervenire per convincere la societa’ che lo gestisce a posticipare una prevista manutenzione tecnica, per non interrompere un flusso informativo a cui anche diplomazia e intelligence a Washington attingono, per cercare di capire cosa accade a Teheran. Mentre dilagano su Twitter gli avatar – le icone degli utenti – colorati di verde in solidarieta’ con i sostenitori di Mir Hossein Mussavi, negli Usa cresce l’impressione che il servizio di microblogging sia entrato in una fase di maturita’. [...]
Dalla Cnn a FoxNews, i maggiori gruppi editoriali americani hanno integrato il flusso di ‘tweets’ (i messaggi su Twitter, di un massimo di 140 caratteri) nella copertura giornalistica degli eventi iraniani, assicurando al servizio una ulteriore patente di credibilita’. Il New York Times si interroga ora sulla possibilita’ che cio’ si traduca in una corsa a sviluppare modelli per monetizzare il servizio, o spinga acquirenti a farsi avanti per comprarlo: voci recenti parlavano di una possibile offerta di Google di acquistare Twitter per 250 milioni di dollari, ma il prezzo potrebbe salire di molto.
Il boom degli ultimi giorni e’ comunque arrivato tutt’altro che inatteso nelle redazioni. Il 28 maggio scorso UsaToday, il quotidiano americano con la maggiore tiratura, ha realizzato il primo servizio di copertina interamente costruito con interviste via Twitter. Il New York Times ha fatto debuttare la propria prima redattrice di social network che lavora su Twitter. E due settimane fa Time ha dedicato al microblogging la copertina, pronosticando che Twitter sara’ lo strumento che ”cambiera’ tutto”. Nel servizio, l’esperto di comunicazione Steven Johnson ne ha spiegato i punti di forza: la rapidita’ d’azione, il fatto che ogni messaggino diventa una rampa di lancio verso una qualche altra parte del web, e soprattutto la possibilita’ di sviluppare continuamente Twitter con nuove applicazioni che lo arricchiscono, come i servizi per la condivisione di foto. ”E’ come se con Twitter qualcuno avesse inventato un tostapane – ha scritto Johnson – e un anno dopo scopre che la gente ha trovato da sola il modo di trasformarlo in un forno a micro-onde”.
Ora che negli Usa e’ scattata la corsa delle firme del giornalismo a creare la loro area su Twitter e che riviste prestigiose come The Atlantic pubblicano guide alle ‘30 persone che occorre seguire su Twitter’, scattano pero’ anche gli interrogativi di chi sospetta possa essere una bolla destinata a scoppiare. Fioriscono inchieste per cercare di capire quale sia realmente il mondo che si muove tra i tweets. Una delle piu’ autorevoli l’ha realizzata la Harvard Business School, scoprendo che il 10% degli utenti di Twitter produce il 90% dei contenuti. Una percentuale simile a quella dei blog: il 95% restano orfani poco dopo la nascita.

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