Dice Layla Pavone, first lady della pubblicita’ online in Italia, che il mondo dell’informazione si illude se pensa di far sborsare un centesimo sul web per consultare le notizie:
E’ troppo tardi per fare pagare le notizie agli utenti, almeno se parliamo di internet, perché per quanto riguarda il mobile il discorso è già molto diverso. Sul web è difficile fare un passo indietro dopo quasi venti anni di notizie free. Personalmente non credo che l’informazione a pagamento possa avere un impatto positivo sui business model delle aziende editoriali.
(L’intervista integrale di Marco Pratellesi, molto interessante, e’ qui)
Insomma, i giornali si sono svegliati troppo tardi, ormai non si torna indietro dagli scenari del tutto gratis. E’ davvero cosi’? Ho qualche dubbio.
Mi sto convincendo che qualche forma di pagamento per le notizie online prima o poi dovremo accettarla. Sta nella logica dei fatti. E non penso che sborsare 10 euro al mese per la bolletta dell’informazione sia questo grande trauma.
Sono rientrato da pochi giorni in Italia dopo nove anni negli Usa, e mi sorprende come ormai ci siamo abituati a pagare e ’subire’ ben di peggio. Per esempio, in America sarebbe impensabile chiedere a un normale essere umano di intelligenza media di districarsi nella jungla di piani, promozioni e offerte che Tim, Vodafone, Wind e 3 ci riversano addosso per la telefonia mobile. Un nuovo utente come me, che non ha passato gli ultimi anni a discutere con amici e colleghi pregi e difetti di ciascun operatore, ne esce sconvolto. Le tariffe poi sono da furto, e in generale manca una cosa fondamentale: il senso di liberta’ di comunicare senza l’angoscia di contare i minuti, che negli Usa e’ concesso anche a chi non puo’ permettersi tariffe flat da ricchi.
Sarebbe folle oggi chiedere di pagare per l’informazione di base, quella disponibile dovunque sul web. Come sarebbe folle chi chiedesse soldi per un bicchiere di acqua del rubinetto. Ma quanti di noi non sentono il bisogno di avere qualcosa di piu’ dell’acqua del rubinetto? Ci piace gassata, leggermente gassata, effervescente naturale, e qualcuno la beve pure con una punta di profumo di lime. Ecco, proviamo a pensare alle notizie allo stesso modo. Paghereste qualcosina di piu’ per un’informazione ‘con le bollicine’?

sara’ interessante leggere in questo blog le tue sensazioni sull italia dopo 9 anni negli states.
le tariffe At&t non solo sono semplici ma hanno anche un ottimo customer service.
Ciao Marco, benritornato!
Guarda, io sarei anche disposta a pagare, purchè le bollicine non siano intese come quel finto-simpatico giornalismo entertainment che tanto va di moda qui in Italia.
Alla fine del g8, un inviato giornalista ha fatto un ’simpatico riassunto’ tipo glossario ‘a come…’. C’era ovviamente g come giornalista (’tanto criticati si ma senza di noi no sapreste niente del g8′ in sintesi il commento, sic)e jet-leg (si-si non ho sbagliato vocale , leg invece di lag SCRITTO nero su bianco).
Non so cosa ne pensi tu, per me è scandaloso.
Io pagherei se avessi la certezza che un tg nazionale si abbandonasse cotanta tracotante sicumera, il difetto principe della categoria dei giornalisti italiani.
Le bollicine non dovrebbero essere la regola già ora?
Un’informazione di qualità non dovrebbe essere un punto imprescindibile e non solo se a pagamento?
Certo, si potrebbe obiettare che ora sono gratis e sono infarcite di Ads, però mi aspetto che a questo punto le news a pagamento diventino completamente prive di Ads).
Qualcun altro potrebbe anche rispondere che anche gli UGC a cui attingono a piene mani i publisher (e non raccontiamoci la solita barzelletta che sono solo i blogger ad attingere ai media tradizionali, perché senza il web intere redazioni dovrebbero alzarsi dalla sedia per andare a raccogliere le notizie in giro, 24/7) sono gratis e che meritano che il loro valore venga adeguatamente riconosciuto.
Non mi riferisco solo a immagini e video ma anche al tempo speso per la ricerca e l’elaborazione delle notizie (magari veri e propri scoop, spesso in realtime), per i commenti sui siti delle testate giornalistiche e per l’arricchimento spontaneo e volontario delle loro notizie scarne o errate, per il passaparola che porta traffico ai loro siti, per la net reputation che viene rafforzata, ecc.
Mi chiedo: vale davvero così poco il tempo delle persone?
Io sono d’accordo con Layla: è troppo tardi ed è il risultato delle posizioni eccessivamente conservatrici degli editori, che tuttora rimangono.
Roberto
P.S. L’articolo del Corriere parla di Iab Forum ’99 di Roma, tanto per rimanere in tema di strafalcioni
Riconosco tutti i limiti del giornalismo nostrano. Avete ragione da vendere nel criticarci.
Nello stesso tempo, occorre riflettere sul fatto che quello attuale, come ogni momento di crisi, e’ anche un momento di grandi opportunità. In primo luogo di opportunità di far crescere un giornalismo di qualità, che invogli a pagare per le bollicine aggiunte.