Dall’ANSA:
Alcuni studi lo avevano segnalato: Twitter, il fenomeno dell’anno tra i social network, e’ una cosa ‘da grandi’ e non conquista gli adolescenti. Ma ora che un guru londinese quindicenne ha apertamente bocciato il servizio di microblogging, sulla Rete scatta la reazione e nel mirino finiscono non solo il ragazzo, ma anche la banca d’investimenti per cui ha realizzato un’analisi sulle abitudini dei teenager e i media ‘tradizionali’ che l’hanno rilanciata. [...]
Matthew Robson a 15 anni e’ diventato un caso. Morgan Stanley gli ha affidato, da stagista, una ricerca sull’uso dei media da parte dei coetanei e lui e’ stato impietoso: ne sono usciti massacrati Twitter, la radio, i quotidiani cartacei e anche la televisione. Promossi invece Facebook e tutti i possibili servizi che permettono di attingere gratis sul web a musica e video senza interruzioni pubblicitarie.
”Sara’ vero per i ragazzini che fanno gli stagisti da Morgan Stanley, ma non per tutti noi”, e’ stata una delle reazioni piu’ pacate che Matthew ha suscitato su Twitter. Molti sono stati assai piu’ duri con lui e in tanti hanno accusato Morgan Stanley e gli organi d’informazione di aver voluto creare un caso. Tra i coetenei di Matthew c’e’ chi, come Izzy Alderson Blench, 16 anni, ha cercato spazio sul quotidiano britannico Guardian per replicargli di aver generalizzato, negando che gli adolescenti rifiutino i giornali.
Ma Twitter ha ricevuto comunque un duro colpo, in un momento delicato per il futuro del servizio di microblogging. La rivoluzione iraniana e’ stata la consacrazione di Twitter come strumento serio e ricco di potenzialita’, facendo crescere il valore della societa’ di San Francisco e del social network creato da Jack Dorsey. Girano da tempo le voci di una possibile vendita miliardaria di Twitter a qualche altro colosso del web o a Rupert Murdoch (che gia’ controlla MySpace).
Il verdetto del giovane Robson, su carta intestata di Morgan Stanley, va pero’ ad aggiungersi a studi come quello di Harvard che a giugno ha rilevato come il 90% del traffico su Twitter sia alimentato da meno del 10% dei suoi circa 10 milioni di utenti registrati. La Pace University, in un’altra analisi, ha evidenziato che mentre il 99% degli internettiani tra i 18 e i 24 anni hanno uno o piu’ profili di social network, solo il 22% di loro usa Twitter. Dati di comScore a maggio parlavano di solo il 4,4% dei ‘tweets’ prodotti da utenti con meno di 18 anni.
Lo studio di Robson, che sostiene di aver interpellato – via social network – circa 300 coetanei, ha innescato anche un altro tipo di critica. Charlie Beckett, della London School of Economics, ha per esempio messo in discussione l’idea che le scelte sul futuro della Rete debbano venir fatte solo sulla base delle preferenze dei ‘digital native’, come vengono definiti i ragazzi della generazione nata e cresciuta su Internet. Se Twitter piace a trentenni e quarantenni, e’ la tesi, perche’ dovrebbe arrendersi alle bocciature dei quindicenni?
