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Il bello del giornalismo

Ci sono momenti in cui mi e’ piu’ chiaro del solito perche’ il giornalismo, nonostante i problemi che lo affliggono, resti il piu’ bel mestiere del mondo. Quando non scade nel gossip e usa invece tutte le risorse di cui dispone per raccontare la realta’ e le storie che la compongono, il giornalismo conferma di essere il metodo migliore per tracciare una prima bozza della Storia, quella con la ‘S’ maiuscola. Oggi che puo’ farlo utilizzando una vasta gamma di mezzi multimediali, puo’ essere ancora piu’ affascinante.

Lo dimostra questo straordinario lavoro che il Denver Post ha pubblicato in occasione dell’anniversario dell’11 settembre sulle versioni cartacea e online. Si intitola Ian Fisher: American Soldier, ed e’ il racconto in parole, foto, video, suoni e altro ancora di oltre due anni di vita di un ragazzo del Colorado: dalla decisione alla fine delle scuole superiori di entrare nell’U.S. Army, al suo invio in Iraq e al ritorno a casa per sposarsi. Una decina di capitoli video, otto gallerie fotografiche e un racconto a puntate sul quotidiano testimoniano un paziente lavoro portato avanti per oltre due anni da un team di 15 persone del Denver Post, negli USA e in Iraq.

(Una rapida sintesi fotografica, disponibile qui, da’ un’idea della ricchezza di questa impresa giornalistica che senza dubbio punta al Pulitzer).

Si discute tanto, anche su questo blog, di quale futuro abbia il giornalismo nell’era digitale. Una cosa sembra evidente: il miglior modello di business per l’informazione resta la sua capacita’ di raccontare in modo credibile e – perche’ no – accattivante le storie del mondo in cui viviamo, come quella del giovane soldato Ian documentata da un team di seri professionisti di Denver.

E nessuno riuscira’ a convincermi che lavori cosi’ li puo’ realizzare chiunque: il mestiere si vede, e fa la differenza…

One Comment

  1. Mitì says:

    L’ultima frase è da incorniciare nella serie “parole sante” :-*

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