Prende corpo l’ipotesi che nel futuro prossimo saremo chiamati a pagare anche una piccola bolletta mensile per l’informazione. E’ un concetto che avevo provato a descrivere gia’ lo scorso maggio, e che ora ricompare in un lungo intervento di Carlo De Benedetti sul Sole 24 Ore (dovete andare a leggervelo da soli, perche’ in fondo c’e’ scritto in piccolo ‘riproduzione riservata’ e quindi… niente taglia e incolla!). Un articolo che ha gia’ suscitato vari mal di pancia (vedi qui e qui).
Il problema, per come lo vedo io, e’ che rispetto ai modelli americani che avevo descritto mesi fa qui siamo di fronte a una soluzione tutta all’italiana. In sintesi: io parlavo di una libera scelta di abbonamento, con formule diverse, a piattaforme che distribuiscono contenuti digitali meritevoli, mentre qui si parla di una tassa indiscriminata per tutti.
In piu’, mi sembra che continui a mancare una riflessione sui contenuti stessi. Se vogliamo che la gente riconosca la necessita’ di mantenere in piedi, anche finanziariamente, un giornalismo di qualita’, autorevole e credibile, occorre cominciare a cambiare il modo in cui si fa informazione, valorizzando tra l’altro sempre di piu’ cio’ che il web ha introdotto in questi anni.
Se il piano degli editori e’ semplicemente quello di prendere i giornali cosi’ come sono oggi, metterli in rete e farseli pagare, temo sia un’idea con le gambe corte.
