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Internet uccide la capacità di raccontare?

Il web è colpevole di omicidio, e la vittima è la nostra capacità di raccontare storie. L’accusa viene da Ben Macintyre, autorevole firma del "Times" di Londra. Non è un’obiezione nuova. Nella sua requisitoria, Macintyre afferma che la frammentazione portata da Internet, il moltiplicarsi dei media e il calo della nostra capacità di attenzione stanno uccidendo la tradizione della narrativa. Non si riescono più a proporre le storie del mondo con la cura e l’attenzione ai dettagli di un tempo.

Come una specie in pericolo – scrive Macintyre – la storia raccontata ha bisogno adesso di difendersi dalla minaccia d’estinzione in un ambiente digitale radicalmente cambiato e inospitale

Ma è proprio così? Se è vero che varie ricerche sostengono che stiamo sviluppando difficoltà di lettura prolungata, è anche vero che il web sta aprendo nuovi scenari, e nuovi approcci allo "storytelling". Personaggi e realtà che un tempo venivano raccontati solo con la parola scritta, possono ora venir proposti in forma multimediale, con immagini, video, suoni, interazione. Come ho più volte ribadito su questo blog, provate a fare un giro per esempio sul sito di una "bottega digitale" d’avanguardia, come MediaStorm, per farvi un’idea.

C’è tutta una nuova frontiera da esplorare. E l’approccio più interessante non è il lamento per "il bel tempo che fu", ma la curiosità per le opportunità che si aprono.

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